Areknames – In Case of Loss…

È sempre consigliabile sgombrare la scrivania, il proprio banco di lavoro, fare ordine insomma, prima di cimentarsi ad affrontare un progetto impegnativo. Ed è esattamente il processo che ho dovuto affrontare nel cimentarmi ad analizzare “In Case of Loss…”.

Il terzo frammento di storia della formazione abruzzese colpisce rapisce. Incisività compositiva, una copiosa e azzeccata ricerca che si traduce nella concretezza delle idee. Il disco è pregno di vorticosi arrangiamenti solidi e ben strutturati quasi parte integrante di un’architettura armoniosa, dove il buon Epifani e soci disegnano e progettano scenari più che evocativi.

Ma, tornando al mio prologo d’apertura, serviva appunto quella tabula rasa cerebrale per poter assorbire un lavoro di tale spessore, per evitare i soliti sillogismi inutili da recensore annoiato o, peggio, il solito carnevale di similitudini forzate. Per quanto l’intento mi abbia permesso di apprezzarne le sfumature più intime. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, i paragoni (seppur in maniera non invasiva) si sono fatti sentire.

È ovvio, gli Areknames si muovono in territori progressive, rock seventies… respirano fumi jazzistici, sfoderano maniacalità dark ma pur sempre con classe e distacco personale senza mai cadere nel tranello del benché minimo abbozzo di plagio; sarebbe, comunque facile, sparare sulla croce rossa affrontando influenze (del tutto ovvie) Van Der Graaf, Museo Rosenbach, Soft Machine. Certamente i riferimenti ci sono ma, insisto, del tutto formali e non forzati.

Ed è, infatti, cavalcando la brillante opener  Dateless Diary che si scorge un piccolo ammiccamento di Parsoniana memoria, ma è quasi solamente un’eterea impressione. Tanto quanto l’imponente traccia di chiusura The Very Last Number che, fosse solo per l’intensità della sua linea portante nello struggente finale, rievoca l’impressionante Floydiana Echoes seppur con tantissima fantasia. Caratteristica, quest’ultima, snidabile anche nel chorus di Alone, un piccolo capolavoro di rara intensità emotiva.

A New Song e Where sfidano ogni forza gravitazionale: mai scontate, mai prevedibili in ogni loro anfratto, superano l’idea stessa di ascolto passivo e vanno a colpire direttamente nelle profondità più viscerali dell’ipotetico ascoltatore.

Gli Areknames affrontano e percorrono il tortuoso cammino che si annida tra le canzoni con affascinanti richiami vintage anche grazie a una produzione degna, curata, dove la scelta nell’utilizzo di una vivida “analogicità” si sposa efficacemente con il concept stesso dell’album.

Tra le divagazioni di mellotron invidiabilmente cariche e ispirate, si stagliano le singole particolarità tecniche che circondano il mondo di Michele Epifani. Un lavoro sontuoso dove giustamente, la formazione ostenta capacità indiscutibili dimostrando e confermando di essere una delle migliori band progressive del momento.

“In Case of Loss…”, in sostanza, non è un disco per tutti. “In Case of Loss…” non va ascoltato. Va assimilato con la dovuta attenzione, va scrutato, va scomposto e ricomposto. Gli Areknames ci hanno posto di fronte ad un’enigmatica equazione: un sistema a ben sette incognite algebricamente irrisolvibile. La giusta colonna sonora per i vostri viaggi pindarici e non solo.

Consigliatissimo.

Cecco Agostinelli per Mag-Music

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