Intervista a N.A.N.O.

I racconti dell’amore malvagio” è il secondo disco di N.A.N.O. (al secolo Emanuele Lapiana, ex (c|o|d). Strane copertine, titoli bizzarri, packaging magnifici. Il resoconto di un piacevole scambio di email.

– “Mondo/Madre”, tuo esordio solista risalente al 2008, rappresentava un insieme di canzoni fissate su portatile fra il 2004 e il 2006, nel corso di vari viaggi attraverso il mondo. Com’è nato, invece, “I racconti dell’amore malvagio”?

– Dopo aver suonato live le canzoni di “Mondo/Madre” mi sono accorto che i brani mi piacevano di più live. sentivo che suonate da altri, anziché da me, le canzoni avevano un respiro più ampio, erano come più colorate, più profonde. Mi sono quindi messo subito al lavoro cominciando a pensare le canzoni suonate e cantate da altri, così ho cominciato a coinvolgere persone che potessero donare alla mia scrittura una dimensione musicale ed umana di maggiore spessore. Così è cominciato questo lavoro, più o meno…

– Ecco, che mi dici dei tanti ospiti che compaiono sull’album? Immagino siano tanti amici, ma anche qualche idolo (passami il termine).

– Senz’altro. Ho cercato di coinvolgere persone che fossero interessanti dal punto di vista musicale, e coinvolgenti / coinvolgibili dal punto di vista umano.

Fiumani è proprio un mio eroe, e lo è forse ancora di più oggi, che l’ho conosciuto personalmente. Non è affatto personaggio, è persona, con tutti gli aspetti del mito, ma anche dell’uomo, senza vergogna né remore. Speciale. non ordinario. Per questo messo un po’ ai confini del mondo musicale italiano, che è conformista, modaiolo e povero di spessore. Così come gli altri ospiti, da pacifico, a Sara Mazo, a Max Collini… ognuno è nel disco perchè ha voluto esserci, e portare un contributo personalissimo.

Nessun’ospite, anche se canta le mie canzoni, risulta spersonalizzato, anzi, credo che sia proprio l’originalità di queste persone, il loro essere speciali, che hanno dato al disco maggior godibilità e spessore. La cosa vale anche per gli ospiti meno celebri, che mi hanno davvero “aperto” la mente in studio, mostrandomi sfaccettature dei brani per me solo intuibili in fase di scrittura. Registrare persone così diverse tra loro è stato davvero un’esperienza emozionante.

– Nei tuoi testi è facile rilevare una disillusione che spesso sfocia in dolce malinconia. È questo, il “cuore” della tua poetica?

Non saprei dire. Non sono certo della disillusione di cui parli, nel senso che essa è un sentimento definitivo, è una totale perdita della capacità di illudersi; io credo che il cuore di ciò che scrivo e canto contenga in sé l’esatto contrario… certe illusioni sono perse, ma non la capacità di credere nei miracoli, nei sogni, e nella parte migliore degli uomini. O perlomeno questo è quello che vorrei esprimere. La malinconia invece è senz’altro uno stato in cui spesso mi trovo quando scrivo, penso sia vero quanto dici…

E.M.I. è dedicata al mondo, in decadenza, delle major?

– No, assolutamente. E.M.I. parla di tutt’altro. È una canzone sull’abuso domestico. Su come le case, le famiglie, che dovrebbero essere il rifugio dell’amore, spesso si trasformino in posti tremendi; spesso l’abusato protegge l’abusatore. Spesso la preponderanza fisica diventa anche mentale. Ecco, E.M.I. parla di questo.

– Che mi dici, invece, del titolo?

– Ho scelto il titolo molto accuratamente. Credo interpreti e contenga lo spirito del disco. Sono effettivamente varie situazioni musicali ed narrative, quindi racconti diversi, con il leitmotiv di questo groviglio di sentimenti belli ma anche marci, cattivi.. L’amore non è (solo) uno sbriluccicante mondo di gentilezza e tepore e protezione, quello vero sa essere anche il capo della tua gestapo personale.

– La copertina, a prima vista, sembrava “innocua”, ma mi sbagliavo! È solo un particolare di un quadro più grande e più “malvagio”.

Yeah! Verissimo. Per questo mi pareva adattissima. Il dipinto ha preso forma proprio nel periodo in cui stavo anche stendendo i brani; c’e’ un collegamento inscindibile tra i mostri presenti in copertina e sul retro, e le canzoni del cd.

– Il packaging del cd è notevole. È raro vedere prodotti del genere di questi tempi.

– Grazie. È da sempre una cosa cui tengo molto. Anche in tutti gli altri miei dischi il packaging era parte integrante del lavoro. Questa volta ho coinvolto Bijan Tehranian, che da qualche tempo mi seguiva dal punto di vista fotografico. Lui è anche un grafico notevole ed il suo gusto dark e sensuale mi pareva perfetto per le atmosfere del disco. A parte i miei quadri, tutta la grafica e’ farina del suo sacco; sono assolutamente felice del risultato e credo collaboreremo anche in futuro; lascia che segnali il suo sito: www.bijan.it

– Promuoverai dal vivo “I racconti dell’amore malvagio”?

– Senz’altro, ora stiamo vagliando alcune situazioni live. Mi piacerebbe fare uno spettacolo speciale, con una band a sei un po’ bislacca. Essendo un disco ed un set piuttosto atmosferico, necessito di una situazione ad hoc; anche per questo abbiamo detto no ad un paio di proposte per festival estivi, preferisco suonare in situazioni più nostre, più intime. Riprenderemo le prove da metà agosto, per essere pronti dalla metà di settembre. Se qualcuno ha qualche posto speciale da suggerirci non ha che da comunicarcelo, basta scrivere a nano@ilnano.it

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

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