Kenningar – Rebirth.Hope EP

Vi avevo già parlato dei Kenningar tempo fa, e sicuramente se siete di Torino o dintorli li avrete già sentiti suonare almeno una volta. Ebbene i nostri cari torinesi tornano con un nuovo EP, il secondo (e noi speriamo sia solo una sorta di “assaggio” prima di un vero e proprio full-lenght) che prende il nome di “Rebirth.Hope”.

Rebirth, la rinascita: i Kenningar abbandonano le vesti metal del primo lavoro per dedicarsi ad un genere che sentono più “loro”, l’alternative rock, ma mantenendo qualche sfumatura del passato e assorbendo qualche tratto più elettronico (poco eh).

Hope, la speranza: di piacere nonostante il cambiamento, di ampliare il proprio pubblico, di migliorare, di crescere, (di continuare a spaccare i culi, dico io). Sì, perché anche se l’alternative rock può sembrare un genere più “debole” rispetto al metal, e spesso si ha questa impressione solamente perché l’ultimo citato fa più chiasso, il nuovo EP dei Kenningar è la prova che si può creare un efficace mix che piaccia e che allo stesso tempo faccia un mazzo tanto.

Il primo brano, nonché il mio preferito, è Laktarium e l’atmosfera di mistero dei venti secondi di intro viene subito sfondata da una scarica di colpi in pieno petto, un taglio netto con il passato a cui però strizza l’occhiolino; Laktarium è infatti un pezzo piuttosto dolce, emozionante (grazie soprattutto alla voce di Simone e alle ipnotizzanti note delle chitarre), ma che alterna a tratti passaggi più crudi. Una canzone bellissima, non c’è altro da aggiungere.

Segue In This Dark Light, un brano molto ritmato e per questo un potenziale tormentone; posso senz’altro dire che a livello melodico e di “vendibilità” questo è il pezzo più radiofonico dell’ep. Il terzo brano, Seventh Constellation, è uscito come singolo prima della pubblicazione dell’EP, raccogliendo sia consensi che critiche ma senza ombra di dubbio si può dire che un pezzo come questo, anche solo dopo un ascolto, rimane in testa facilmente. Va da sè che questo sia indice di un grande lavoro della band: si sente un miglioramento a livello di arrangiamenti, un maggiore studio su ogni minimo particolare, a partire dal cantato che vola a note piuttosto alte fino alla batteria che ci spara dosi di tecnica e precisione. Le due chitarre e il basso si intrecciano in un tornado di note intense, potenti, che incantano e graffiano. In coda a questo “Rebirth.Hope” troviamo un vecchio cavallo di battaglia dei Kenningar, la celeberrima Your Agonizing Silence, reinterpretata per l’occasione in chiave acustica: una piccola perla, che ci dimostra anche la versatilità della band.

Un quattro-tracce breve ma completo, nel quale ad ogni carezza melodiosa corrisponde spesso e volentieri una sberla diretta, e che non può passare inosservato.

Così intenso che non si può non amare.

Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music

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