Intervista agli Abysmal Grief

abysmal grief

In occasione dell’uscita in cd di “Misfortune”, loro secondo album, abbiamo colto l’occasione per intervistare i genovesi Abysmal Grief. Una band che ha saputo, col tempo, ritagliarsi una grossa fetta di appassionati, all’estero più che mai, grazie al loro “occult-metal”. Regen Graves, chitarra e principale autore del gruppo, risponde alle nostre domande.

Il vostro ultimo album,“Misfortune”, è stato pubblicato un anno fa in vinile dalla danese Horror Records. Solamente poche settimana fa è uscita la stampa in cd edita dalla Black Widow. Come mai?

L’idea era ovviamente quella di pubblicare sia il CD che l’LP il 2 novembre 2009, data del tredicesimo anniversario della nascita degli Abysmal Grief, ma a causa dell’impossibilità da parte della B.W.R. di rispettare tale scadenza, abbiamo deciso di comune accordo di affidare la realizzazione dell’LP alla Horror Records, che è riuscita nell’intento.

Avete mai pensato di scrivere e cantare testi in italiano come i vostri “colleghi di etichetta” de L’impero delle ombre?

No, l’italiano non mi è mai piaciuto per i miei testi, e ritengo che in generale l’inglese si adatti meglio alla musica Metal. L’Impero delle Ombre resta comunque una band di grande valore!

Con qualche oscuro personaggio dell’Italian Dark Sound vi piacerebbe collaborare in futuro?

Mah, non saprei. La collaborazione con Mario Di Donato (anima dei The Black, ndr) per il nostro primo album è stata senza dubbio interessante, e ne andiamo orgogliosi, ma al momento non abbiamo particolare propensione per eventuali collaborazioni. Ritengo comunque che una collaborazione non debba essere necessariamente un qualcosa di programmato, quindi in futuro non è da escludere a priori. Vedremo…

Avete suonare recentemente in Germania, precisamente all’Hell’s Pleasure Festival. Esplorando la rete e soprattutto il vostro MySpace ho notato che avete un buon numero di seguaci all’estero. L’Italia non è ancora pronta per gli Abysmal Grief?

Non credo che per noi in Italia ci sia un problema di pubblico, quanto una reale mancanza di locali adeguati o di interesse da parte degli organizzatori, che non hanno abbastanza soldi per pagare i gruppi e offrono “rimborsi spese” che sinceramente fanno ridere. Non ho mai avuto interesse a suonare qui da noi per essere trattato come un gruppetto di adolescenti ai quali si propone un panino e una birra a testa come compenso per la serata. All’estero in genere queste cose non si permettono neanche di proportele.

Che tipo di messaggi ricevete da chi vi ascolta?

Abbiamo molti ammiratori che danno prova di apprezzare e capire fino in fondo il nostro messaggio filosofico ed esoterico, e questo non può che farmi piacere e riempirmi di orgoglio. Non solo all’estero ma anche qui in Italia sembriamo godere di un certo rispetto, e questo ci spinge a mantenere sempre una certa coerenza in tutto ciò che facciamo.

Qual è il vostro rapporto con Genova, vostra città d’origine?

Siamo molto attaccati alla nostra città e alla sua storia, ma il nostro rapporto con essa non influenza più di tanto la nostra vita artistica. Personalmente anzi io cerco il più possibile di estraniarmi dal contesto cittadino, preferendo luoghi e situazioni più desolanti e quindi più in linea col mio carattere.

Siete già a lavoro su del nuovo materiale?

Abbiamo già il materiale pronto per il nuovo album, e spero di cominciare le registrazioni il prossimo Inverno, ma ovviamente non voglio rivelarti nulla di più.

La vostra etichetta, la Black Widow Records di Genova, ha reso omaggio, con album-tributi (ultimi L’impero delle ombre con “I compagni di Baal”) e compilation (“Not of this Earth”, “E tu vivrai nel terrore”) , a sceneggiati e filoni cinematografici legati al paranormale, all’horror… che film/sceneggiato vi piacerebbe omaggiare in musica?

Più che altro ci piacerebbe comporre un’intera colonna sonora di un film horror o di un filmato stile Lucifer Rising. Sarebbe un’esperienza molto interessante, e si presterebbe benissimo al nostro genere musicale e alla nostra filosofia. Magari un giorno decideremo noi stessi di fare un qualcosa di simile, dato che è da un bel po’ di tempo che ho quest’idea in mente, ma per svariati motivi non siamo mai riusciti a metterla veramente in pratica.

Marco Gargiulo

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