Ofeliadorme – All Harm Ends Here

Ofeliadorme - All Harm Ends Here

Ofeliadorme - All Harm Ends HereNonostante l’inspiegabile mancanza di un’etichetta pronta a sostenerli, da qualche tempo sentivo un certo chiacchierare intorno ai bolognesi Ofeliadorme. L’abilità e l’efficienza, che tante volte ingannano, del web? Il frutto di tanto passaparola e di precise mosse “commerciali”? O, soprattutto, la bravura e la capacità? Una volta tanto è proprio quest’ultima ipotesi ad averla vinta.

Solo un EP, nel 2009, alle spalle di questa giovane band; ora, finalmente, l’autoprodotto “All Harm Ends Here” può emozionarvi e trattenervi durante i suoi circa quarantacinque minuti, che, a dirla breve, si compongono di episodi capaci di spaziare dal folk intimista a energiche impennate quasi post-rock, da ambienti cupi e disincantati a forti e ben tenute aperture melodiche.

L’album parte con Paranoid Park, che dai toni soporiferi iniziali devia poi verso un’apertura che dà un senso di leggerezza, nella quale tutte le angosce prima trattenute possono liberarsi per poi scomparire. Per una parte dell’album, è proprio questo il fare dei Nostri, come avviene appunto in Grow. Tracce invece più rabbiose sono Burning, dove il bellissimo cantato di Francesca Bono sembra volersi sfogare da una qualche frustrazione, e, su tutte, Ian, in cui un suono cupo ma avvolgente si forma in una classica impostazione da basso-batteria a farla da padrone, sulla quale vanno a stendersi chitarre nervose, con un fare volutamente dark. Passando ai rimandi, è bello sentire come la vicinanza alla sponda più brit (forse pop) dei Radiohead vada a braccetto con liriche che ricordano Cat Power e, perché no, pure PJ Harvey, e a tratti con una sensazione generale di eco che rimanda un po’ addirittura agli Slowdive. È proprio alla voce che, spesso, si vuole dare importanza: dall’ottavo pezzo, Naked Evil, tutto diventa più tenue e ancor più (psych)folk; come avviene anche nei primi, sommessi minuti di River, che poi sfocia meravigliosamente in un etereo e dilatato viaggio sonoro.

“All Harm Ends Here” è un disco che altera, se vogliamo, il nostro concetto di solitudine, grazie ad un sound che lentamente ci prende per mano e ci accompagna nel mondo dei sogni. Consigliato.

Davide Ingrosso

 

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