Intervista agli OvO

No, non è il Teatro degli orrori. Questa è la casa degli orrori. Urla assatanate, tamburi possenti, atmosfere cupe e misteriose. Un po’ di thriller e un po’ di horror. Quindi è un film? No, è “Cor Cordium“, il full-lenght che segna il ritorno degli OvO, progetto nato un decennio fa dalla mente di un musicista con tante sfaccettature, Bruno Dorella, assieme a Stefania Pedretti. La parola a Bruno.

Considerando quelle che sono le tante proposte della vostra etichetta madre, la Bar La Muerte, dalla sua nascita fino ad oggi, voi siete tra quelle che hanno maggiore risonanza, anche tenendo conto dell’evoluzione, in Italia, di un genere di musica cupo, oscuro, “spaccaossa”, che è anche il vostro biglietto da visita. Qual è la vostra reazione a questo dato di fatto?

Bar La Muerte è la mia etichetta personale, che uso principalmente per “lanciare” i gruppi (miei o di altri), per le mie uscite collaterali (collaborazioni, ecc), e per quelle di Stefania Pedretti (ex Allun, oggi ?Alos, e cantante degli OvO). I dischi degli OvO però escono da anni per altre etichette (Load, Supernatural Cat, Adagio 830, Blossoming Noise…). Comunque siamo orgogliosi di essere considerati alfieri di una scena, in effetti lo siamo, almeno per longevità ed esperienza accumulata.

Parliamo di “Cor Cordium”, la vostra ultima fatica in studio. Anche stavolta proponete la formula che fa parte di OvO, dimostrando di avere sempre ulteriori cose da dire. Tenendo presente quello che è il significato originale di “Cor Cordium” (“Cuor di cuore”, l’incisione presente sulla tomba del poeta romantico inglese Percy B. Shelley), si può considerare questo album come la parte più buia di questo cuore, come una specie di viaggio nei pensieri più bui non solo dello scrittore ma anche dell’essere umano in sé?

“Cor Cordium” è un punto di partenza, ci sono alcuni elementi (la lapide di Shelley, la sua poesia e la sua biografia, la sua morte e sepoltura al Cimitero degli Inglesi a Roma, la grafica del disco che il cuore come punto centrale), ma poi il “viaggio” è quello che ogni ascoltatore fa singolarmente. Non vogliamo spiegare niente, solo dare il via a un’idea. Quindi si può anche vedere come un viaggio nei pensieri più bui. Personalmente non vedo tutta questa negatività nella musica degli OvO, ci vedo anche molta ironia. Però, ripeto, è giusto che ognuno la veda a modo suo.

Com’è stato passare dalla Load alla Supernatural Cat?

Un paio di email e un paio di telefonate. Le cose spesso succedono quando devono succedere, con naturalezza e senza intoppi.

Guardiamo i titoli dei brani: Nosferatu, Marie, La bestia, Smelling Death Around. È evidente che questo sia un disco dove, come scritto nella recensione, si respira aria di horror e gore. Però OvO non è solo questo.

Hai ragione, horror e gore fanno parte dell’ immaginario degli OvO. Ci piacciono, ci divertono, ci stimolano, ci ispirano. Si vedrà anche nel videoclip che abbiamo girato per Marie, in uscita in questi giorni. Dici bene anche affermando che OvO non è solo questo. Ma senza dubbio hai colto un filone a cui ci sentiamo molto vicini.

httpv://www.youtube.com/watch?v=S01la46GAAw

Ma, nel caso ve lo proponessero, vi piacerebbe fare una colonna sonora per quel tipo di pellicole? Avete la stoffa…

La faremmo subito, è una cosa che ci piacerebbe molto. Anzi, se qualche regista horror ci legge, lo invito a considerarci seriamente, credo che saremmo perfetti!

C’è da dire che anche al di fuori degli OvO non fate a meno di tirare fuori la follia che c’è in voi. Guardiamo le Allun e i Bachi da pietra, dimostrazioni di come voi siate nati per comunicare qualcosa a modo vostro…

Le Allun erano abbastanza folli. La loro è stata una parabola entusiasmante, pura, completamente fuori dalle regole del mercato discografico e del buon senso. Uniche, irripetibili. Nei Bachi Da Pietra non vedo molta follia, anzi, ci vedo molta lucidità. Forse si identifica come folle ciò che è difficile da catalogare, o ciò che richiede uno sforzo maggiore per essere apprezzato? Come dici tu, siamo nati per comunicare a modo nostro.

Che opinione avete di quella che è la situazione attuale della musica made in Italy?

La scena italiana è sempre stata speciale e fervida, e lo è ancora. Siamo snobbati all’estero per questioni attitudinali e a causa del mercato globale che favorisce progetti anglosassoni in ambito rock, ma la musica che si fa in Italia è di ottimo livello.

Per dire, andiamo un attimo fuori dall’Italia. Musica come la vostra ha un grande riscontro in varie zone del mondo. E non solo la vostra, ma anche quella di progetti come gli Zu, o, per andare su un genere diverso, degli Zen Circus, per fare ulteriori esempi, e non parliamo poi degli Ufomammut. Quanto pensate sia soddisfacente vedere “esportato” il proprio lavoro dall’Italia all’estero?

È una grande soddisfazione. Uscire dal proprio paese, arrivare sul palco di un paese straniero, e vedere gente venuta apposta per te, le prime volte è una sensazione veramente forte. Ti fa capire che lavorando si possono ottenere davvero dei risultati.

Che poi il contatto tra Italia ed estero attualmente pare essere maggiore rispetto ad anni fa, o no?

– Beh, con internet è diventato certamente più facile globalizzare anche le cose buone, come la musica, i gruppi in tour, la possibilità di maggiori scambi artistici. È vero, ci sono più gruppi italiani che girano nel mondo.

È prevista in un futuro prossimo una ristampa dei vostri primi lavori, come “Assassine”?

Domanda interessante. Non saprei, al momento. Il pubblico e la stampa mi sembrano già abbastanza confusi rispetto agli OvO. Tirar fuori i primi dischi, improvvisazioni totali registrate con pochi mezzi e formazioni aperte, potrebbe far perdere definitivamente il senso dell’orientamento. No, per ora credo di voler far capire gli OvO come sono adesso. Quando sentirò che la gente e gli stessi addetti ai lavori ci avranno capiti, allora magari dirò: “Ok, sentite come suonavamo all’inizio“.

Gustavo Tagliaferri

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