Paolo Benvegnù – Hermann

Paolo Benvegnù - Hermann

Paolo Benvegnù - Hermann“Ho visto un sogno in fondo all’anima che mi parla, che mi spinge a non cadere e non dimentica. Ho visto il male da cui difendersi o da baciare come rive sconosciute o da nascondersi… “

2011 A.D., pianeta Terra. Una zona che funge da casa ai personaggi più disparati, tutti caratterizzati da peculiarità e lacune, pregi e difetti, emozioni e sensazioni, persi in luoghi che rappresentano lo sfondo di guerre infinite, movimenti incoerenti, disperati guazzabugli, parole gettate al vento. In pratica un mondo dove c’è sempre qualcosa che non quadra. E lo sanno tutti quelli che vivono a contatto con esso da qualche tempo, non nascondendo una certa insoddisfazione.

E Paolo Benvegnù non fa eccezione, visto che con la gente “particolare” ci vive, almeno da quando ha assistito allo scisma di quelli che anni fa erano gli Scisma (appunto). Non dimentichiamoci di quella che è stata la sua descrizione sia di quel signore ben vestito che aveva ceduto l’arredamento della sua mente ai “piccoli fragilissimi film”, con la consapevolezza che la sua mente era un “mare verticale” dove i “suggestionabili” si perdevano spesso, sia di quel cuore invisibile che, malgrado “la distanza” da troppe cose, non si sia mai staccato completamente dal suo proprietario e sede vitale, né tantomeno da una delle sue vie di comunicazione, “le labbra”.

Se questo spazio era riservato a figure simili, adesso il loro posto viene preso da Hermann. Ma chi o cos’è Hermann, questo punto visibile da una certa angolatura del globo terrestre? A una prima occhiata viene da pensare a un alieno, approdato con la sua navicella su questo territorio, apparentemente “il pianeta perfetto”.

Ma davvero è un pianeta perfetto? Questo è uno dei tanti interrogativi che risiedono nella mente di quest’individuo, la cui corsa parte da qui, proprio nel momento in cui dal profondo del cuore a dare il La è un desiderio mai troppo sopito di felicità, che dovrà pur avverarsi. Del resto “love Is talking”.

E allora via, è tempo di alzare le gambe e correre a passo spedito per l’ambiente circostante, tanto variopinto quanto caotico, tanto verosimile quanto riconducibile alla finzione. Un ambiente dove le stelle avanzano, ascoltano e stanno ad aspettare, in particolare Andromeda, il cui luccichio può far pensare a una certa Maria, magari il futuro amore del nostro. Un ambiente che può essere Milano come New York, e dove si può incontrare il capitano Achab, per giunta senza balene per la testa, come uno strano signor Monroe, alle prese con dilemmi esistenziali, fino a quella che è la relazione tra due innamorati come Johnnie e Jane.

Tante cose ricollegabili a quello che è Hermann. Tante cose aventi come fulcro il suo obiettivo principale: “Distruggere per costruire”. Distruggere la dimensione del dubbio per costruire quella della certezza è la via da seguire sotto i cieli immensi, sotto una terra da spartire. Avanzare e ascoltare come tutti i presenti, per poi, da “invasore”, prendere la parola quando è prossimo alle acque sicure, sotto gli occhi di un ipotetico narratore.

Ma che cos’è questo? È tutto un film, con tanto di regista in lacrime per la commozione? Assolutamente no. Chiedete a Hermann stesso, lui, “l’invasore“, risponderà, come lo stesso Benvegnù già s’immaginava. Verrebbe da pensare al protagonista de “I quattrocento colpi”, nel momento in cui raggiunge la riva del mare, con le scarpe immerse dentro. Ma se Antoine era in preda ad un dolore difficile da nascondere, Hermann si distacca da quella sensazione, ammirando tanto quel mare quanto l’alba che gli si staglia di fronte.

Eppure, in entrambi i casi, “un viaggio senza destinazione significa destinazione“. Perché da qualche parte un’alba bellissima esiste eccome. E se Hermann prima o poi, tra soddisfazioni e delusioni, troverà la sua via, non sarà solo. C’è un Hermann in ognuno di noi, anche in chi ne narra le imprese.

Basterebbe un aiuto per distinguere il tempo perso da quello vissuto.

Dio ci assista. Questo non è un gioco, questa è la vita.

Gustavo Tagliaferri

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