Verdena – Wow

Verdena - Wow

Verdena - WowDai valvonauti ai sassi, dai samurai al requiem, e ora… sorpresa.

Se si dovesse fare un salto di circa quattro anni fa, nel 2007, verrebbe da chiedersi cosa sia stato per la musica italiana un album come “Requiem”. Ebbene, focalizzandosi su quel disco, si può dire che sia stato, checché ne dicano i più, un disco atipico per il gruppo formato dai fratelli Alberto e Luca Ferrari e Roberta Sammarelli, e a sua volta il loro disco migliore riuscito, per non dire una delle opere maggiormente degne di menzione dello scorso decennio, non meno meritevole di un “Rise and Fall of Academic Drifting” dei Giardini di Mirò, di un “Igneo” degli Zu o del primo album omonimo del progetto Musica nuda. Oltre a dimostrare una caratteristica tipica di loro sin dagli esordi: una certa golosità. Perché i Verdena sono dei golosi, tanto di Nirvana prima quanto di Pink Floyd dopo (del resto un brano dal titolo Non prendere l’acme, Eugenio a cosa si rifà?), e chissà di quant’altro per quanto riguarda gli anni a venire.

E proprio riguardo agli anni a venire, torniamo nel presente. La curiosità di fronte a questo nuovo doppio disco, “WoW“, considerando anche la copertina, caratterizzata da un tocco molto ’60s, leggermente alla “With The Beatles”, è grande, molto grande, visto quanto esposto sopra.

Già ascoltandolo una prima volta quello che ne viene fuori è un vero e proprio colpo di scena, fedele al titolo. Le dilatazioni rumorose e nervose dei lavori precedenti (e in particolare proprio di quello datato 2007) danno la precedenza a un universo tutto nuovo, come se la messa rovesciata sul finale di “Requiem” avesse simboleggiato una specie di vortice, un vortice con un risucchio tale da spedire la band in un’altra dimensione, riconducibile al tanto decantato paradiso terrestre. Ed è come se Alberto Ferrari, cantando “Forse a Gesù non crederei se fosse qua“, fosse sprofondato in una specie di Divina Commedia: inferno, purgatorio e paradiso. Tanto da rendersene conto nel corso del tempo: “Miglioro gli occhi miei“. E come lui anche Luca e Roberta.

Se l’opera di Dante Alighieri aveva al suo interno tante storie, fatte di vita, amore, odio e ingiustizia, il percorso dei Verdena appare disseminato da particolari di vario tipo. Le chitarre, sempre presenti, sono accompagnate da pianoforti, handclaps, tastiere, percussioni, qualche moog, nastri distorti, effetti vocali. Ed è la fusione tra tutti questi elementi, senza che il tutto risulti ingarbugliato, che rende l’operato dei musicisti in questione per nulla banale, con tanto Alberto quanto Luca e Roberta come Dante (per il primo) e un incrocio tra dei novelli Caronte e gli elementi presenti nel corso del viaggio (per i secondi).

Del resto a dare il La a Scegli me (un mondo che non vuoi) bastano poche note, quelle che già bastano a fare il punto della situazione, mentre Alberto prega “Scegli me“, tra “Razzi, arpia, inferno e fiamme“, lui, “scimmia terrestre” come gli altri, mentre cammina “Attonito” per i sentieri che lo porteranno lassù, tra synth quasi futuristici (Le scarpe volanti), galoppate sfuriate (Lui gareggia, Sul ciglio, Mi coltivo), human beatbox (il finale di Loniterp, A capello), arie di blues (Canzone Ostinata, Badea Blues), Dani, Mari e Giuda. Eppure si sa che a volte basta anche la semplice musica per descrivere un evento (Adoratorio, La volta, che sul finale cita i C.S.I. di “Tabula Rasa Elettrificata”), prima che si completi la “Nuova luce“.

In questa battaglia vincere io non potrò“. O forse sì? Sì, vincere si può. Non proprio Per sbaglio, magari sorridendo in spiaggia. Sì, è fatta, il mondo che i nostri non volevano è diventato “un mondo del tutto differente“. E magari è bastato solo un lunedì per far sì che avvenisse ciò, nella mente di chi ha visto con i suoi occhi lo sviluppo degli avvenimenti. Gli occhi di quelle stesse persone che hanno nominato, come fonti d’ispirazione, il Lucio Battisti di “Anima latina” e i Beach Boys (ma verrebbe da aggiungere i sopracitati Beatles e i Pink Floyd del periodo di “A Saucerful of Secrets”), in una traversata più personale che riconducibile a questo o quello. I Verdena come Beatrice Antolini.

Wow, che shock, che musica, che viaggio, che disco, che aumento di linfa vitale per l’Italia. Forse un po’ tutti dovremmo correre di più, pur di cercare la felicità.

Gustavo Tagliaferri

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