The Jacqueries – Excitement

Freschi come i loro vent’anni questi Jacqueries. Eccitanti, proprio come il titolo di questa loro opera prima: “Excitement”. Un miscuglio sorprendente e senza momenti di stanca, nonostante i tanti rimandi a band e culture che vanno dall’attitudine lo-fi di stampo Pavement, senza dimenticare gli anni passati ad ascoltare Nirvana e simili a gogò, alle esperienze più allegre e scanzonate di certo brit-pop sponda Supergrass, passando per l’altra America degli Weezer e degli Strokes, e dall’altra Inghilterra di Libertines, Arctic Monkeys e chi più ne ha più ne metta.

Un tracciato per certi versi simile a quello percorso dai (giusto un nome) Surfer Blood, ma meno d’esperienza e più d’istinto, com’è giusto che sia, vista l’età. Basti ascoltare l’iniziale Smokers, ritmi sostenuti ottimi per delle chitarre intelligenti che diventano man mano sempre più noise, concludendosi in un finale frastornato che stende il tappeto alla successiva She’s Not Fond Of Love Songs, forte, al contrario della precedente, d’un passo morbido ma allegro e di un’impostazione power-pop d’ottima caratura.

Come si nota, i quattro appaiono sin da subito abilissimi a spaziare dall’andamento pesante a quello (quasi) calmo e rinfrescante: la successiva manciata di secondi di Lemmings è un vero e proprio vulcano in esplosione fatto di chitarre schizofreniche e quasi grunge, come avviene anche in Salmon. Il singolo invece, Kitsch, è senz’altro uno dei pezzi forti del lotto: i Pavement resi pop fino al loro limite possibile, con un finale abbellito da gioisissimi fiati. Rececar Hearse è una virata verso sonorità questa volta meno sorridenti e dall’umore più serio ma mai troppo composte; un po’ come fa la finale Wellness Corner, dove al microfono quasi ci s’immagina un Will Sheff (Okkervill River) meno avvilito e grintoso, proprio come il lungo svanire interamente strumentale.

Ne volete ancora? Beh, in alcuni casi basta il titolo a incuriosire: Gin Lennon, che ritorna un bel po’ d’anni indietro (più di qualcuno si è espresso su questo “Excitement” paragonandolo in parte al trash italiano anni ’80) e We Gotta Kill All The Rabbits, spinta e avvincente come solo i cori finali (altra perenne peculiarità) sanno precisare.

Insomma, arrivi alla fine dell’ascolto che togli il cd dal lettore e pensi che questi Jacqueries ci sappiano fare e c’hanno le idee, tante e piuttosto chiare. E poi, è sempre bello immaginare quattro giovani che dopo una mezz’oretta di prove vanno a cambiare i vestiti sudati e sporchi, per poi riattaccare la spina appena c’è voglia di farlo; così, da un momento all’altro.

Davide Ingrosso per Mag-Music

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