Carmen Consoli – Elettra

carmen_consoli_-_elettra_(2009)-frontLa aspettavamo in molti. Altri invece non la aspettavano affatto. Io la aspettavo eccome. Specialmente dopo la riedizione deluxe, uscita lo scorso anno, del suo capolavoro “Mediamente isterica”, e la colonna sonora del film “L’uomo che ama”.

Era il 2006, quando con “Eva contro Eva” proprio la Cantantessa aveva preso il toro per le corna e tirato di nuovo fuori le capacità di volare altissimo, dopo il leggero scivolone di “L’eccezione”. L’altra faccia di quello che era successo nel 1998.

Da allora, tre anni di gestazione, complice anche la triste dipartita, in un incidente stradale, del bassista Leandro Misuriello. Quello che c’è voluto per tirare fuori dal cilindro “Elettra“, e per presentarsi allo stesso tempo con uno sguardo più sexy del solito. Insolito per una come Carmen? Forse sì, forse no. Bella lo è sempre stata, ma non è questo il punto.

Se l’album precedente era velato da atmosfere quasi invernali, già dal primo singolo, Non molto lontano da qui, qualcosa è cambiato. Di nuovo. “Elettra” sembra respirare un’aria maggiormente estiva e fresca, in quanto a sonorità.

E, guardando un tramonto roseo nel cielo, la Carmen ci parla, in Perturbazione Atlantica, di stagioni che volano via tra i mari in movimento (“Il meteo informa che quest’anno primavera tarderà“), partenze improvvisate e sconcertanti (Mandaci una cartolina: “Tra tutti i giorni in cui dover morire perché hai scelto proprio il lunedì?“), venti leggeri come sinonimi di lontananza e di amori in crisi (Col nome giusto: “Spero che un giorno smetterai di fare confusione tra il dolore e il piacere, la paura e il bisogno di ferire“; Sud Est: “Spiegami in fondo che senso ha aspettare l’estate, per poi rimpiangere il freddo dell’inverno, dove il cielo è più terso… “), e descrive. a modo suo. la donna che dà il titolo all’album (“Elettra, quale audace acrobazia toccare il cielo con un dito e poi ridiscendere“).

Non mancano le perle, come la dichiarazione di disperata vendetta in seguito a rapporti incestuosi di Mio zio (“Giochiamo a moscacieca che zio ti porta in montagna“; “Madre non piangere ingoia e dimentica le sue lacrime ingorde tra le mie gambe, adesso sta in grazia di Dio“), il duetto con Battiato in Marie ti amiamo (ottimo modo per rendere il favore già fatto con Tutto l’universo obbedisce all’amore), la voglia di non rinnegare mai le proprie origini nella tradizionale A finestra, o la surreale Ventunodieciduemilatrenta (“Cari signori, brindo a tale rozza illazione, perché mi diverte il pregiudizio borghese“) con Marina Rei alla batteria.

Eppure, nonostante questi pregi, manca qualcosa. Quel qualcosa che rende ottimi i lavori della Consoli, e la cui assenza porta “Elettra” a essere semplicemente un prodotto di buon artigianato (proprio come “L’eccezione”), degno di considerazione. Dispiace che alcune tracce del disco a qualcuno potrebbero sembrare quasi realizzate in fretta, e sappiamo tutti che la fretta non è una delle caratteristiche base della nostra. Si sa, dalla Cantantessa è lecito aspettarsi di più.

E si spera che con gli ascolti l’impressione avuta possa diventare una semplice illusione.

Ma, in qualunque modo la si giri, Eva è lontana, e si sente…

Confidiamo in Carmen.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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