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Published on gennaio 11th, 2010 | by Mag-Music

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Shiro Sagisu – The End of Evangelion

eva-end-of-eva1“When you’re sad and when you’re lonely and you haven’t got a friend, just remember that death is not the end.

And all that you’ve held sacred, falls down and does not mend, just remember that death is not the end.

Not the end, not the end, just remember that death is not the end…”

(Bob Dylan – Death Is Not the End)

La morte. La fine. Il ritorno al nulla.

Una strana percezione.

Il mondo finisce e tu resti lì, fisso, a guardare la scena.

Mettere in musica la fine di qualcosa è sempre un compito arduo. Un’operazione delicatissima. Shiro Sagisu, già in passato (vedere il secondo, il terzo volume e “Death” delle colonne sonore di Neon Genesis Evangelion), aveva fornito prova di questa, delicatissima, capacità con pezzi come Thanatos o con il “mare di brodo primordiale” rappresentato dal terzo volume sopra citato.
The End of Evangelion” rappresenta l’oblio musicale di Sagisu, la sua forma di delirio che si trasforma in note sul pentagramma. È cenere di Fenice che apre le ali della vita e vola via. È agonia, profonda agonia. Una realtà lisergica. Una battaglia, luce contro tenebre, Eros contro Thanatos.

Se desideri vivere, ogni luogo può essere un paradiso, le occasioni di essere felici sono ovunque per te; perché tu… tu sei vivo!

Dietro fragili e cupe note di pianoforte (Interference of Others) inizia a prendere forma questo (ennesimo) atto sonoro. Note circolari e ipnotiche, note impregnate di un sapore che già sappiamo essere amaro (Substitute Invasion). Note di desiderio, speranza sporcata di delusione. Si desidera la verità, vogliamo essere circondarci dalle persone che crediamo di voler bene, individui in cui crediamo, con cui potremmo condividere la nascita di un sentimento (diciamocelo, la parola “amore” pulsa solo in “The End Of Evangelion)”. La realtà è un’altra, l’oggettività fa male (Escape to The Beginning).

Vuoi diventare una cosa sola con me?” “Una sola cosa sia nell’animo che nel corpo?

Aria sulla quarta corda, di J. S. Bach, è il climax. La tensione cala. Thanatos – If I Can’t Be Yours – è la pausa, l’intervallo dei due atti. Ritorna Thanatos, stavolta mischiata col jazz e accompagnata da una bellissima voce. Merito del duo Loren & Mash.

I know, I know I`ve let you down I`ve been a fool to myself, I thought I could live for no one else…

Komm, süsser Tod è la discesa surreale tra le braccia della fine. Il pezzo più strutturato e surreale di Sagisu, complice un bellissimo arrangiamento di pianoforte e organo e un testo, firmato da Hideaki Anno, toccante, triste, fallimentare. La colonna sonora ideale per la fine del mondo.

It all returns to nothing”.

Un’ultima rilettura di Bach, Jesu, Joy of Man’s Desiring, prima di chiudere gli occhi per sempre e sognare una nuova vita, un nuovo approdo dell’animo.

Il punto più alto della produzione di Shiro Sagisu. “The End of Evangelion”, l’epilogo che diventa un’opera d’arte.

“Nascerà un nuovo mondo, gentile e imperfetto, ma immune da tutto…”

(Moltheni – Suprema)

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

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