Intervista ai Pazi Mine

Intervista a Sara Ardizzoni (voce e chitarra) e Marco Beiato (chitarra e tastiere) dei Pazi Mine.

– Il nome. Pazi Mine, un nome “esplosivo” per un progetto musicale.

– Sara: Beh… sì, volendo scherzare sull’origine del nome, anche se c’è ben poco da scherzare. Diciamo che all’epoca l’avevo scelto non tanto per il riferimento a vicende drammatiche ma per il suono… e perché sapevo che avrebbe creato incertezze nella pronuncia! Cosa che spero vada di pari passo con l’incertezza nella scelta dell’etichetta da affibbiarci… ehehehe. Di esplosivo al momento c’è la voglia che spinge a fare musica, nonostante tutte le difficoltà e gli imprevisti del caso.

– La promozione. A Buzz Supreme e Super Fake Recordings, due ottimi supporti per un’autoproduzione?

– Sara: La collaborazione con Andrea Sbaragli di A Buzz Supreme è nata in modo piuttosto singolare, è uno dei casi in cui “la rete” è servita davvero per passare da un contatto virtuale a uno umano. Diciamo che, dopo aver letto le sue interviste su un paio di siti, le sue “posizioni” sull’ambiente musicale di oggi e sulle possibilità/impossibilità che offre, soprattutto per quanto riguarda artisti davvero “indipendenti”, mi avevano piuttosto incuriosito, anche perché le sentivo molto vicine alle mie. Ancora, mesi fa ho deciso di cercare un suo contatto diretto e chiamarlo… così ho fatto; quello che proponevamo musicalmente gli è sembrato interessante e da lì è partito tutto. Tra giugno e agosto 2010 abbiamo partorito: registrazione, mix, mastering e stampa, e a metà ottobre il disco ha visto “ufficialmente” la luce, supportato da A Buzz Supreme in veste di ufficio stampa/edizioni.

Per quanto riguarda Super Fake… è l’etichetta che hanno creato i Super Elastic Bubble Plastic (di cui Alessio è il batterista) per supportare la produzione del loro ultimo disco “Chances”. Noi siamo semplicemente rimasti in famiglia…

– La copertina. È sempre bello vedere sui dischi delle bellissima copertine. Quella del vostro esordio non è da meno, sembra uscita dalla matita del maestro Hayao Miyazaki. Chi è l’autore?

– Marco: L’artista è Luca Zampriolo (kallamity.com). È un amico di Mantova che ha un grande successo come modellista fra gli appassionati nel mondo… è anche un bravo pittore scultore e nel nostro caso illustratore. Diciamo che ha completamente catturato lo spirito del disco pur senza sentire le versioni finite dei brani al momento della stesura della bozza di copertina.

– Sara: Ricordo anch’io che appena vidi la copertina ne rimasi entusiasta, per questo abbiamo cercato di studiare anche un packaging altrettanto “elegante” per non farla sfigurare. Ci stiamo accorgendo che sta piacendo molto.

– La lingua. Non sto qui a chiedervi il perché della scelta dell’inglese, si vede (e si sente) chiaramente che per un progetto come il vostro la lingua d’oltremanica sia la più indicata. A quando lo sbarco all’estero?

– Sara: Di suonare all’estero ne abbiamo una gran voglia, stiamo cercando di organizzare per la primavera anche se ora abbiamo due problemi contingenti più gravi da risolvere in fretta: trovare una nuova sala prove tutta nostra e un furgone che rimpiazzi quello “deceduto”, anzi approfitto dello spazio pubblico per far pubblicità a questa situazione disagiata! Qualora si palesasse qualche benefattore… Per quanto riguarda l’inglese grazie per averci risparmiato dall’ancestrale e noiosissimo dibattito…

– Marco: Visto che sei l’unico che non ci chiede del perché non cantiamo in italiano io invece, ti rispondo: chi canta in italiano è meglio che stia attento alle cialtronate che dice. Mi pare che molte delle band di oggi lo facciano quasi per moda o ancora peggio per essere accettati da una “cerchia musicale dominante”. Ho ascoltato quasi la totalità di questi gruppi e devo dire che in molti casi oltre ad aver sentito testi raccapriccianti (salvo qualche caso isolato) noto lo sforzo di scrivere un testo in italiano e incastrarlo a fatica in una musica clone di band inglesi, americane… questo è lo spirito italiano. Non nego che anche noi sentiamo influenze molto forti ma abbiamo una nostra personalità e non c’è stato un critico musicale che sentisse gli stessi riferimenti rispetto a un altro, la musica deve essere ragionata ma è anche un fatto istintivo, ci viene naturale cantare in inglese e i testi che scriviamo, sono cose che sentiamo veramente e non frasi a effetto, filosofia spiccia, citazioni letterarie e Puzzle Bubble vari. C’è poca gente che riesce a cantare (e non parlare o narrare) con a e i o u alla fine di ogni frase o parola…

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

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