Intervista ai Dead Elephant

dead elephant

L’uscita del secondo album, licenziato dall’inglese Riot Season, offre l’occasione per intervistare i cuneesi Dead Elephant. “Thanatology”, un concept album, cambia le carte in tavola rispetto all’esordio (“Lowest Shered Descent”, del 2008). Ne abbiamo parlato con Enrico Tauraso (voce, chitarra ed effetti), unico membro della band sempre presente, dagli inizi ad oggi.

Negli anni avete avuto problemi di line-up, oggi com’è la situazione?

C’è molto entusiasmo, sia per “Thanatology” che per il materiale nuovo. Abbiamo grande esigenza di terminare la scrittura di nuovi brani e questo credo che sia un ottimo segno. A mio parere la formazione attuale dei Dead Elephant è la migliore che questa band abbia mai avuto.

Prima di “Thanatology”, non doveva uscire uno split 7″ con gli ZU, con la cover dei Cherubs?

Purtroppo non abbiamo mai avuto in programma di far uscire uno split con gli Zu utilizzando una cover dei Cherubs.

Strano, mi devo essere confuso. Sai com’è, sono un utente del forum Neuroprison e vidi tempo fa questa notizia…

Nessun problema. Probabilmente qualcuno parla più di quanto realmente conosce.

“Thanatology”, un titolo impegnativo, un concept sull’accettazione della perdita.  Colpisce, in questo caso, la poesia di Pasolini contenuta nel booklet…

Abbiamo deciso di includere “Alla mia nazione” nell’artwork perchè crediamo che le tracce che compongono “Thanatology” abbiano al suo interno il suo stesso disgusto. Ci troviamo in uno dei momenti più bassi della storia dell’Italia. Sia dal punto di vista sociale che politico. Con “Thanatology” sentivamo l’esigenza di piantare personalmente gli ultimi chiodi della cassa da morto in cui si è infilata la nostra nazione, con tutti i suoi luccicanti principi costituzionali al seguito. Occorre celebrarlo questo funerale se vogliamo andare oltre.

Personalmente non credo più né alla chiesa, né all’incompetente classe politica che ha amministrato il paese fino ad ora, ne alle ideologie che sono ufficialmente morte già diversi anni fa. Dobbiamo per forza di cose trovare un modo nuovo e più adeguato di interpretare la realtà. Non ci troviamo semplicemente in una fase di transizione. Questo è il momento in cui ci rendiamo conto che non siamo più in uno stato democratico. Il momento in cui per la prima volta ci è chiaro che cosa abbiamo perso.

La caratteristica principale dell’album sono i lunghi brani, tre su quattro, che uniscono con maestria la vostra anima ambient con quella più dura, un incrocio tra Om ed Electric Wizard, Unsane e Angelo Badalamenti. Nell’ambiente musicale il secondo album “è sempre il più difficile nella carriera di un artista“, per voi?

“Thanatology” non è stato semplicemente un disco per noi ma un’esperienza che ha richiesto molte energie e molto tempo per essere compresa, documentata e portata alla luce. Sentivamo che il nuovo materiale pur avendo il nostro marchio suonava diversamente da “Lowest Shered Descent” ma abbiamo pensato che la cosa migliore che potevamo fare musicalmente era quella di comporre il materiale in completa libertà, senza effettuare nessun tipo di censura interna alla band. Tutto si è svolto ancora una volta in modo molto naturale. In questi termini non è stato più difficile del nostro disco precedente.

In quanto tempo avete realizzato sia la scrittura che la registrazione dell’album?

Le prime versioni dei brani contenuti nel disco risalgono a più di quattro anni fa. Quindi ciò che potete ascoltare nel disco è il risultato di un lungo processo. La registrazione e il mixaggio sono state fatte in diverse tranches. Il tutto il lavoro in studio è durato circa un mese. Massimiliano Moccia ha fatto un ottimo lavoro e il Blue Records Studio era perfetto per le nostre esigenze.

– Parliamo un attimo dei testi. Su Neuroprison hai detto, in riferimento ad alcuni commenti sul precedente “Lowest Shered Descent” molto tempo fa,: “Colgo l’occasione per annunciare pubblicamente che il nostro prossimo lavoro sarà per la maggior parte strumentale con brevi inserti di cantato in una lingua completamente inventata da noi”. “Thanatology” è in inglese, per il prossimo album vi affiderete a questa “lingua completamente inventata” O, magari, approderete all’italiano?

Nessun cambiamento in vista per la lingua. Ci sono formazioni in Italia che sono in grado di comporre canzoni in italiano migliori di quelle che potremmo scrivere noi. Per ora non ne abbiamo mai sentito l’esigenza di scrivere nella nostra lingua madre, più che altro perchè ci interessa anche essere compresi fuori dall’Italia.

Marco Corona curò le grafiche del precedente disco, chi è, invece, l’autore dello stupendo elefante che capeggia sulla copertina di “Thanatology”?

Danijel Zezelj è un illustratore, pittore e autore di fumetti di cui sono fan da diversi anni. È stato un onore poter collaborare con lui. Ha pubblicato diverse graphic novel anche in Italia. Date un occhiata al suo sito se volete saperne di più: http://dzezelj.com/.

Da “un insieme di etichette” (Robot Radio Records, Donna Bavosa Records, Holidays Records…) all’inglese Riot Season. Com’è nata questa collaborazione?

Tutto si è svolto nel modo più classico dei modi. Abbiamo spedito semplicemente “Thanatology” a Riot Season. Il disco è piaciuto ed abbiamo ricevuto un email in cui l’etichetta ci diceva che era interessata a pubblicarlo. Noi siamo molto contenti di essere nel suo rooster perchè crediamo molto nel discorso che sta cercando di portare avanti. Non vediamo l’ora di poter fare qualche data in UK.

Avete citato come influenza la musica del compositore Angelo Badalamenti, famoso per la sua collaborazione con il regista statunitense David Lynch. Quale suo film vi piacerebbe musicare? Io opterei per “Lost Highway”…

“Lost Highway” è un capolavoro anche se preferirei musicare l’episodio 17 di “Twin Peaks”. Uno dei momenti che amo di più dell’intero telefilm.

Come sta andando il vostro disco all’estero? State pianificando un tour fuori dall’Italia? Anticipazioni?

In Inghilterra è stato accolto molto bene. Sicuramente al di sopra delle nostre aspettative. Presto partiremo per un tour che comprenderà Francia, UK e successivamente la Germania.

Marco Gargiulo

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