Intervista a Dente

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Di proliferar non smette quella che può essere vista definitivamente come l’era dei nuovi cantautori. Con il ritorno di autori già presenti sulla scena da tempo, come Marco Parente, Cesare Basile, Paolo Benvegnù e Giancarlo Frigieri, e la riconferma di Brunori Sas, che da Rino Gaetano ha preso parecchio, non poteva mancare all’appello Giuseppe Peveri, ovvero Dente, noto maggiormente per un ottimo album come “L’amore non è bello“, che l’ha visto un po’ Battisti un po’… se stesso. E con “Io tra di noi“, album che ufficializza il suo ritorno sulle scene a due anni di distanza da tale lavoro, cambiano le carte in tavola: meno Battisti e più se stesso. E in quanto a spiritosaggine non scherza affatto. Non ci credete? Beh, sarà lui stesso a dimostrarlo a proposito dell’album di cui sopra e non solo…

Prendiamo in analisi innanzitutto il titolo dell’album: “Io tra di noi”. A cosa è dovuta la scelta di rifarsi a Charles Aznavour per quello che è il tuo nuovo lavoro in studio?

Ho utilizzato una rivisitazione di quel titolo per esprimere al meglio quello che stava dentro al disco.

L’album in questione è stato rilasciato l’11 ottobre, ma, guarda caso, sono state diffuse su YouTube tutte le tracce cinque giorni prima di tale data. Una cosa abbastanza curiosa…

Questo non mi risulta. Non me ne sono accorto?

Il giorno stesso dell’uscita hai rilasciato l’intero album tramite YouTube. Non ti sei lasciato sedurre da streaming esclusivi sulle più blasonate webzine…

Non mi andava l’idea di far sentire tutto il disco in streaming prima dell’uscita, è una pratica dei nostri tempi ma non la condivido. Poi, abbiamo deciso di pubblicare tutte le tracce su YouTube il giorno dell’uscita perché tanto lo avrebbe fatto qualcun altro.

Le influenze prima e dopo. Con “L’amore non è bello” si è avuto a che fare con un album d’ispirazione molto battistiana, “Anima latina” in particolare, citato più volte. Qui invece il suono di Dente diventa più personale. Che cosa provi di fronte ad un cambiamento di questo tipo?

Non ho mai ragionato in questi termini sulla mia musica, scrivo canzoni e quel che esce esce.

Ad un suono più personale corrisponde un cambiamento radicale. Ascoltando la melodia base di Da Varese a quel paese viene da pensare che un po’ di allegria sia rimasta all’interno di quello che tu definisci un disco molto malinconico. Alla Walk of Life, senza scomodare Mark Knopfler…

Sì, credo che sia un disco incentrato sulla malinconia, sui ricordi, ma Mark Knopfler non l’ho mai ascoltato.

Mentre in Rette parallele stupisce la presenza di sonorità quasi caraibiche. Paradossalmente proprio adesso che l’estate è finita…

I dischi stagionali non sono il mio forte.

I testi. Prendiamo Piccolo destino ridicolo e in particolare una frase che colpisce molto: “Più che il destino è stata l’ADSL che vi ha unito“. Si può percepire un richiamo al ruolo che ha la tecnologia oggigiorno a proposito dei rapporti tra le persone?

Più che altro è un richiamo al ruolo della paura della solitudine.

La settimana enigmatica, considerando quello che è per tutti “La settimana enigmistica”, è evidente che si basa su dei giochi di parole riecheggianti fatti precedenti…

Questo è un enigma?

La realtà musicale odierna. Che rapporti hai con questa, tra le tue tante recenti collaborazioni, e con quale ottica vedi il suo futuro?

Il futuro non lo conosco e visto che mi fa paura non ci voglio pensare. Oggi in Italia ci sono nuove energie, ottimi autori e un’attenzione da parte del pubblico che non si vedeva da anni, speriamo bene.

Che poi c’è una notizia recente che sorprende: tu hai scritto un brano per Marco Mengoni. Come Francesco Bianconi per Noemi e Giusy Ferreri, o persino Ivano Fossati per Tiziano Ferro. Come mai questa decisione? Esigenze economiche o stima reciproca?

Perché da che mondo e mondo gli autori scrivono per gli interpreti. Questo tipo di notizia non dovrebbe stupire. Marco mi ha proposto di scrivere il testo di una canzone scritta da Paolo Nutini, il pezzo è bello, marco è un ottimo cantante. Perché no?

In questi ultimi mesi si sta assistendo a quello che è un periodo strano per il cantautorato degli anni che furono. Il sopracitato Fossati, con “Decadancing”, decide di chiudere il sipario, e, se non sono voci di corridoio, anche Eugenio Finardi vorrebbe prendere questa decisione. Si può dire che grazie a personaggi come te, Brunori Sas, Giancarlo Frigieri, Paolo Benvegnù, giusto per fare dei nomi, si stia costruendo un movimento di rinascita, il cosiddetto post-cantautorato, la cui ispirazione è tratta proprio dal passato e non solo?

Post-cantautorato è davvero brutto come termine, io non ci voglio entrare li dentro. i movimenti si capiscono solo dopo tanto tempo se sono stati movimenti, oggi non possiamo autodefinirci ne movimento ne scena, ne riparliamo tra un po’.

Foto di Ilaria Magliochetti Lombi

Gustavo Tagliaferri

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