Bancale – Frontiera

Un intelligente intreccio di parole e suoni. Decisivi, impetuosi e avulsi da qualsivoglia trend a cavallo del momento.

Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Genna, Cesare Pavese: queste le letture, questi i “debiti” che l’album “Frontiera” ha la necessità di ricordare in questo viaggio narrato dalla voce di Luca Vittorio Barachetti, dalle percussioni/lamiere di Fabrizio Colombi e dalle chitarre di Alessandro Adelio Rossi. A tratti ambientali, i suoni si dipanano attraverso palpitazioni tenui ed impennate degne di un post-rock più ruvido del solito ma sempre coeso al testo, serrato dallo scandire delle metriche a sua volta. Ne convengono una serie di canzoni dove la ritmicità delle parole è inesorabilmente “giusta”, sfuggente alla “regola” di fatto della forma canzone e dove ogni logica di scelta non rappresenta mai un’estremizzazione finalizzata all’apparenza.

Un album che trasuda folk quanto basta e valida la consapevolezza delle proprie origini, un album che non ama svendersi in una manciata di versi ma ne riproduce artisticamente il suono ed il significato interpretandoli attraverso l’utilizzo della lingua Italiana come prezioso patrimonio genetico culturale ereditato, malgrado le attuali contraddizioni con il nostro stesso tempo. Tinte rurali fluttuano talvolta come al confine del conscio e ben si sposano con lo stordimento di quelle parti suonate con un tocco di dinamica in più, cementificando definitivamente quella relazione che accomuna il vecchio e il nuovo, trafitto tra blues e noise, che più volte ha generato interessanti soluzioni legate al mondo della musica di ricerca e non.

I Bancale non si atteggiano a nessuno se non a loro stessi e sfornano un disco incorruttibile, deciso, pregno di memorie da rievocare, di melodie da ricercare, di ossigeno nel bel mezzo di un’asfittica ed iperbolica distonia Italica. Il sottoscritto ricorda quanto fosse in evoluzione sul finire degli anni ‘90, il mantra evocativo di una scena che cresceva, quanto fosse importante il circuito di pubblico in sostegno alle band Italiane underground che fiorivano. Ma non è nel passato, né tracciando alcuna linea guida che possiamo identificare i Bancale, perché essi operano nel presente e sono parte del presente che sfugge. Pur rendendoci consapevoli che opere come “Frontiera” possono rinverdire un’attitudine affossata nelle mille vetrine subliminali sponsorizzate dal messaggio “tutto pronto, tutto facile” o dal profetico “produci, consuma, crepa” (quest’ultimo oggi più che mai tristemente attuale), dobbiamo ammettere che non è possibile effettuare facilmente una catalogazione troppo precisa dell’arte dei Bancale, proprio perché vera arte in opera.

Frutto di una coproduzione fra le etichette Ribéss Records, Fumaio Records e Palustre Records, i Bancale pubblicano “Frontiera” nell’aprile del 2011 e si avvalgono della produzione artistica di Xabier Iriondo, dove l’ex chitarrista degli Afterhours e non solo (Uncode Duello, The Shipwreck Bag Show, NoGuru) suona la chitarra in Randagio e nell’incantevole song dal titolo Suonatore Cielo, mentre utilizza l’elettronica all’interno del brano Un paese.

Gianluca Divirgilio per Mag-Music

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