Germanotta Youth – The Harvesting of Souls

La Gioventù di Germanotta. Chi? Stefani Joanne Angelina Germanotta, meglio nota come Lady Gaga? Sì, proprio così. Del resto più di venti anni fa c’era la Gioventù Della Ciccone, aka Madonna, parentesi di metà di quella Gioventù Sonica (Thurston Moore e Kim Gordon) che all’epoca faceva strage di cuori rock, e allo stesso tempo un omaggio alla popstar in questione, espresso tramite un solo album. Ma se quello dei due musicisti di cui sopra era un vero e proprio riconoscimento tanto a lei quanto ad un certo tipo di musica pop, c’è da chiedersi cosa sia invece quest’altra Gioventù, considerando che a darne uno sguardo sono nomi come Massimo Pupillo (folle bassista degli Zu), Fabio “Reeks” Recchia (specializzato in effetti sonori) e il batterista Andrea Basili.

Ed è con la nascita di “The Harvesting of Souls” che in questi ultimi mesi si è di fronte ad un vero e proprio tris. Tris perché, dopo l’esordio omonimo degli Zeus! di Luca Cavina e Paolo Mongardi e il recente ritorno della “premiata ditta” Dorella-Pedretti (namely OvO) con “Cor Cordium”, quest’album è come se chiudesse un ipotetico triangolo atmo-horror-sludge-metal-rock’n’rollsferico. Un triangolo con le sue peculiarità, perché se nei primi due lavori trionfa da una parte la rabbia interiore all’interno di una stanza angusta, tra fulmini che si rincorrono l’un l’altro da fuori, e dall’altra una sensazione tipica delle opere horror e gore, il progetto Germanotta Youth rivela il suo aspetto più elettronico, più cyberpunk, infarcito da fili e cavi aggrovigliati e collegati tra di loro con lo stesso scopo: quello di descrivere a suo modo quello che è il fenomeno Gaga, e non solo.

Intendiamoci, quelli dei Ciccone Youth erano altri tempi, ed era evidente come la coppia Moore-Gordon avesse a cuore quanto aveva proposto la signora Madonna ai tempi. “The Harvesting of Souls”, invece, a giudicare dalle prime note, sembrerebbe essere più un interrogativo su quella che è la fama che sta riscontrando un personaggio come Lady Gaga, sul modo di ragionare di certa gente che la idolatra, persino sull’identificazione che qualcuno ha di lei come “strumento del demonio”. Per dire, la coinvolgente galoppata Neuropolis/Ravenous Black Hole non solo apre il disco, ma apre l’interrogativo in questione: non è che tutti questi esagerati riconoscimenti (come l’elevamento a genio) rischiano di portare la figura in questione all’interno di un insospettabile buco nero? Un buco nero dove, peraltro, ha inizio una non ben pervenuta Neuro Psyonic Activity, una frenetica sequenza luci puntate sul soggetto con lo scopo di leggere le sensazioni nel suo sguardo. Un po’ come le cinque W, ma non quelle del giornalismo.

La conclusione parrebbe essere questa: è inevitabile una futura dilagazione della Honey Bee Depopulation Syndrome tra la popolazione, con tutti questi giri di questo, quello, così e cosà? Probabilmente no, se si ricorre a rimedi quasi drastici. Draconian Measures, a Letter to Lady Gaga (con il basso di Pupillo che fa da sottofondo oscuro a quelle che sono le attività tanto dello scrivere quanto del pensare, per poi culminare in un’esplosione vera e propria di tutte quelle riflessioni rimaste dentro le gabbie mentali) è la traccia che testimonia una scelta simile, impersonificandosi in qualcuno che decide di scrivere alla Germanotta chiedendo quale possa essere la via di fuga. Ed è anche uno degli episodi che meritano una particolare menzione all’interno di questo viaggio mentale, assieme a tre parentesi che rispondono al nome di A Closer Look Into the Mind and Soul of Pope Benedict XVI, dove l’analisi di cui sopra viene fatta anche a una figura molto discutibile situata tra i poteri alti, al suono di quello che è lo stile di Richard “Aphex Twin” D. James, in particolare quello di “druqks”, Blackfriars bridge, elettrocardiogramma distorto fatto di linee e figure strumentali, e la title-track, definita da qualcuno “synth’n’roll”, e giustamente, visto l’effetto che fa. Anime che si raccolgono, nel vero senso della parola, collettivamente, con uno scopo in comune: quello di esprimere qualcosa all’ambiente circostante. Il tutto proprio attraverso la musica.

Questa è la Gioventù di Germanotta. Mezz’ora di collegamenti elettronici di vario tipo. Una mezz’ora che scorre con un certo piacere, nonostante il risultato sia di poco inferiore ai due prodotti citati all’inizio, una buona parentesi per un musicista che sa il fatto suo come Massimo Pupillo, “visioni eccentriche” che meritano di essere assaporate fino in fondo. Tentar non nuoce.

Altro che Gaga!

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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