Intervista ai Be Forest

be forest

Un eco freddo e denso ti avvolge mentre una voce appena sussurrata sembra guidarti, ma percepisci qualcosa di sinistro e poco rassicurante. Solo “shoegazing a manetta”? Chiediamolo a loro…

“Be Forest”. Partiamo dal nome? È sempre interessante scoprire l’origine del nome di una band e le storie che si celano dietro. La vostra?

La storia del nome è molto semplice; è nato in sala prove nel tentativo di racchiudere in un nome ciò che sentivamo potesse interpretare il nostro immaginario comune.

Sempre in ambito di nomi, “Cold” credo sia un titolo che in una parola racchiude perfettamente il vostro mondo. Che ne pensate?

È esattamente così, minimale ed efficiente allo stesso tempo, un pò come crediamo siano i nostri pezzi.

E della copertina dai toni inquietanti che mi dite? Chi è l’artefice?

La foto è di Giacomo Bracci e l’artwork di Francesco Mancin (CAKEbyCAKE), entrambi nostri amici che sono riusciti a cristallizzare l’anima dell’album e a trasformarlo in immagine.

Com’è nato “Cold” e quanto è cambiato prima di arrivare in studio pronto per essere inciso? Parto lungo o siete istintivi?

Per quanto riguarda la creazione dei pezzi in sala prove il lavoro è stato abbastanza lungo, ci teniamo a far si che tutto sia perfetto nei minimi dettagli. In studio è stato tutto più veloce anche perchè siamo arrivati in sala registrazioni con le idee ben chiare.

Ho apprezzato molto il vostro lavoro, soprattutto Buck & Crow. Il vostro pezzo preferito del disco?

Erica: Thrill.

Costanza: Florence.

Nicola: Non c’è una preferita…

Parliamo dell’esperienza in studio. Com’è stata?

Senza dubbio divertente grazie a Paolo Rossi di studio Waves,  super professionale e soprattutto amico, che ha capito subito quello che cercavamo per questo disco.

Preferite l’adrenalina e le sensazioni di un live, o l’emozione e l’alchimia che può crearsi in studio in certi momenti?

L’una è collegata all’altra, non si possono separare, sono belle entrambe in modi diversi.

Parlare di live in Italia è sempre un problema. C’è chi si lamenta che e ne fanno pochi, quando ce ne sono la gente spesso non ci va. Si lamentano tutti, ma pochi fanno qualcosa di concreto per smuovere la situazione. Voi cosa ne pensate?

Secondo me l’Italia propone molti concerti magari non sono sempre dietro l’angolo… ma ci sono! Bisogna aver la voglia di informarsi e spostarsi! Le persone che dicono questo sono pigre!

Parlando invece di passato… il gruppo che più di tutti vi ha influenzato? In che modo?

Erica: Syd Barrett per il suo approccio onirico alla musica.

Costanza: Nick Cave and the Bad Seeds per le melodie e i testi.

Botta e risposta: Che colore sareste?

Verde/nero.

Che film sareste?

“Il giardino delle vergini suicide” di Sofia Coppola.

La prossima vostra mossa?

Suonare suonare e suonare!

Daniele Bertozzi


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