Be Forest – Cold

be forest - cold

Il lavoro comprende nove tracce in cui troviamo il meglio che ci possiamo aspettare da un titolo come “Cold”.

L’amarezza dei suoni wave si cristallizza nel post-punk, sfiorando coordinate tracciabili all’interno di panorami che io stesso definirei western post-rock, specie nel brano di apertura NTR. Voci nel mix, produzione essenziale e shoegazing a manetta come in Florence, bellissimo affresco anni ‘90 ghiacciato quanto basta per conservare nel tempo i ricordi dell’era Slowdive passata. Apprezzabilissima la voce femminile particolarmente aggraziata in Dust, documento sonoro delizioso da ascoltare nei momenti di malinconia. Minacciosi arpeggi wave tipici dell’era eighties dai toni scuri si affacciano talvolta all’orizzonte, strizzando l’occhio ai vecchi Cure o ad ambientazioni altrettanto scure ma mai caratterizzate da pattern o soluzioni claustrofobiche.

Chiude il lavoro la song Screaming Prayers; il brano in particolare genera interesse dopo qualche ascolto ripetuto ma nelle orecchie del sottoscritto esso suona maggiormente dissonante rispetto al resto e pertanto meno circoscritto allo stile dell’intero lavoro.

Credo che i Be Forest abbiano l’ambizione di ricreare uno scenario già esistente basato su un percorso seminale piuttosto che sperimentale; ritengo abbiano le carte in regola per poterselo permettere. Al contrario di quanto qualcuno creda esiste una scena shoegaze florida e viva, la quale ama se stessa e non aspetta altro che emergere, esalandosi al tempo stesso dalle ceneri del passato. Ho vissuto l’ascolto di queste canzoni come un’esperienza emozionante, che consiglio agli amanti del genere.

Gianluca Divirgilio


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