Marco Notari – IO?

L’essere umano occidentale è proprio bizzarro. È capace di slanci d’affetto infinito verso il fedele quadrupede, ma anche di ammazzare “il proprio fratello per niente”. Con il suo ingegno è capace di imprese eccezionali (lo sbarco sulla Luna), ma anche dei crimini più efferati (le bombe atomiche sul Giappone). In Afghanistan e in Iraq ha detto di esportare pace, ma – curiosamente – l’ha fatto con la forza delle armi.

Da una riflessione sull’essere umano nasce “IO?”, terza fatica – dopo “Oltre lo specchio” (2006) e “Babele” (2008) – di Marco Notari, accompagnato anche in quest’occasione dai Madam, i suoi fidati musicisti. Andrea Bergesio, membro dei Madam, per l’occasione veste anche i panni del produttore artistico (nei primi due album la produzione era firmata Giulio “Estremo” Casale) e, inoltre, scrive e arrangia le orchestrazioni per archi e fiati.

“IO?” è ambivalente. Tanto nei testi quanto nella musica. Le liriche, ora più intimistiche ora più politiche – senza però scadere nella predica – sono calate in strutture dove suoni elettroacustici si legano all’elettronica, in un abbraccio caldo ma non soffocante. Un’ambivalenza forse volutamente ricercata per sottolineare la dualità umana a cui accennavamo.

Notari guarda dentro di sé (“Io, il mio corpo e l’inconscio/Siamo la mia trinità/Ci rincorriamo ogni giorno/Chi vincerà?” – Io, il mio corpo e l’inconscio). Scava nei suoi ricordi (“Noi due in un tramonto francese che sembra eterno/Anche se nulla lo è mai” – Io?), cerca di strapparli allo scorrere del tempo dandogli vita eterna, eterna com’è solo l’arte (“Dina canto per te questa canzone/Dina canto per te qualcosa che non muore” – Dina). E si pone senza difese verso l’ascoltatore. Nudo. Come nudi dovrebbero essere, l’uno per l’altro, due amanti (“Perché noi siamo diversi/Bambini all’uscita di scuola sabato/Leggeri e mai più sommersi/Da quei meccanismi subdoli/da quelle parole di nero rancore” Le stelle ci cambieranno pelle).

Ma Notari guarda anche attorno a sé. E vede altri uomini: uomini come lui, fatti della stessa carne e dello stesso sangue (“Davide di notte guarda il cielo/È nero come il suo sangue/Lo sa, se si addormenterà/Gli ruberanno l’anima/Mohammed di notte guarda il cielo/È nero come il petrolio/Lo sa, se si addormenterà/Gli ruberanno l’anima” – L’invasione degli ultracorpi). Condensa un saggio di sociologia, lui che è un economista politico, in una canzone, senza perdere in comprensibilità (Il plasma dei televisori è il novo crocifisso/Le piazze sono vuote la gente è in ricevitoria/A grattare in agoniaHamsik). Senza dimenticarsi dei deboli: gli animali, in questo caso (Decapitato in un mattino grigio/Insieme a cento altri miei fratelli/Avvelenato in un laboratorio/Scuoiato vivo nella mia prigioneLa terra senza l’uomo). È un invito alla riflessione, il suo. Null’altro.

La musica, com’è facile intuire, corre dietro alle parole. Ritmi incalzanti si alternano a suoni eterei e sognanti. Un ceffone a palmo aperto, e subito dopo una dolce carezza. La strana coppia (fino ad un certo punto), l’elettroacustica e l’elettronica che si legano in un sol corpo, crea un’atmosfera rarefatta, avvolgente, sincera.

Le collaborazioni, per niente esagerate, sono sicuramente discrete: il disco non poggia sulle comparsate. Ma se il featuring di Dario Brunori è particolarmente azzeccato – “I figli nei prati a raccogliere i padri/Le sante crociate di nostro Signore/La gente che soffre, la gente che muore/Chiamare il petrolio la guerra al terrore/La pazzia, l’economia, l’economia” (L’invasione degli ultracorpi): le parole ben si legano alla sua poetica, oltre che al suo timbro vocale – quello di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione nel primo singolo estratto, Le stelle ci cambieranno pelle, scorre via nell’anonimato: l’impressione è che ci sarebbe potuto essere chiunque al suo posto.

Cerasuolo però si fa notare per meriti extramusicali, in ogni caso artistici: le sue colorate illustrazioni di cui si compone il booklet, e che accompagneranno l’ascoltatore lungo le nove tracce (più una reprise) di “IO?”, non passeranno certo inosservate.

Marco Notari prova ad aggiornare il cantautorato (qualunque cosa, per voi, significhi) italiano. Ci riesce? Non ci riesce? Sta a voi ascoltatori dirlo. Ma dategli almeno una possibilità. Se siete alla ricerca di qualcosa di onesto che parli al cuore, non ne rimarrete delusi.

Christian Gargiulo per Mag-Music

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