Le maschere di Clara – Anamorfosi

Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!” (Gustavo Adolfo Rol, sensitivo, poco prima di cadere in una crisi esistenziale).

È vero, a volte la potenza può fare davvero paura al punto di shockare uno o più individui. Anche se bisogna tener conto del fatto di essere o meno qualcosa di forzato e poco necessario, per non dire inutile. Questo non è di certo il caso di chi, alle 23:23, per la prima volta, nei mesi iniziali del 2010 ha deciso di registrare quattro vie di fuga tra il rock e il prog. L’incontro fra tre musicisti, due dei quali fratello e sorella, in un quadro allucinato, diviso in tre parti. La conseguente multipla comparsa del numero tre. La salita della scala di Escher. La perdita all’interno di “Sogni estinti”. La folle corsa delle voci che ne facevano parte. Le voci delle Maschere di Clara che facevano da soggetto principale di una giornata prossima alla conclusione.

Logicamente, passato un giorno, ne segue sempre un altro, e agli occhi dei più si ripropone lo stesso orario. 23:23. Ancora una volta. Evviva le coincidenze.

Ma stavolta è il momento giusto per mettere in programma la concretizzazione della grande idea partorita in precedenza, attraverso un’operazione chiamata “Anamorfosi“. Ergo, un vero e proprio full-lenght. Laura Masotto, Lorenzo Masotto e Bruce Turri a rapporto.

Padre dimmi che, non vivo più, padre aiutami, a scegliere, parlami se vuoi, di lacrime, ho peccato sai, dipingimi di nuvole…

Il risultato è il frutto di un processo che nel suo svolgimento non ha avuto alcuna compromissione o falla di qualsivoglia tipo. Un viaggio supersonico costituito da ben undici canzoni, dove le varie forme d’arte si prendono la mano. Rock e prog, già in armonia con la band, incontrano classica, noise, metal, poesia e letteratura, senza essere affatto fini a se stessi. Immaginatevi il Re Cremisi più tirato (Sonata in re minore, la title-track, Gustavo Rol) darsi ad una jam session con i Primus (Venere) mentre ascoltano la “Carmen” di Georges Bizet (Habanera), ma con testi meno giocosi, riecheggianti gli scritti di un tempo.

Nel mentre, i Masotto si contrappongono. Mentre l’uno si sfoga sentendo i primi Black Sabbath nel sangue (Apidistra, L’essenza), l’altra mantiene lo spirito declamatorio già presente in Porpora (qui ottimamente riarrangiata), anche se per sole altre due occasioni. Il suo violino, senza indugio, acquista maggiore nobilitazione, da strumento contrapposto al basso di Lorenzo. E sta a Turri occuparsi del resto, divenendo una macchina da guerra, ma nel senso positivo del termine.

Questo è essere un power trio. E se n’è accorto anche un ospite d’eccezione, un certo Nicola Manzan, la mente di Bologna Violenta, il cui sound fa leggermente capolino nella dantesca Acheronte, prima di lasciare spazio ad una chitarra spigolosamente ipnotica come quella di Piombo.

La chiusura è, apparentemente, la stessa di quello stesso giorno. La quiete dopo la tempesta dell'”anamorfosi”. Da qualche parte “Vienna dorme“. Dorme sonni tranquilli, e tranquilla è l’atmosfera che la circonda. In particolar modo grazie ad un inconfondibile pianoforte.

Sorriderà, nei pressi di una bugia“.

Ne vale sempre la pena. E se è un sorriso autentico, vale ancora di più. La conferma delle Maschere Di Clara è ufficialmente arrivata, e “Anamorfosi” dimostra come ancora una volta la musica italiana abbia un buon motivo per gioire della propria vitalità. Soprattutto quella più tirata. Non ne voglia lo spirito di Gustavo Rol, ma la voglia di scrivere non cessa.

Sogni d’oro.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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