Mariposa – Semmai Semiplay

mariposa - semmai semiplay

Ensembles alla riscossa.

Non avere un genere facilmente definibile, ma avere comunque tanta voglia di dire e di dare. Tutto ciò è tipico di vari cantanti e progetti made in Italy, tanto oggi quanto ieri. Perché se in precedenza abbiamo avuto i CCCP Fedeli Alla Linea come gruppo di “punk filo-sovietico e musica melodica emiliana” oppure i Bluvertigo e il loro “Blob-rock”, per fare degli esempi, ora c’è Bugo, c’è Michele Salvemini, aka Caparezza, con la sua “suppomusica”. E c’è la “musica componibile” di un collettivo che risponde al nome di Mariposa.

E se per “musica componibile” s’intende quel taglia e cuci di stili vari che fa sempre capolino anche quando pare prevalerne uno in particolare, qualcosa che a questi ragazzi bolognesi non è mai sfuggito, appare ben evidente come tale termine stia loro a pennello. Dice nulla “Pròffiti Now”, del 2005, o la svolta “leggera” dell’omonimo datato 2009? O ancora “Domino Dorelli”, per andare più indietro nel tempo? Ecco. Adesso, a due anni di distanza dall’omonimo sopracitato e ad un anno di distanza dall’ottima parentesi solista del leader Alessandro Fiori, quel tuffo nell’immaginazione che risponde al nome di “Attento a me stesso”, è il tempo di “Semmai Semiplay“.

È facile rimanere spiazzati al primo ascolto, e non è la prima volta, per quanto riguarda le loro fatiche. Questo dimostra quanto enunciato sopra a proposito del concetto di “musica componibile”, perché “Semmai Semiplay” è un disco dove entrano prepotentemente in gioco dei tappeti sonori incalzanti che sfiorano sonorità danzerecce e che sanno come unirsi in una sinergia con le liriche di un sempre più visionario Fiori. In casa Trovarobato cresce la voglia di ballare, e loro non si sono mai fatti sfuggire questo fatto.

Ma che ti canto se non ho un cazzo di voglia di cantare?” intona Fiori in Tre mosse. Un numero di mosse che di per sé fa un po’ l’effetto di una formula magica, visto che il brano in questione è allo stesso tempo il singolo di lancio del lavoro, un antipasto di quella che è la nuova tappa del variegato percorso dei Mariposa e quello che serve ai sei bolognesi per tirare fuori canzoni irresistibili.

E così prendono vita anche gli “Pterodattili” che volano nella copertina del disco e sopra le teste dei nostri al suono di un pop colto e allegro, ideale filo conduttore tra quest’album e quello omonimo del 2009, l’atmosfera da camera di Eccetera eccetera e Ma solo un lago, la prima un viaggio, con la supervisione di un instancabile Enrico Gabrielli. Tra dolci glockenspiel e un incedere di tamburi sommessi avente come obiettivo il ritrovamento della lavanda e del timo, quasi ricollegabile al tocco francese di To the End dei Blur di “Parklife”iana memoria (ma senza fisarmonica e voce femminile di contorno), la seconda lo sfondo ideale per un coro trascinante che s’identifica nel “lago che segue un altro lago“, la necessità di riavvicinarsi a qualcuno, come se s’incarnasse il migliore amico dell’uomo, esprimendosi attraverso una ballata, Come un cane, di nome e di fatto, le mirabolanti imprese di un altro dei tanti nuovi personaggi dell’universo dei Mariposa, la simpatica Santa Gina, che fa da spettatrice a una marcia dei giocattoli che procede “Con grande stile” attraverso un allegro “Passaggio Indoor“, per poi sfogarsi a suon di funky all’interno di una camera dove è solito parlare francese (“Dai, non parlo più il francese, lo giuro, dai che è brutto litigare da solo… “) ma anche inglese (So You Can Live With Song). E, dulcis in fundo, non può non essere citata la Black Baby Hallucination, un’allucinazione di nome e di fatto, e forse un brano a parte per il completo operato. Da una partenza caratterizzata da chitarre alla Batman, si arriva a un delirio sonoro di stampo quasi zappiano per merito di quelle stesse chitarre, nel frattempo sposatesi con un gruppo di percussioni. Il tutto con un fare cantautoriale che ad Alessandro Fiori, così come agli altri componenti, non è mai sfuggito, e se n’è avuta un’ulteriore conferma con “Attento a me stesso”.

Nella testa di questi bolognesi c’è sempre stato di tutto ed è sempre uscito di tutto, e chissà quante altre cose usciranno. Intanto non ci si può esimere dal sostenere che di gruppi come loro ce ne sarà sempre bisogno, e “Semmai Semiplay” è l’ennesima dimostrazione di come un progetto come quello dei Mariposa sia diventato una garanzia di emozioni e un ulteriore motivo per continuare a immergersi allegramente in quello che è il mare dell’immaginazione, da sempre desiderosa di unirsi in matrimonio con le note musicali. Senza di essa non ci sarebbero soddisfazioni.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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