Mentre attendo alla stazione di Vico Equense Paolo e Luigi, una nuvolosa sera di Giovedì 5 novembre 2009, un mio amico incontrato per strada commenta “Uah edda essr nu di’e grupp pe’ fa’ sta tarantell” (che tradotto dal napoletano significa: “Dev’essere un grande gruppo per fare tutto questo”). Beh sì, aveva ragione. Si parte alla volta di Roma, dove giungiamo dopo tre estenuanti ore di viaggio, per giunta contornate da un evento allegorico: un incidente d’auto poco dopo Napoli.
A causa di qualche ritardo accumulato qua e là e soste ad autogrill arriviamo a Roma alle 21.30, parcheggiamo l’auto nel primo buco che ci sembra consono e si parte alla ricerca dell’Atlantico. Dopo dieci minuti lo troviamo, entriamo e cominciamo a occupare posto. Ci prendiamo tutti una birra, e parte un intro di attesa della band. Si spengono le luci, ci siamo. La folla inizia a fischiare appena compaiono le prime ombre che si muovono sul palco e subito parte il primo capitolo dell’album “The Incident”: I. Occam’s Razor. Le luci rimangono ancora spente durante la performance del primo brano, per poi accendersi al capitolo II. The Blind House, ed ecco, si vedono tutti. Lo sguardo cade ovviamente su Steven Wilson, poi si dirige su Colin Edwin, Gavin Harrison, Richard Barbieri e infine, ma non meno importante, John Wesley.
Finiti questi primi brani, il signor Wilson ci fa il suo primo annuncio: dopo un “Grazie e buonasera” (detti in italiano), ci informa che la band dedicherà la prima ora dello spettacolo al primo disco del nuovo album, suonando per intero la title-track: The Incident. Prima parte che di certo non manca di momenti fulcro, come l’esecuzione del singolo Time files. Una perfezione dal vivo mai vista prima d’ora. Sul palco dietro la band sono proiettati filmati scenografici per ogni canzone e in alcuni casi, come i singoli, i video veri e propri, suonati in perfetta sincronia. Steven Wilson sul palco non sta mai fermo un minuto, sia per cambiare chitarra da elettrica ad acustica, o per dedicarsi al mellotron.
Terminata la prima parte dello spettacolo, la band annuncia una pausa di dieci minuti scandita da un timer comparso sullo schermo. Finiti questi dieci minuti ricompare la band e inizia a dedicarsi a pezzi dei lavori precedenti. Si riparte con la magnifica The start of something beautiful, ora lo spettacolo si fa più interessante dato che non si sa cosa aspettarsi. Dopo viene eseguita la prima metà della stupenda e orchestrale Russia on ice e senza nemmeno un attimo di pausa, comincia la Part II di Anesthetize, che sicuramente rappresenta il miglior momento della serata con un grande coinvolgimento da parte del pubblico. Momento di pausa, e Steven Wilson annuncia che la band eseguirà un pezzo delle loro prime opere, mai eseguito a Roma prima d’ora. L’aspettativa sale, finché non ci è comunicato il nome della canzone: Stars die, una gran bella sorpresa, anche se qualcuno forse si aspettava Radioactive toy. Andando avanti la band intraprende un medley di canzoni di “In absentia”, che comprende Strip the soul e .3 per poi suonare un outtake da “Fear of a blank planet” ovvero Normal seguita dalla malinconica Way out of here.
La band ci saluta e si spengono le luci, ma è palese che lo spettacolo non sia terminato, di certo non con quella canzone come chiusura, e infatti la band ricompare sul palco e ci propone un duo di chiusura da “In absentia”: The sound of muzak e Trains. Brano di chiusura che è interrotto poi per presentare la band. Non mancano momenti di comicità, come i roadie della band che cacciano i cartelloni con un voto e Richard Barbieri che mette Born in the U.S.A. dopo la presentazione di John Wesley. Dopo qualcuno ha lanciato un pollo di gomma sul palco e il nostro Steven Wilson non si è di certo fatto scappare quest’occasione per ironizzare un po’. Riparte l’ultimo ritornello di Trains, la band saluta tutti, e si spengono le luci.
Tracklist:
Occam’s razor
The blind house
Great expectations
Kneel and disconnect
Drawing the line
The incident
Your unpleasant family
The yellow windows of the evening train
Time files
Degree zero of liberty
Octane twisted
The séance
Circle of manias
I drive the hearse
The start of something beautiful
Russia on ice (Part 1)
Anesthetize (Part 2): “The pills I’m taking”
Stars die
Strip the soul (coda segued into “.3″)
.3 (only second half)
Normal
Way out of here
The sound of muzak
Trains
Oliver Tobyn per Mag-Music
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