Recensioni Black Cobra - Invernal

Published on dicembre 2nd, 2011 | by Mag-Music

0

Black Cobra – Invernal


Immaginate un suono che riproduca ben benino la fanghiglia già appresa al catechismo della Southern Lord, etichetta per cui esce il disco in questione nonché azienda leader nel settore, non c’è che dire. Aggiungete una voce grassa ma lontana dagli eccessi delle coeve band sludge e doom. Buttateci in mezzo un po’ di Black Sabbath d’ordinanza (ormai non bisognerebbe manco dirlo) e quel maledetto groove slayeriano un po’ generalista. Agitate ma non troppo e, a piacere, spolverateci sopra delle sostanze ignote a gente come il buon vecchio onorevole Giovanardi ma pane quotidiano per reietti come questi.

A ben vedere il risultato ricorda volentieri la sfrontata attitudine di una band cardine nel genere ma accasatasi anni or sono presso Relapse: gli High on Fire. E qui viene il bello. Abbiamo passato un anno intero a sforzarci di capire se si potesse ritenere una “novità” un genere di frontiera per eccellenza come questo, nato cioè per soddisfare senza troppi celebralismi la voglia di durezza dei fan medi di certo metal un po’ bistrattato negli ultimi anni. E a pensarci bene non era poi gran cosa per queste band buttare in un pentolone un po’ di metal semitonale di terza mano (per sporcizia e rimaneggiamenti, of course), la disperazione più scorata dell’America post-Bush (l’America più abbandonata a se stessa, poi) e la violenza che i metallari hanno inconsciamente interiorizzato mediante l’esposizione ad una madonna d’influenze estreme diversissime…

Gli High on Fire ci sono riusciti in circa tre dischi (ma di soli cinque anni fa è il grandissimo “Blessed Black Wings”) e oggi di fronte ad una pur apprezzabile band come questa, un po’ ci ritrovo le stesse cose forse riconoscendo un’addizione di freddezza e gelo maggiori nel sound, che sono sempre la garanzia definitiva di ogni prodotto marchiato Southern Lord. Malessere puro, insomma, incazzatura seria come se non ci fosse più domani, come se innanzitutto fossimo tutti nati punk.

Poi alla fine mi decido e vado su Wikipedia perché questo “Cobra Nero” mi girava in testa da un bel po’. Clicco e scopro che la band ha già pubblicato qualcosa come tre dischi e due ep prima dell’ingresso in casa Southern Lord. E soprattutto che la band di San Francisco in realtà è un duo e che quei pulsanti bassi malefici sono un tutt’uno con le chitarre che ascolterete. Roba forte, insomma: batteria, chitarra e voce.

Detto ciò, sarà che il metal ci salverà insegnandoci ad avere sempre meno attese nel futuro, sarà che la sporcizia finalmente piace di nuovo ai metallari, sarà che la Southern Lord ha beccato il cavallo giusto pure quest’anno, ma non riesco a farmi venire indigesto un lavoro come questo, anche se le spie ci sarebbero tutte, inclusa la registrazione del disco presso lo studio di Kurt “prezzemolino” Ballou (Converge), tanto garanzia di qualità quanto novello Jack Endino del fighettismo hardcore del ventunesimo secolo. Per il resto, la band affonda a ritmi neanche troppo lenti accompagnati da un’incessante doppia cassa con riff che sono la quintessenza dello shredding semitonale (e a Matt Pike le orecchie fischieranno, e non solo per i troppi acidi). Roba da tirar cazzotti al volante della vostra auto ferma al semaforo per il tiro e i crescendo che offrono pezzo dopo pezzo, faccia testo uno come The Crimson Blade, autentico singolone per sfascioni con una six-pack di birre nel cofano. Meglio dei Black Tusk, meglio di chiunque altro ma, bisogna dirlo, relativamente peggio di ben altre band, mi vengono in mente i misconosciuti Facedowinshit, per dire.

Che ci volete fare, se le premesse sono queste io voglio starci dentro ancora un po’, anche perché la band dimostra di saperci fare davvero e di non aver rincorso il carrozzone di turno.

E voi?

Nunzio Lamonaca


Tags:


About the Author



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Back to Top ↑