OvO – Cor Cordium

OvO - Cor Cordium

OvO - Cor CordiumRitorno alla casa degli orrori.

Una macchina, che si può intravedere da lontano, con a bordo una coppia di fidanzati intenzionata a trovare un riparo per la notte, la stessa notte che sta per far loro compagnia, e da quel riparo poi fuggire quando giungeranno le luci del dì che verrà. E quel riparo magari è un castello sperduto su una collina, raggiungibile attraverso una strada fatta di curve a spirale in salita. E a rispondere al citofono, arrivati lì, è un maggiordomo a metà tra il Lurch de “La famiglia Addams”, la creatura del professor Frankenstein, ma allo stesso tempo con un’acconciatura simil-rastafariana, non dei dreadlocks, ma ci siamo vicini.

Questo è quello che può balzare per la mente nel corso dell’ascolto di questo “Cor Cordium“, ultimo prodotto della creatura OvO, attiva da ormai un decennio. Non a caso si potrebbe persino supporre che il maggiordomo di cui sopra possa allo stesso tempo avere lo sguardo di una delle anime del progetto, un certo Bruno Dorella, oggettivamente parlando un personaggio che merita più di una menzione nella scena musicale degli ultimi tempi. La sua Bar La Muerte, le collaborazioni con gli Wolfango e il primo Bugo, il contributo alla produzione del primo album dei colleghi Zeus!, le sue molteplici sfaccettature musicali, siano essere calde come il deserto, come nel caso dei Ronin, o zeppe di calcoli accattivanti, e questo riguarda i Bachi da pietra. E chissà quant’altro.

“Cor Cordium” (Cuor di cuore) originariamente è l’incisione presente sulla tomba di Percy B. Shelley, poeta romantico inglese morto naufrago e sepolto presso il Cimitero degli Inglesi a Roma. Questo disco potrebbe essere la rappresentazione, da parte di Dorella e Stefania Pedretti, inconfondibile anima posseduta che lo accompagna dagli inizi, di quel cuore, ma dal lato più oscuro, proprio quello coincidente con la visione di cui sopra.

E allora è qui che la notte dei due fidanzati ha inizio. Quel luogo così apparentemente placido e confortevole riserva tante sorprese, non certo nel senso buono della parola. Nell’oscurità si fanno largo le urla delle streghe e i lamenti di mastodontici orchi, rappresentati dalla voce luciferina della Pedretti, efficace e anche abbastanza paurosa nel suo ruolo, non certo come altri/e, persi in esercizi manieristici fini a se stessi. E nel loro cammino tuona, mai troppo udibile, il “silenzio rumoroso” delle chitarre, anch’esse in mano alla signora di cui sopra. Non proprio un ambiente tranquillo.

“Orchi e streghe sono soli”, per citare Manuel Agnelli? Assolutamente no, a giudicare da quello che è il rumore dei rintocchi di quel pendolo che è situato presso la stanza da letto della coppia in questione, da quella che è la ninna nanna maligna rivolta a una certa Marie (una “Rosemary’s Baby” dei giorni nostri?), da quegli occhi sinistri che fanno luce da lontano, attraverso la finestra della stanza da letto, gli occhi di più di un gufo, perché, si sa, “i gufi non sono quello che sembrano“. E così domina l’ecatombe in quest’aria morta, da catacombe. Mancherebbero solo due figure: una bestia, intesa come un diavolo, come un animale impazzito o chissà quale altra entità, e Nosferatu, in penombra tra le pareti, che viene accolto al suono di distorsioni di chitarre e di battiti schizofrenici di batteria.

Sì, c’è puzza di morte attorno. E di caos. Ma, in ogni caso, nessun rimorso. Prima o poi la via di fuga dovrà pur presentarsi, e la luce dovrà pur arrivare per scacciare tutti questi fantasmi. Certo, non subito, ma il momento adatto potrebbe non essere lontano.

Ma che cos’è tutto questo? È “La casa” o sono gli OvO? È qualcosa che tende al gore o è musica? Sono entrambe le cose? Possibile. Fa comunque un certo effetto quel che passa tra le orecchie. “Cor Cordium” potrebbe essere la colonna sonora adatta per una situazione simile, e il gruppo di Dorella, da sempre avvezzo a queste sonorità, lo sa.

Gustavo Tagliaferri

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