Music For Eleven Instruments – Business is a sentiment

Chissà perché un album come “Business is a sentiment”, potenzialmente adatto per il mercato estero come pochi altri in Italia, non abbia riscosso il successo che merita, nonostante tutte le trattazioni su di esso siano pressoché favorevoli.  Questo è il pensiero che mi balena in mente, qualche mese dopo l’uscita dell’album d’esordio di Music For Eleven Instruments.

Dopo questa premessa aggiuntiva, inizio col dire che dietro quest’affascinante ed enigmatico moniker si cela non una band collettivo come si potrebbe pensare, ma una sola, eccentrica mente: Salvatore Sultano, già all’attivo con i Flugge, appassionato (a quanto pare) di filastrocche per bambini e toy music. Uno stravagante miscuglio di suoni e melodie il suo, a richiamare estasi adolescenziali, colori d’ogni tipo, ma anche malinconici momenti per (non) adulti; il tutto fra tradizione (le fisarmoniche, i fiati) e british-sound. La prima traccia My reflexive intro (I live in a bad town) rappresenta già mezze e più coordinate da seguire, con il suo essere frizzante e al tempo stesso consapevole di nascondere un retrogusto amaro, nostalgico. A conferma di quest’ultimo aspetto la successiva This movie isn’t exciting but violent, col suo ritmo energico e il cantato coinvolgente che ricorda alcune cose dei Blonde Redhead, così come Box-Body ricorda gli ultimi …A Toys Orchestra. Particolari i francesismi alla Tim Burton nella terza Everyone in their room; gioia e trionfo nella bellissima “Alba song”, tempistiche incalzanti e serietà da post-adolescente nella bellissima Advertising for healthy movement e nella finale Happy song (Part two), con la sua metà interamente strumentale e il finale piatto e tranquillo, che ha appunto il sapore del saluto.

Piace sognare ed essere sognante al nostro Salvatore, affrontando con leggerezza le difficoltà della sua Sicilia, consapevole di saper fare e di avere buone doti. Insomma, musica per adulti che sognano di diventare bambini.

Davide Ingrosso per Mag-Music

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