Intervista agli Entourage

Quando il post-rock incontra il folk, la psichedelica la canzone d’autore, ciò che nasce è un’anomala alchimia non ben definibile, sfuggente, liquida. Gli Entourage, band messinese attivi da più di nove anni, sono ottimi narratori di quest’alchimia che gioca sul perenne rilancio. Luciano (chitarra e voce del gruppo) mi confessa che uno dei suoi dischi preferiti è il “III” dei Led Zeppelin: “L’idea di una facciata acustica e una elettrica la trovo geniale”. Agli Entourage due facciate non sono bastate, hanno avuto bisogno di un intero Prisma, titolo del loro primo disco uscito lo scorso 21 gennaio per Seahorse Recordings, per poter dare libero sfogo a tutti i loro mondi alchemici.

– Avete definito il vostro album d’esordio “Prisma” (2010, Seahorse Recordings) “un eterno presente, né passato né futuro”. E’ un po’ l’immagine della società attuale, uno specchio dei nostri tempi?

– E’ riferito anche al periodo in cui stiamo vivendo ma naturalmente è riferito principalmente al periodo di composizione che abbiamo vissuto durante questi anni, quindi è un disco che non si riferisce né al nostro passato né al nostro futuro ma raccoglie un po’ quello che abbiamo suonato nel corso di questi ultimi due anni. Naturalmente ci riflette molto ed è quello che poi diamo all’interno del disco.

– Com’è nato questo disco?

– E’ nato da intense e lunghe session in sala prove; abbiamo un nostro studio dove abbiamo fatto le nostre prime registrazioni e abbiamo registrato circa una quindicina di brani e da quelli abbiamo scelto questi undici che crediamo siano i più rappresentativi per questo periodo. Da qui è nato Prisma con tutte le sue varie facce.

– Che immagini ci sono sulle varie facce di questo prisma?

– I nostri ascolti sono vari. All’interno del disco ci sono dei momenti hardrock, dei momenti un po’ più cantautoriali, una parte più psichedelica, una buona riflessione nella scrittura dei testi, un po’ di folk, un po’ di musica strumentale, sperimentazioni varie. Credo che “Prisma” stia a significare soprattutto questo: le varie parti dei nostri aspetti.

– La venatura cantautoriale è una costante in tutto il disco.

– Assolutamente sì. Il progetto ha di base una vena cantautoriale anche perché personalmente, al di fuori della parte compositiva di armonia, degli arrangiamenti dei brani, a me piace proprio scrivere. Cerco dunque di farlo al meglio scrivendo parole che abbiano un giusto suono e un giusto contenuto.

– C’è qualche gruppo che vi ha influenzato?

– Le varie produzioni della Seahorse di Paolo Messere (ex chitarrista degli Ulan Bator, ndr) ci stanno molto  a cuore e da lì abbiamo ascoltato tanto. Paolo suona da tanti anni e ci ha dato qualche spunto. Il disco lo abbiamo registrato negli studi di Messina e lui è sceso nella fase finale di missaggi. Nel corso dell’anno in cui siamo stati in contatto ci scambiavamo provini e lui ci ha consigliato varie cose e anche da lì è nato questo “Prisma”.

– Andando indietro con gli anni, c’è qualche gruppo o disco che ha influito in modo particolare sulla vostra musica?

– Le nostre influenze principali risalgono ai ‘60-‘70, dai Pink Floyd ai Led Zeppelin, dai Beatles ai vari cantautori di allora, quella musica ci ha sicuramente influenzato e chi ha dato una forte spinta nell’intraprendere la composizione di brani.

– Che rapporto avete con il digitale?

– In questo disco abbiamo inserito delle parti in digitale, non abbiamo un’attrezzatura completamente analogica e quindi nella registrazione abbiamo usato mixer digitale. Per il resto credo che i suoni siano quelli veri, suoniamo basso batteria e chitarra e il digitale nel live si sente poco.

– Gli Entourage oltre a te sono Cesco alla batteria e Paola al basso. Le donne bassiste credo siano musicalmente le più affascinanti e seducenti. Condividi?

– Sì! Abbiamo cambiato diverse formazioni nell’arco di questi nove anni in cui siamo insieme. Principalmente siamo io e il batterista che dal 2001 lottiamo per riuscire a concretizzare questo progetto e da cinque anni per caso è nata questa collaborazione con Paola e da lì abbiamo intrapreso questo cammino insieme.

– Come vi rapportate con la dimensione live?

– Il nostro live è abbastanza diretto. Il batterista suona molto pesante quindi lavora molto sulla sua grinta e sulla sua energia. E’ un live molto carico durante il quale ci piace molto improvvisare e anche nel disco abbiamo inserito piccole improvvisazioni. C’è poi una parte molto più psichedelica, rumoristica che si va a riunire a quella cantautoriale e a quella più squisitamente rock e sono i nostri punti forti ai live. Abbiamo fatto due date a gennaio e febbraio e abbiamo avuto un riscontro positivo da parte del pubblico.

– Da messinesi, ripensando anche al clima musicale che si respirava all’inizio degli anni novanta nelle varie realtà della Trinacria, come giudicate l’attuale contesto musicale siciliano?

– Ultimamente è in crescita. Dopo quegli anni a cui tu fai riferimento, che sono stati molto importanti per la nostra Sicilia, c’è stata una ripresa. Stanno uscendo molti dischi, sono nate nuove etichette, nuove webzine e sembra che la gente stia iniziando anche a interessarsi di più a questo genere di musica e ai live in generale.

Gianluca Lambiase per Mag-Music

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