Tre allegri ragazzi morti – Primitivi del dub

Come ogni buon disco reggae, anche “Primitivi del futuro” ha la sua rivisitazione in chiave dub. Certo, suona strano iniziare così una recensione sui Tre allegri ragazzi morti, ma questa è la realtà, e piace davvero. Quindi, se alle orecchie dei fan e semi-fan già suonava strano il primogenito “Primitivi del futuro”, ancor di più lo fa questo “Primitivi del dub”, con il suo ambiguo incontro tra il rootz (di quello spinto, apportato dalle varie collaborazioni con artisti del settore) e le aperture melodiche già presenti nel precedente lavoro.

Prodotto sempre da Paolo Baldini (B. R. Stylers, Africa Unite), “Primitivi del dub” si rifà alla migliore tradizione sullo stile di Lee “Scratch” Perry. In pratica: meno parti cantate, molta più atmosfera, riflessione, ipnosi. Nomi importanti del panorama italiano a coadiuvare i Nostri, Rankin’ Alpha e Mama Marjas su tutti, con l’intento, nei loro momenti cantati, di rivitalizzare l’ascolto, altrimenti troppo basico e monotono. Il primo pezzo, “La dubbata delle ossa” (ah, curiose le modifiche ai nomi dei brani), detta le coordinate da seguire per tutto il resto dell’album, in cui nessuna traccia spicca oltremodo su di un’altra, in quanto l’ascolto è immaginato come il più omogeneo possibile.

Un album simpatico, soprattutto per chi non è abituato a sonorità del genere; un album col quale i Tre allegri ragazzi morti sottolineano ancora di più la loro voglia di entrare in territori nuovi. Per quanto ci cammineranno non si sa, ma di sicuro è un piacere starli dietro.

Davide Ingrosso

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