JoyCut – Trees Where to Disappear

Non mi trovo a recensire una band qualsiasi, me ne rendo conto sin dalle prime tracks e, di fatto, la ricetta di questo lavoro sembra avere come base uno spiccato senso di ricerca tra elettronica e un certo space-rock, pur utilizzandone in maniera intelligente e personale entrambi gli archetipi, al servizio di ciò che a mio avviso è una delle più affascinanti testimonianze di una moderna interpretazione del concetto di canzone.

Certamente ben curato nell’ordine dei brani, dal risultato spiazzante e dinamico, certamente capace di farsi ascoltare da orecchie “colte” e sin da subito preparate a determinati mondi. Una tavolozza di colori molto ampia, elaborazioni e arrangiamenti calibrati verso un suono che non mi ha colpito particolarmente per la sua originalità ma piuttosto per l’abile ed efficace contesto in cui esso viene con maestria direzionato.

Molteplici gli arrangiamenti dalle sinuosità artistiche non indifferenti, di cui Liquid ne è lampante testimonianza; poco più di due minuti e mezzo scolpiti in una song di sicuro impatto emotivo, e perché no, radiofonico; essa prende a tratti distanza dal resto dell’album e spicca per immediatezza, attraverso l’euforico incedere naturale, seducente e spontaneo. Una moderna fiaba in chiave new-wave.

L’accurata identità urbana che contraddistingue lo stile JoyCut permea l’intero lavoro e si colloca di diritto in territori geografici anglosassoni, acquisendone paesaggi e riverberi, identificando le proprie energie con una produzione curata da Mr. Jason Howes (Arctic Monkeys, Bloc Party, Art Brut, solo per citarne alcuni). La fiaba raggiunge l’apice in W4U, sul finire, come a voler lasciare un segno di annientamento sugli altri ascolti; trovo difatti impossibile (e sfido chiunque di voi a non farlo) non riascoltare una seconda volta e una terza ancora, questa song in particolare.

Apple brilla di luce propria. Basso in risalto e cadenza in stile Editors (per i quali i nostri hanno aperto i due esclusivi concerti italiani di qualche anno fa), chitarre ferree e spaziali, voce “dentro” ma sempre, in ogni brano, perfettamente intellegibile e presente.

La registrazione di “Ghost Trees Where to Disappear” ha avuto luogo nel borgo Londinese di Hackney, fulcro nascente e di fermento del consapevole “The Premises”, primo studio di registrazione europeo interamente alimentato da energia solare; non un casuale dettaglio quest’ultimo, ma la consapevole scelta di una band che con “La foresta degli alberi fantasma” ha l’opportunità di ampliare il proprio concept, dedito al tema della cura dell’ambiente, nella sua totale interezza (le confezioni dei prodotti che veicolano i JoyCut hanno la particolarità di essere in manufatto di carta riciclata, incellophanati in Mater B e Biophan, totalmente a favore della produzione di rifiuti-zero).

Un lavoro concreto che non necessita di troppe parole, ma di ascolti e riflessione.

Gianluca Divirgilio

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