Intervista a Promise and the Monster Ita/Eng (2011)

promise and the monster

Red Tide” è il secondo, pregevole album di Promise and the Monster, nome d’arte della svedese Billie Lindahl, dopo il promettente esordio del 2007 “Transparent Knives”. La nostra prima chiacchierata risaliva al 2009, quale momento migliore per risentirla se non questo?

– Quattro anni sono passati da “Transparent Knives”, tuo esordio. A freddo, come lo valuti?

– Lo guardo con tenerezza verso la persona che ero al tempo e non senza un po’ d’orgoglio.

– “Red Tide”. A che cosa fa riferimento il titolo? C’è un concetto che ispira l’album, una continuità tra i vari brani, un significato che li accomuna?

– “Red Tide” (Marea rossa, ndr) è l’espressione scientifica che indica le fioriture d’alghe nel mare, però suona anche come qualcosa di pericoloso e misterioso alle mie orecchie, e sì… potremmo dire che è un concetto o un’idea con l’intero album nella sua interezza, ma questo lo lascio notare agli ascoltatori se ne hanno voglia.

– Come sempre, hai suonato la maggior parte degli strumenti, ma per la prima volta ci sono degli apporti esterni: la viola e il violoncello, rispettivamente suonati da Örjan Högberg e Sebastian Öberg dei Fleshquartet, e la batteria di Jörgen “Jugglo” Wall, anche produttore del disco. Proprio la batteria sembra lo strumento che mancava nell’album precedente. La sua aggiunta sembra che abbia dato maggior profondità ai brani. Tu che ne pensi?

Sì, lo credo. Amavo l’idea di inserire la batteria. Non so se ha aggiunto profondità al tutto ma sicuramente era un altro elemento che sentivo più adatto a quello che intendo fare. Un mio amico, successivamente al mio primo album mi ha detto: “È strano che la tua musica sia così dolce e fragile, non sei tu, perché tu sei vivace ed attiva”.

– Altro strumento importante nel disco è sicuramente la tua voce.

– Sì.

– C’è un contrasto netto tra “Transparent Knives” e “Red Tide”, non solo per quanto riguarda i suoni, ma anche copertine, immagini e video. In “Transparent Knives” ci sono ombre, bianco e nero, una foresta… nella sua interezza prevale un’atmosfera molto dark, sembri quasi un fantasma! In “Red Tide” prevalgono i colori caldi, c’è il mare, una spiaggia…

– Sì.

– A quali di queste nuove canzoni ti senti maggiormente legata? E fra quelle del primo disco, quali continui a sentire più tue?

– Il mio pezzo preferito è probabilmente Sand, era quanto di più vicino volessi fare; è dark ed orecchiabile allo stesso tempo fa molto “motociclista nel deserto”.

– I titoli dei brani sono composti da una sola parola, e molte volte iniziano per “S”. Una coincidenza?

– Volevo che i titoli delle canzoni fossero tutti molto simili e che al contempo risaltassero. Non so perché. Se lo sapessi non so se vorrei continuare a comporre musica.

Nico, una dedica alla “femme fatale”, una tua ossessione. Hai mai pensato di confrontarti con il suo repertorio? Magari con “Desertshore”…

– No, apprezzo il suo lavoro e sono affascinata dal modo in cui lei affrontava la vita. Era una tale contraddizione. Se qualcuno organizzasse una serata tributo a Nico, mi piacerebbe partecipare ma mi sono imposta la regola di non cantare mai le mie canzoni preferite in pubblico. Sono I miei pezzi preferiti per un motivo. Qualcuno li ha composti in un modo che rasenta la perfezione. Non vorrei mai fare una cover di una canzone, non vorrei cambiarla.

– Conosci il progetto musicale Soap&Skin? Nel suo EP d’esordio c’era una cover, ancor più tenebrosa dell’originale, di Janitor of Lunacy. Sei d’accordo se riscontro delle similitudini con lei?

– Noto le somiglianze, mi piace. Anche lei è evidentemente ossessionata dai pezzi dei Velvet Underground nella New York degli anni ’60 e tutto ciò che loro concerne, ma lei canta canzoni, io no. Ritengo faccia cose veramente originali e piacevoli. Credo che la sua versione di Janitor of Lunacy sia buona ma non sono d’accordo con il fatto che sia più cupa dell’originale; non credo vi sia alcunché di più cupo della voce assolutamente piatta e distaccata di Nico.

– Nei prossimi concerti, sarei sempre da sola sul palco?

– No, ora suono con qualcuno; a volte siamo due, altre volte suoniamo con la band al completo.

– Pensi di venire anche in Italia?

– Lo spero! Mi piacerebbe molto.

– Alla fine, hai letto il libro “Promise and the Monster”?

– No, non l’ho ancora letto (sorride, ndr).

Red Tide” is the excellent second album by the swedish act Promise and the Monster, also known as Billie Lindahl, following the promising 2007 debut album “Transparent Knives”. Our first chat dates back to 2009, so, what a better moment to meet up again with her?

– It’s been four years since “Transparent Knives”, your debut album. How do you judge it, now that you have had time to cool down emotionally?

– I look at it with tenderness towards the person I was at the time, and not without some pride.

– “Red Tide”: what does it refer to? Is there an underlying concept to the album, a continuous thread through each track, a common meaning?

– “Red Tide” is a scientific expression for algal blooms in the sea, but it also sounds like something dangerous and haunting in my ears. And yes, you could say that there is a concept or an idea with the album has a whole, but I leave that to the listener to contemplate if they feel like it.

– As always, you have recorded most of the instruments yourself, but there have been some external contributions for the first time: viola and cello, played by Orjan Hogberg and Sebastian Oberg (from Fleshquartet) respectively, and Jorgen “Jugglo” Wall, who is also the album’s producer, at the drums. And it’s especially the drums that seemed to be missing in your previous album. Its addition seems to add depth to the songs. Do you agree?

– Yes, I think so. I loved to add the drums. I don’t know if it added depth, but it sure was another element which feels more suitable for what I want to do. A friend of mine said after I had made the first album that “it is strange that your music is so soft and fragile, because you are not, you are lively and vibrant“.

 – Your vocals, of course, are another important element of the album.  

– Yes.

– I feel there is a distinct element of contrast between “Transparent Knives” and “Red Tide”, not only for the sounds, but also for the artwork and imagery. In “Transparent Knives”, there are shadows, black and white, a forest… it has a very dark atmosphere, from an overall perspective;  you almost look like a ghost! “Red Tide” is all about warm colours, there’s the sea, there’s a beach…  

– Yes.

– Which song are you most fond of? And, in regard to your first album, which songs do you still feel as yours?

– My favourite is probably Sand. It is closest to what I wanted to do. It is dark and catchy at the same time, and you get I nice desert rider sort of vibe

– The songs’ titles are always made of a single word, which often start with an “S”. Is it a coincidence?

– I wanted the song titles to be very similar, and the names to stick out. I don’t know why. If I did know why I don’t know if I would still make music.

Nico, dedicated/in memory of the “femme fatale”, one of your obsessions. Have you ever thought of tackling her repertoire? Maybe with “Desertshore”…

– No. I love her work and I’m fascinated by the way she handled life. She was such a contradiction. If anybody made a Nico tribute night of some kind I would die to participate, but I have a rule to never sing my favourite songs in public. They are your favourite songs for a reason, that somebody made them in a way very close to perfect. And I would never make a version out of a song I wouldn’t like to change.

– Are you familiar with the musical project “Soap&Skin”? In its debut EP there was a cover of Janitor of Lunacy, which was even darker than the original. Would you agree with me, if I told you that I find some similarities between you and her?

–  I see the similarities and I like her. She is obviously also obsessed with the songs and people around Velvet Underground i the 60’s New York, but she sings the songs and I don’t. I think she makes really cool and lovely stuff. I think her version of Janitor of Lunancy is good, but I don’t agree that it is darker, there can never be something darker than Nico totally dead and emotionless voice.

– Will you always be alone on the stage, at your next concerts?  

– No, I play with some people now. Sometimes we are two, and sometimes we are a full band.

– Will you perform in Italy too?  

– Hopefully! I would love to!

– Did you read the book “Promise and the Monster”, in the end?

– No, haven’t read it yet (smile, ndr).

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Si ringrazia per la traduzione Eliana Tessuto

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