Luminal – Io non credo

Ho visto me stesso partire, voltarsi, guardarmi e non dire: io avevo paura e non sogni, avevo paura e non sogni“.

Osservare quella che è l’evidenza dei fatti attraverso due punti di vista: quello di chi, come Cristiano Santini, ha saputo rifarsi una vita (dopo la triste chiusura di un progetto come i Disciplinatha, del quale si è sentito parte integrante, sia nel rappresentare, con annesse polemiche, le contraddizioni di un’epoca diversa da quella di cui già si erano occupati i CCCP Fedeli alla linea, che nel mostrare una panoramica del mondo, la propria casa e allo stesso tempo un luogo da capire e da cambiare) da cantante a produttore discografico, con la nascita della Black Fading Records, contrapposto a quello di un gruppo di ragazzi residenti in quel di Roma, loro città nativa, e nella cui anima scorrono le stesse note composte dal loro produttore e dai sopracitati.

Ed è così che hanno preso vita i Luminal, i quali possono essere considerati come un’ipotetica continuazione dei gruppi di cui sopra, in particolar modo focalizzandosi sui profili delle loro due voci leader, Carlo Martinelli e Alessandra Perna, identificabili come delle versioni moderne di Danilo Fatur e Annarella Giudici, ma meno eccentrici e con dei look più semplici. Due anni fa specializzati nella presentazione dei concetti di “Tattica e disciplina”, e adesso nelle condizioni giuste per mettere in atto tali concetti, presentando quello che può essere un manifesto di continuazione della loro opera prima: “Io non credo“.

Io non credo, nella realtà io non credo, nelle parole non credo, nei tuoi occhi chiusi non credo. Io non credo, nel padre e la madre non credo, nello spirito santo non credo, nella secessione non credo. (…) Io credo, nell’abbandono io credo, nella vergogna io credo, nell’assenza io credo. Io credo, nella mancanza io credo, nella colpa io credo nell’equivoco credo”.

Passione. Quella che scorre nella voce della Perna e nelle sue parole. Parole che mettono in risalto la propria personalità, i propri sentimenti, il disprezzo per tutte quelle cose che sono state buttate al vento. Un faccia a faccia con una situazione che ormai conoscono anche le pietre per quanto è difficile da descrivere in poche parole, sia se si è colti da un immisurabile sconforto che se ci si sente più in pace con se stessi. Il tutto considerando che “Io non credo” è un album avente come tema l’Italia, alla luce dei 150 anni della sua unità. Ma, a pensarci bene, può vedere coinvolti anche altri paesi, caratterizzati dalla stessa logica, quella del “tutti contro tutti” (Alle gegen alle). I “potenti” contro i “deboli”. Responsabilità delle quali non si è ancora consapevoli che si scontrano con ingiustizie di svariato tipo, ieri come oggi. E la solitudine e la ricerca di comprensione che non smettono di farsi strada nell’individuo, qualunque sia il suo modus vivendi: da colui che continua a ripetere tra sé e sé Si può vivere a colui che, nel suo essere uno, nessuno e centomila, continua quella che è la sua lunga corsa, mentre il giorno prende vita sopra una collina, fino ad arrivare al poeta che è riuscito in qualche modo a parlare con la notte, a umanizzarla, a concepirla come una creatura che, nonostante il vociarsi che la contorna, si sente proprio nella stessa condizione del poeta.

E nell’aria non si fa sentire solo la voce di una donna, ma anche quella della sua controparte: il furioso Martinelli, colui che urla nell’oscurità “la mia rivoluzione è più irreale di me“, esprimendo un tentativo sia di farsi autocritica e di rendersi conto della propria condizione di persona che di descrivere quella che è la presenza al mondo dei/delle varie Baby Blue che sanno che, nonostante ciò, non è ancora finita, mentre svariate persone gridano “è finita“. Perché cambiare la propria vita è ancora possibile, se lo si vuole. A cominciare dall’interno di se stessi. Così facendo può esserci anche la possibilità di sfuggire alla solitudine, servendosi di un’arma che opera in campo positivo: la comunicazione, possibile anche con l’ausilio di queste note. Perché la musica è anche comunicazione.

Questo, e non solo, fa parte degli intenti che si sono da sempre preposti i Luminal. Comunicare attraverso musica, parole e storie, possibile tramite quello che è il loro cuore punk-rockeggiante. E, mentre quelli che si sentono nel giro di circa quaranta minuti sono battiti che si fanno sempre più forti, non c’è unità d’Italia che tenga. C’è solo da agire, affinché la propria rivoluzione non sia più irreale. Prima che sia troppo tardi.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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