Edo – Per vedere Lost

Lo abbiamo sentito in vesti grunge con gli Isterica. Lo abbiamo visto gettarsi con il paracadute per far colpo sui Muse e ottenere i loro autografi sulla chitarra. Lo abbiamo notato sul palco con gli Edo, mentre rotolava a terra, cantando e suonando. E poi, infine, ha deciso di intraprendere un suo percorso, solo con la sua chitarra, nel prezioso mondo del cantautorato italiano. Dopo “Booootleg” e “Naso a tramezzino EP” (registrato nell’armadio), finalmente esce il primo disco di Edo, intitolato “Per vedere Lost” (registrato dentro ad un box costruito sotto il letto a soppalco).

Edo e la sua chitarra acustica ci raccontano in una mezz’oretta la vita di un ragazzo comune e il mondo visto attraverso i suoi occhi, un ragazzo a cui viene spontaneo affezionarsi. Vediamo questo giovane che in un pomeriggio piovoso va ad un appuntamento al buio con una tipa dal naso singolare (Naso a tramezzino); li seguiamo nella loro storia turbolenta, tra un accendino regalato (“non si sa mai ti venga voglia di darti fuoco”) e una puntata di Lost (Vedere Lost) e certo non manca il festone con gli amici spagnoli in erasmus (Coinquilino Fernando). “Che ne sarà di noi dopo l’università?” si chiede il nostro amico, e come non capirlo… lo capiamo anche quando cerca di scordare la sua amata (Bustine di tè) e si mette a fantasticare sul suo futuro, sempre con un pizzico di amarezza e tanta ironia.

Musicalmente i brani risultano sì semplici, ma comunque completi: da questo punto di vista bisogna notare come i testi, principale attrattiva per l’ascoltatore, e le innocenti melodie della chitarra vengano integrati e arricchiti da tanti piccoli suoni e sfumature. E sembra proprio questa la scelta più adatta per mantenere la tranquillità e la spensieratezza dell’album, senza però rinunciare alla grinta e alla possibilità di conquistare un pubblico più vasto che magari non mastica molto cantautorato “classico”.

Edo ha trovato la sua dimensione, quella che più lo rispecchia, e ce la presenta con nove tracce pop, simpatiche, genuine. E in questo mondo, dove tutto è rifatto, la genuinità è rara.

Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music

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