Intervista ai Glitterball

Tante influenze racchiuse in uno stile unico e personale per un pop decisamente eclettico. Ecco i Glitterball e “We couldn’t have dreamed it“, loro ultimo disco. Un breve incontro per conoscerli meglio. Risponde Barbara Sica, basso e synth del duo pescarese.

– Chi sono i Glitterball?

– Questa potrebbe essere una domanda trabocchetto. Potremmo rispondere una coppia di amanti. Due entità spazio temporali che hanno deciso di suonare la loro musica indistintamente da tutto. Un ragazzo e una ragazza, che avendo visto troppe volte l’enciclopedia dei Beatles, “I love Radio Rock”, “Control” e quant’altro credono che sia ancora possibile inseguire il sogno del rock’n roll. Giovanni e Barbara che vogliono vedere il mondo.

– Parliamo di “We couldn’t have dream it”. Ascoltando il disco noto influenze elettroniche e grunge. Come siete arrivati a una simile miscela?

– L’electro-grunge nasce dal fatto tecnico di non avere una batteria. Il nostro live è molto più electro-grunge del disco, che è stato registrato quando avevamo ancora un batterista. Di base c’è il fatto che tendiamo a contaminare la nostra musica, nello stesso modo in cui contaminiamo le nostre esistenze ogni giorno. Per noi il grunge è la massima espressione del rock moderno, giovane e devastato. Ma abbiamo riscontrato molte affinità di questo genere con un certo sound anni ’80 di band come Joy Division, in cui la tematica giovanile esistenziale un po’ cupa e disadattata fa da filo conduttore. È il nostro mood. L’essere incoscienti e un pò devastati dalla sottocultura di questo mondo, e l’electro-grunge è il nostro modo per esprimerlo, senza appesantire le nostre orecchie.

– Come nasce un vostro pezzo?  Chi fa scoccare la scintilla?

– I nostri pezzi nascono più o meno come nasce un bambino. Si affida al caso la composizione degli ultimi brani. Siamo molto diversi, Gio è più uno bravo, uno tecnico, conosce un po’ la musica, e quindi si può permettere di fare citazioni, o mescolare i sound delle band che gli interessa sviluppare a livello di sperimentazione. Mentre io, Barbara, compongo i pezzi, strutturando le basi, con synth e basso. Sono talmente tanto inconsapevole che vado per suonare The National Anthem sul synth, ed ecco che mi vien fuori il giro di Noise into my head, il nostro nuovo singolo. Siamo entrambi cultori e studiosi di personaggi come Brian Eno e Peter Schmidt e ultimamente la composizione è affidata anche a tipi di sperimentazione noti come le strategie oblique.

Si tratta di un mazzo di carte su ognuna della quali è stampata una sentenza oracolare. Il loro scopo è quello di aiutare l’artista a prendere una decisione nel corso del tragitto che conduce all’opera compiuta con una modalità di pensiero vicina a quella orientale.Così a volte ci si trova di fronte a istruzioni quasi operative (”Usa meno note”; “Lavora con un ritmo differente”), altre volte a consigli applicabili in molti modi (”Torna sui tuoi passi”; “Solo una parte, non il tutto”), qualche volta si sconfina nell’oracolo (”Non si tratta di costruire un muro, ma di fare un mattone”). Mi scuso per la divagazione.

– Durante il lavoro in studio so che avete avuto totale libertà per ogni decisione artistica. Se da un lato questo vi ha permesso di esprimervi appieno è anche vero che senza un produttore artistico si rischia un po’ di perdersi. Come vi siete trovati?

– Purtroppo quando fai parte del sottobosco queste cose accadono sempre. Hai quindici giorni di tempo per, registrare, mixare e masterizzare quello che poi verrà chiamato disco. In base a questa consapevolezza, in base alla totale mancanza di tempo, abbiamo dovuto per forza di cose, segare qualsiasi collaborazione artistica reale. Non avendo tempo. In ogni caso ogni proposta di Paolo Messere, della Seahorse Recording che ha mixato e masterizzato il disco, è stata accettata di buon grado. Per il nostro nuovo lavoro, ci andrebbe tantissimo di avere collaborazioni artistiche con gente che ne sa, anche per fare un’esperienza nuova e per non correre il rischio di ripeterci nuovamente.

– La copertina del disco è molto particolare. Avete curato anche l’aspetto grafico?

– La copertina del disco è frutto del lavoro artistico di Barbara Pichiecchio e Alessio Federico di D-image Studio. Due grandi fotografi, che in genere sono abituati e fotografare super mega modelli, per marchi di moda. Ci notarono a un live sulla spiaggia, e ci proposero di fare degli scatti. Foto che ci ritraevano seminudi, a telefono, con palle specchiate, sul letto di un noto videomaker di nome Saul Sanchez. Divenne la copertina del nostro primo lavoro autoprodotto. E ci procuro tanti contatti. Per il secondo disco, dopo averlo ascoltato tante volte, Alessio ha ben pensato di inglobarci in un vortice glam, che simboleggia l’album. La forma del disco, ma anche il suo sound. La cura che noi abbiamo messo nel seguire la faccenda, è quella di non frignare troppo, sotto le mani di Agnese, la bellissima truccatrice dello studio.

– Il vostro pezzo preferito del disco e quello che togliereste dalla tracklist.

– Se sono nel disco, è perchè in un modo o nell’altro, è li che devono essere. Più che altro, se si tornasse indietro, avremmo un diverso occhio di riguardo vero le chitarre di questo disco. Riascoltando ci siamo accorti, che sono funzionali a tutto un progetto artistico che bada a una musica di facile fruizione. Mentre noi siamo di quelli, che la chitarra la vogliamo sparata in faccia a tutto volume e fanculo ai fighetti insomma.

– Qual è il vostro background musicale? Insomma, che cosa ascoltano i Glitterball?

– Tutto tranne il metal. Le band o gli artisti senza i quali non potremmo vivere sono John Lennon e i Beatles, i Nirvana, i Pink Floyd di Syd Barrett, i C.S.I., De Andrè, gli U2, Lou Reed con Factory a carico e tutto l’underground a noi noto. Gente che si fa il culo per quattro soldi. La stessa gente, che spesso ci da motivo di continuare.

– Di supporto a questo disco avete un bel po’ di concerti. Come vivete la situazione live?

– Stiamo girando l’Italia in un lungo e in largo, prima di buttarci in qualche esperienza all’estero. A volte si suona anche davanti a dieci persone, ma quando non sei un cazzo di nessuno è cosi che va il mondo no? Son già tre mesi che facciamo mille km a settimana, ma tutte le volte che ci buttiamo in macchina, per intraprendere un nuovo viaggio, per noi è come la prima volta. C’è molto entusiasmo, e anche molta incoscienza. Non abbiamo programmato nulla, e non abbiamo secondi fini o sete di fama. Abbiamo intenzione di fare un disco all’anno, e migliorarci sempre di più. È una questione nostra, di sviluppo di capacità, che crediamo di avere. Una scommessa.

– È davvero così difficile suonare in Italia? Sia dal punto di vista di avere spazio, sia da quello di trovare un pubblico ricettivo e attento.

– L’Italia è un paese molto ignorante. Basti pensare al monopolio televisivo e alla merda che gira in tv, alle discoteche strapiene di gente in fila per conoscere Fabrizio Corona. E’ un mondo povero, in cui Berlusconi ci fa credere che tutti possiamo diventare come lui. Poca gente ai concerti. Almeno che non ci sia un nome di mezzo. Noi speriamo che i ragazzi della nuova generazione escano dalla lobotomia in cui vivono, che diano un calcio in culo ai genitori che li hanno straviziati impedendogli di pensare col proprio cervello, che uccidano tutti i politici parlamentari, e si diano da fare nei luoghi dove c’è cultura e libertà, almeno spirituale insomma.

– Come vi vedete in un futuro prossimo?

– Waiting for the future that is gone…

– Vi lascio due righe per i lettori di Mag-Music. Un saluto, una perla di saggezza, lanciate un appello al mondo… fate voi!

– Spegnete la tv, o no l’ha già detto Capovilla. Mangiate poco e bene. Mangiate solo carni di cui vi fidate. Sabotate X Factor pisciando sulla tv. Evitate di correre con la macchina, tanto ci si guadagnano solo pochi minuti. Se avete un’età tra i tredici e i ventiquattro anni, evitate di far compilare i moduli a mamma e papà. Alla vostra età i vostri nonni, avevano già conquistato il mondo, perbacco! Supportate la musica underground sempre, per fare la rivoluzione!

Daniele Bertozzi per Mag-Music

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *