Massimo Volume/Bachi da pietra – Split EP

massimo volume bachi da pietra

massimo volume bachi da pietraSplit come disco in studio, come extended-play, come singolo. Come reciproco scambio di favori tra cantanti e/o progetti di vario tipo. All’estero come in Italia. Ieri come oggi. Prima il vinile, ora il cd, seppur con un mai placatosi desiderio di sopravvivenza da parte del primo, un desiderio testimoniato a occhio nudo da varie recenti uscite.

E per split si può anche intendere, in questo caso soffermandosi su una label come La Tempesta, una sorta di secondo round, dopo quello che è stato l’incontro tra Il teatro degli orrori e gli Zu, avvenuto nel 2008, e finito nella concezione di due brani che hanno visto andare a nozze la possenza della voce di Pierpaolo Capovilla e la follia sprizzante da tutti i pori appartenente a Massimo Pupillo, Luca Tommaso Mai e Jacopo Battaglia, con la conseguente nascita di un suono, diciamo così, apocalittico: Fallo! da una parte, Nostalgia dall’altra.

Ora il gioco continua, e in ballo ci sono da una parte i Massimo Volume e dall’altra i Bachi da pietra. Un incontro più insolito di quello precedente. Gli uni spettatori del tempo che scorre “Lungo i bordi” prima e ora presi da “Cattive abitudini”, gli altri coloro che hanno scelto, dopo la decisione di “Tornare nella terra“, di fare uno studio approfondito dei minerali, in particolare il “Quarzo”. E se nello split precedente avevano visto la luce esclusivamente canzoni inedite, qui è giunto il momento di cambiare le carte in tavola. E allo stesso tempo di confermare quella che è una delle caratteristiche di uno split.

Non solo nuove conferme delle proprie vie di pensiero, ma anche il sopracitato scambio di favori tra i due progetti. La reciproca rilettura dei mezzi di comunicazione dei quali questi si servono.

Ne consegue un Emidio Clementi come situato in un ignoto posto, magari vicino ad una finestra dalla quale è riflessa una luce esterna, in compagnia di chitarre prima soffici e poi tremolanti, mentre recita, con un leggerissimo tocco canterino (di certo non com’è avvenuto con “Club Privè”), Morse dei Bachi da pietra. E poco dopo affacciarsi a quella stessa finestra, auspicando con tutto se stesso l’arrivo di Un altro domani, la fiducia nel futuro, che sia o meno dietro l’angolo.

Amore, ascolta, non tornerò per cena. Il fiume è ingrossato, la strada gelata e dove un tempo ci fermavamo a guardarci il vento spinge lontano.

Il tutto con l’immancabile presenza del trascinante drumming di una sempre ottima Vittoria Burattini.

Ma, quando è il momento, per i Bachi, di entrare in scena, cambia tutto. Un po’ di rock-blues caratterizzato da sfuriate di timpani e tamburi, da sempre uno degli strumenti che caratterizzano un personaggio come Bruno Dorella, è quello che accompagna Giovanni Succi, che, tra Mengele e Waterloo, propone una sua visione del “Litio”, diversa da quella dei Massimo Volume. Un minerale che si presenta in una forma più appesantita rispetto a quello che era prima, una forma metallica. Per poi affondare all’interno di un ipotetico Stige, però in una chiave meno infernale e più terrena. E questo è lo Stige 11: il molo che permette al Litio di subire un’ulteriore trasformazione.

Vieni, mieti, sciogli sassi in sabbia, spargi cieca letame, confondi concime nel male, mai memoria, mai stanca, arriva, imballa, imbavaglia, per il concerto di silenzio che siamo noi.

Anche questo è il silenzio che si traduce in musica. Perché il rumore del silenzio può essere più forte di quanto si possa immaginare. E queste persone l’hanno sempre saputo.

Il silenzio non dorme mai, e neanche la musica. Che si mostri in un full-lenght o in un extended-play. Per loro ci sarà sempre un altro domani.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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