One Dimensional Man – A Better Man

One Dimensional Man - A Better Man

One Dimensional Man - A Better ManCome on… let’s go.

Dovendosi focalizzare soltanto su una figura ormai nota a tutti come quella di Pierpaolo Capovilla, c’è da dire che il 2011 non è partito nel migliore dei modi per lui. Ma, più che per lui, per Il teatro degli orrori. L’abbandono di Francesco Valente ha segnato sicuramente un duro colpo per entrambi, e ancora non si sa se si tradurrà in una vera e propria chiusura di sipario per il progetto di cui sopra, per l’energia che aveva, per il suo modo di comunicare e la sua capacità di arrivare ai più, tra Majakovskij e Ken Saro-Wiwa. Eppure… eppure nella vita di Capovilla non c’è solo il Teatro.

Indi per cui c’è da fare momentaneamente un salto nel passato, in un periodo all’interno del quale si faceva sentire parecchio un brano (con il relativo album) chiamato “You kill me”. Ma anche un po’ prima, quando il progetto autore di quel brano non era che agli inizi. E così ha visto la luce quello che è l’Uomo Unidimensionale, che, con le sue vicissitudini e i suoi spostamenti, ha finito per arrivare dove è arrivato oggi. Non semplicemente sotto le mere sembianze di Capovilla.

Sono tante le persone che hanno scelto di attorno a questa figura, e sono le stesse che hanno deciso di intraprendere strade diverse, dopo un po’ di tempo. Batteristi e chitarristi, anch’essi parte di questa creatura, in un passaggio di testimoni. Ma c’è anche chi non ha perso l’occasione per tornare ad averci a che fare. Ed è così che, con il nuovo ingresso alla batteria di Luca Bottigliero, un uomo dalle mille facce come Giulio Ragno Favero torna ad imbracciare la chitarra con l’Uomo Unidimensionale, lasciando il basso a Pierpaolo.

A man forgets he has to eat, has to play, he has to sleep. A man forgets what he meant to do, what he ever was, what he ever knew. A man forgets was ever bad, ever wrong, he was ever sad.

A Better Man“, un uomo migliore. Capovilla, l’Uomo Unidimensionale o qualunque uomo? Forse tutti e tre. Fatto sta che proprio colui che aveva supplicato di essere portato via sette anni fa adesso sta cercando di intraprendere un percorso diverso, capace di risollevarlo dalle magagne compiute in precedenza.

 Ma anche molto impegnativo.

Fear of my fear that I did fear, when in the mystery I did scream that secret, silent scream that only I could hear. And I would love to feel that I could ever love again…

Si parla di paure, ed ecco correre lungo la schiena il timore di sbagliare ancora, di fare qualcosa di ancora peggiore di quanto già non sia stato fatto prima. È un sentimento troppo, troppo difficile da mascherare e da nascondere, è un grido proveniente dal cuore che non si può soffocare, non si può sedare, non si può fermare. Del resto non sempre, per non dire mai, al cuore si comanda. È pur sempre un organo del corpo umano da non sottovalutare. E mentre prende a pulsare il respiro si fa più affannoso, pare un terremoto, è difficile da misurare.

Too slow we realise how quickly we must leave.

Ecco! È giunto il momento di fuggire da questa bestia affamata che cerca di farsi strada all’interno del proprio io, divorando tutto quello che intralcia il suo percorso! E nel farlo è necessario trovare una via avente come sbocco la completa liberazione da tutti i timori. Una via di cui possono essere complici, oltre a quelli che sono dietro l’Uomo Unidimensionale, anche altri, siano amici Super Elastici di sempre (Gionata Mirai), semplici colleghi (Bob Rifo), musicisti situati un po’ dovunque che non perdono mai il loro talento (Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli) o nomi poco noti dell’avanguardia straniera (Eugene Robinson degli Oxbow). Una via che può essere sintetizzabile in un bicchiere di vino, nella necessità di immergere il proprio volto nel seno di una donna tanto amata, non senza i suggerimenti di un Noel Scott Engel qualunque, o anche nel volo vero e proprio, un volo sommesso, se è necessario, anche nel pianto, pur di sbarazzarsi del suddetto malessere. Una via che porta a ben undici dichiarazioni d’intenti.

What fate tomorrow’s dawn will bring, too soon the morning birds will sing, so close my eyes, find peace within this crazy…

Che cosa riserverà il futuro a proposito di questi intenti? La parola qui spetta al tempo, e allo stesso tempo a quello che sono tali dichiarazioni, ovvero manifestazioni del fatto che, quando si vuole, le possibilità di soffocare la disperazione interiore le si ha eccome. E non sono buttate alle ortiche.

Sarà possibile la concretizzazione di un uomo migliore?

Gustavo Tagliaferri

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