Trabant – Sotto lo stesso cielo, Trieste 03-09-10

Suonare nella propria città d’origine può sembrare la cosa più facile per una band che è riuscita a tagliarsi una fetta di pubblico nel panorama musicale italiano, ma a volte non è precisamente così. Si gioca in casa. I problemi nascono quando la formazione ormai consolidata della band perde un componente piuttosto fondamentale.

Stiamo parlando dei triestini Trabant, che in occasione del festival di fine estate Sotto lo stesso cielo si sono proposti live in tre, anzichè in quattro. È la prima cosa che si nota quando i tre ragazzi salgono sul palgo, privi della componente femminile che eravamo soliti trovare alle tastiere e ai synth.

Ed è così che il concerto inizia e, effettivamente, si sente che manca qualcosa. Per chi si era abituato e innamorato delle note colorate dei synth, in questo concerto si sente un attimo spiazzato. E’ quello che ho pensato durante i primi due pezzi, The Emptyness e Waste of Time. Poi, come per magia, si è andati oltre. I brani tratti dai loro due album vengono riproposti leggermente rivisti per supplire le tastiere, e c’è da dire che il risultato è notevole. Diverso da quello proposto su disco, certamente, ma ugualmente godibile.

Il basso guadagna (finalmente) spazio e importanza, inseguendo e accompagnando i riff danzerecci di chitarra. La batteria non manca un colpo e scandisce il tempo dei balli e del pogo del pubblico, numerosissimo e coinvolto, che invade la piazza davanti al palco e che si diverte un sacco. I tre Trabant sono in forma e si divertono a loro volta.

La variegata scaletta, che alterna pezzi del primo “Music 4 Losers” e dell’omonimo album “Trabant“, sorprende i presenti anche per quale cover infra-pezzo, tra le quali ricordo solamente Horny di Mousse T. Dopo almeno un paio di uscite e entrate al suon di “we want more, fuori fuori fuori”, il concerto giunge all’apice con il singolo tormentone Ah Oh Aficionados, cantato dai tre (mentre ballavano in mezzo alla gente) senza supporto musicale, se non i cori del pubblico e il battito di mani a tempo. Concerto pure abbastanza lungo, quasi un’ora e mezza. Una figata insomma.

E alla fine la mancanza dei synth non la senti neanche più di tanto, e questa è la prova di una grande capacità di riarrangiare i pezzi in modo che non sembrino incompleti.

Che altro aggiungere?

Three is the magic number.

Scaletta:

The Emptyness

Waste of Time

False Start

Less is Less

Sick and Tired

Social Weapon

Mademoiselle PMD

As a Weekend

187 pc

Gone Too Far

Sofa

Hostile Commando D.I.Y.

So Proud

Hahaha

Scorpio vs Gemini

Tonight Party

Ah Oh Aficionados

Bis:

Waste of Time

Sofa

Foto di Roberto Lisjak

Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *