Intervista agli Zen Circus

the zen circus

Partire percorrendo una strada, meditare sulla scelta di svoltare lungo un’altra direzione e decidere poi di farla fino in fondo, non per un’unica occasione, ma per passarci di nuovo, e più di una volta. Il passaggio dall’inglese all’italiano. Dopo “Andate tutti affanculo”, del 2009, è il turno di “Nati per subire“, secondo album per La Tempesta, uno dei ritorni annuali che lasciano a bocca aperta ancora una volta. Con la firma di tre ragazzi che, in quel di Pisa, sono sempre in movimento: Andrea Appino, Ufo e Karim Qqru. Signore e signori, questi sono gli Zen Circus. Sentiamo cosa ha da raccontarci Karim, batterista del trio pisano.

Con quest’album proseguite quel percorso già intrapreso con “Andate tutti affanculo”, quello che vi vede cantare completamente in italiano, fondendo il cantautorato con atmosfere rock/blues. Che sensazione vi dà aver preferito la vostra lingua madre a quella inglese, dopo il semplice incontro tra entrambe le lingue, durato il corso di due album?

Per i contenuti che rappresentano “Andate tutti affanculo” e “Nati per subire”, era essenziale usare la nostra lingua. È un discorso di comunicazione. Questi due dischi parlano dell’Italia e l’unica maniera per esternare al massimo i contenuti era usare l’italiano. Poi il cambio d’idioma è stato un procedimento lento e graduale, partito da “Vita e opinioni di Nello Scarpellini, gentiluomo”. Con “Villa inferno” ci siamo resi conto che eravamo in grado di comunicare qualcosa.

Giorgio Canali, Dente, Enrico Gabrielli, Alessandro Fiori, Nicola Manzan. Sono alcuni dei tanti musicisti che hanno dato il loro contributo all’opera. E che hanno agito di nascosto, per certi versi, come se la vostra intenzione fosse quella di mandare a quel paese i tanti dischi con i nomi grossi solo per far spavento.

Sono tutti amici che hanno, in maniera molto “nascosta”, acquarellato il disco. Ci piace molto chiamare persone che amiamo sia musicalmente che caratterialmente e la riteniamo una cosa molto spontanea e naturale. E soprattutto molto bella.

Nel paese che sembra una scarpa non solo apre le danze, ma fa già capire che certi termini non li risparmiate affatto. Che il titolo sia un omaggio al Paese scarpa di Skiantosiana memoria?

Certo! “Cosa ti aspetti da un paese che sembra una scarpa” credo sia una delle frasi più calzanti e divertenti mai dette sul belpaese. Siamo molto affezionati a questa canzone, è stata una delle ultime composte per il disco, poco prima di entrare in studio e la consideriamo una fra le più belle scritte da noi in questi anni.

Del resto, come sostenete voi stessi, i “nati per subire” rappresentano “un po’ tutti gli altri, ma un po’ tutti noi“. Il che rende tale opera un vero e proprio ritratto dei giorni d’oggi. La giovane generazione odierna, dal “ragazzo eroe” ai “qualunquisti”, ha il suo spazio.

In questo disco cerchiamo di descrivere quello che abbiamo intorno, senza voler essere portatori di verità. Non lo vogliamo e soprattutto non ne siamo in grado, anche perchè a volte non siamo immuni dagli stessi errori e dagli stessi vizi che raccontiamo nel disco. La generazione odierna a mio avviso è meno rammollita di come viene dipinta. Girando l’Italia vediamo tanti ragazzi belli e con le palle; certo, la realtà non è sempre così, sarebbe demagogico dire il contrario.

E gli adulti non vengono meno a quanto sopra. Chi ha detto Cattivo pagatore?

I “cattivi pagatori”stanno dilagando in Italia. Pensare che più economicamente questo paese affonda e più fioccano le SNAI, mi fa venire i brividi. Questa cosa ultimamente viene sottovalutata da troppe persone. I video poker, il poker online, (non voglio fare il moralista) stanno diventando una piaga, sulla quale lo stato lucra, permettendo veri e propri stillicidi certosini e programmati, che passano dai canali tematici sul poker alle mille pubblicità su Superenalotto e affini, dove il messaggio di base è che se non giochi sei uno sfigato che si fa scappare sotto il naso soldi facili. Mentre la crisi imperversa, giocare sul dare la speranza di una ricchezza improvvisa è una vera e propria bastardata. Anche perchè, tranne pochi casi, il banco vince sempre.

Oppure prendiamo Franco, uno dei brani più blueseggianti, crudamente ispirata ad una storia realmente accaduta…

Franco racconta una giornata di lavoro di Appino di qualche anno fa, quando lavorava in una ditta di volantinaggio, nella quale per un breve periodo ho “militato” anch’io. È un testo davvero reale, quando l’ho letto la prima volta mi sono reso conto che era riuscito a descrivere alla perfezione quella situazione e quelle giornate. Ma in maniera particolare la vita di Franco. È un pezzo musicalmente meno diretto, a noi piace moltissimo suonarlo. Per me, parlando dei contenuti, è la vera canzone manifesto del disco.

Atto secondo. Perché un titolo simile? La si può considerare un ricollegamento a qualcosa già scritto per l’album precedente?

Rappresenta il seguito di “Andate tutti affanculo”.

A proposito di cantautorato, che cosa ne pensate di quello che sta succedendo a parte della corrente risalente agli anni ’70 e ’80? Per intenderci, Ivano Fossati che decide, con “Decadancing” di chiuderla qui, e voci di corridoio che vedrebbero Eugenio Finardi porsi interrogativi simili. Il tutto mentre pian piano sta crescendo quella corrente “post” che vede il sopracitato Dente, Brunori Sas, Paolo Benvegnù, Max Manfredi, i Têtes de Bois, Marco Parente, e chiaramente anche voi, in ascesa. È la fine di un ciclo e l’inizio di un altro?

Quelli che hai citato sono quasi tutti cantautori e noi non facciamo parte di questa categoria. Certamente il cantautorato fa parte di quello che siamo, ma rimaniamo comunque un gruppo rock.

In Italia negli ultimi anni c’è stato un rinnovamento della scena alternativa, stiamo vivendo un momento bellissimo, con tanti gruppi davvero fighi.

La musica è da sempre ciclica, ne è un esempio il ritorno alla lingua italiana dopo un periodo che vedeva molti gruppi nostrani usare l’idioma inglese.

Detto questo, è un bene, come in tutti gli ambienti, che ci sia un ricambio generazionale.

Avete mai pensato, in un futuro prossimo, di tornare a fare lavori cantati interamente in lingua inglese? Chiaramente senza tralasciare affatto quella che è la vostra svolta…

Chi lo sa… facciamo quello che ci piace e quello che ci viene soprattutto. Programmare troppo non porta quasi mai a nulla di buono.

Che fine ha fatto “Metal Arcade”, l’EP che doveva uscire a maggio?

“Metal Arcade” è pronto e uscirà nel 2012. È stato molto divertente realizzarlo; in realtà è una specie di side-project, nel quale reinterpretiamo (insieme ad un paio di cover) dei nostri vecchi pezzi in versione punk-hardcore, un genere che adoriamo da sempre, soprattutto io e Ufo.

I vostri esordi erano supportati da etichette “di fortuna”, come l dischi dell’amico immaginario e Ice for Everyone, fino a realtà più grandi come la bolognese Unhip Records e La Tempesta. Questo passaggio deve aver contribuito molto a quella che ormai si può definire una grande soddisfazione…

Abbiamo avuto sempre la fortuna di lavorare con gran belle persone, che sono diventate nel tempo amici. È stato tutto molto graduale, un passetto alla volta. Vedere “Nati per subire” entrare in classifica è stata una gran bella soddisfazione, per noi e per le persone che hanno condiviso questa follia negli anni.

Parlando della sopracitata Ice for Everyone, che ha prodotto band come The Casanovas, Criminal Jokers e, prossimamente, anche Fast Animals & Slow Kids: Appino, dobbiamo chiamarti produttore, talent scout o, semplicemente, mecenate?

Ice for Everyone è la nostra etichetta, con la quale produciamo solamente esordi di gruppi che riteniamo validi. Per tutti i dischi, la decisione è stata di tutti e tre; questa è la regola per far entrare un gruppo nella “scuderia”. Appino è un produttore molto efficace, perchè riesce a capire le doti delle bands che ha davanti e fa tutto il possibile per tirarne fuori la personalità, che nella musica, vale quanto l’oro.

Ritornerete davanti a Radio Maria, o magari a San Pietro, questa volta per suonare L’amorale?

(Ridono, ndr) Vedremo! Da Radio Maria, considerando la percentuale sempre in crescita di tumori causati dalle loro onde elettromagnetiche, è bene stare lontani!

Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Gustavo Tagliaferri e Marco Gargiulo

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