Teresa De Sio – Tutto cambia

Dando un’occhiata generale alla carriera di una cantautrice come Teresa De Sio, va sottolineato come non le sia certamente mai mancata la voglia di avventurarsi in più rami del mondo della musica. Dai profumi folk delle “Villanesche popolane del ‘500” alle incursioni elettroniche, con tanto di Brian Eno a supporto, di “Africana”, fino alla rilettura di vari classici della sua terra presente in “Toledo e regina” e alla momentanea scelta di far prevalere la lingua italiana sul dialetto. Tutto questo finché non ha preso vita, alla fine degli anni ’90, il progetto “La notte del Dio che balla”. Ordunque, se è vero che certi modi di fare sono impossibili da smuovere, essendo parte del proprio DNA mediterraneo, è altrettanto verificabile il fatto che imbracciare una tammorra da “A sud! A sud!” in poi, primo lavoro nato in seguito a quanto sopra, ha significato molto per questa donna, rivelandosi uno sbarco in un’ulteriore dimensione legata al concetto di tradizione. Una tradizione in chiave moderna dalla quale “Sacco e fuoco” non ha preso posizioni contrarie. Predatrice prima, principessa poi.

Tutto cambia“, terzo capitolo in studio del periodo “tarantolato” della De Sio, per essere un’opera la cui gestazione è avvenuta nel corso di due anniversari, ovvero da una parte quello dei 150 anni dell’Unità D’Italia e dall’altra quello dei 110 anni della nascita della FIOM (Federazione Impiegati Operai Metallurgici), già dalle prime tracce lascia intravedere una maggiore necessità di trovare equilibrio, rispetto ai precedenti lavori, tra composizioni proprie e riscoperte di brani da una parte “resistenti” e dall’altra tipici di altre correnti, non certo meno interessanti. Ciò avviene in contemporanea di quella che si può considerare come una convivenza tra amore e guerra.

È inutile ca dici: ‘Teresa è sempre ‘a stessa’, io voglio cagnà nomme, chiamame brigantessa!

La metamorfosi da principessa a brigantessa è il passaggio effettuato, e ormai definitivamente compiuto, nel tempo passato da “Sacco e fuoco” fino ad oggi, e si esprime proprio attraverso composizioni, con la firma della stessa Teresa, che vanno dalla movimentata traccia omonima e la più sofferta Canta cu’ me, entrambe accomunate da un senso di ribellione, a nuove parentesi sentimentali come Non dormo mai tutta la notte e dalla dolcissima e vagamente blueseggiante L’amore assoluto, fino a due brani che meritano un discorso a parte. Introdotti dal risuonare della voce di Don Andrea Gallo (“Il male grida forte, ma la speranza grida ancora più forte“), che in quanto a resistenza ne sa tutt’ora moltissimo, Basso impero e Padroni e bestie sono la traduzione in musica dello sguardo rivolto sia verso l’ipocrisia dilagante al giorno d’oggi, e proveniente soprattutto dai potenti (qualcuno ha parlato di una nuova La domenica delle salme), che verso il povero schiavo incapace di porre rimedio alla morte del suo “ciuccio” prima che il padrone se ne accorga.

Basso impero, basso impero, rullano i tamburi, basso impero, basso impero, fiaccole lungo i muri, tutto intorno a me!

Come un discorso a parte meritano anche le riscoperte di cui sopra, che portano al raggiungimento di quello stesso equilibrio. Non è da tutti i giorni trasformare l’Inno nazionale di Luca Carboni, già di per sé godibilissimo, in un vero e proprio sezionamento del concetto di “unità d’Italia”, a tal punto da stravolgere la linea melodica del brano stesso e mettere in discussione il succo dei 150 anni. Come lascia a bocca aperta pensare che la dolce title-track, ovvero la versione in italiano di Todo cambia di Julio Numhauser, sia stata ispirata da un’idea dell’ormai trascurabilissimo Michele Santoro, tanto da portare la stessa a cantarla sul finale di Tutti In Piedi!, tanto per rimanere in tema di FIOM. Rimangono le riletture di Fabrizio De André e Domenico Modugno. Se già Carlo Faiello aveva fatto sua Crêuza de mä a mò di Aonna ‘o mare, facendo un buon lavoro, altrettanto meritevole è la Na strada miezzo ‘o mare scaturita dalla mente della De Sio. Come anche il trattamento a cui vengono sottoposte Lu brigante e Scioscia popolo (quest’ultima anche con la firma di Eduardo De Filippo), la prima lenta tanto quanto il cammino del brigante stesso, messo a confronto con il lupo, con tanto di ululati a seguire, la seconda una forsennata pizzica d’incitamento.

Non dormo mai tutta la notte, però metà mi basta, rimango lì a guardare, la mia vita dalla finestra…

“Tutto cambia” rende l’idea di come quella che rimane come immagine di Teresa De Sio sia molto positiva, e a suo agio in un universo un po’ folk un po’ rock, ricco di colpi di scena, non per ultimo quello di includere tra i ringraziamenti anche il nome di Manuel Agnelli.

Certo, guardando in faccia la realtà più recente non si desiste all’idea di porsi nella propria mente questo interrogativo: cambierà realmente tutto come dovrebbe o cambierà tutto affinché non cambi nulla? Perché, nonostante l’ottima musica, c’è il rischio di diventare catastrofisti.

E confidare in Teresa non basta. Per quanto si voglia essere un po’ tutti dei briganti.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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