Cathedral – Anniversary

Anniversary”, mai titolo fu più azzeccato (anche scontato volendo), il ventennale più doom della storia della borchia. Questo doppio cd live è un vero e proprio testamento musicale prima del loro addio alle scene (l’anno prossimo uscirà il loro ultimo album in studio). Ma andiamo con ordine. Era il 1991, e i Cathedral diedero alla luce il loro primo album, quello che sarà considerato di lì a poco una delle pietre miliari del doom metal, sto parlando di “Forest of Equilibrium”. Un tourbillon di riff granitici speziati da puro proto-doomster d’ispirazione Black Widow e Candlemass, da svariati cenni ai Pentagram ed ai Sabbath stessi, una folle e perpetua marcia funebre che ha in parte propiziato l’avvento del funeral doom metal assieme, ovviamente, a tutta l’ondata doom finlandese anni ’90, che ne ha dato i natali veri e propri. Dotato di un’accattivante immobilità ritmica che ammaliava l’ascoltatore con le sue divagazioni prog tanto quanto servono (Pictures of Beauty and Innocence in primis, un trip musicale di ben undici minuti), da un songwriting puro distillato d’odio e da una versione magistrale di Ebony Tears. Questo live (il loro primo ufficiale dopo svariati bootleg) è stato registrato il 3 dicembre 2010 all’Islington Academy di Londra in occasione del ventennale del gruppo e contiene per l’appunto nel primo dei due dischi, intitolato non a caso “Back to the Forest”, l’intero “Forest of Equilibrium” eseguito nella suddetta performance dalla band capitanata da Lee Dorian (ex Napalm Death), unico membro di sempre con la line-up originale del masterpiece in questione. Succulenta peculiarità quest’ultima, non solo per i fan dei quattro bellimbusti di Coventry, ma anche per tutti i doomster del globo terracqueo. Per tutti i fedayn del quartetto britannico la presenza di Mike Smail batterista della line up originale, che non aveva mai suonato dal vivo con la band, e quella soprattutto di Adam Lehan che lasciò la band nel ’93 per problemi all’udito, rappresentano due motivazioni in più per acquistare questo memento musicale.

Da un mero punto di vista tecnico, l’esibizione live è di qualità eccellente. Il basso ha un groove avvolgente che sovrasta letteralmente la chitarra solista in tutto e per tutto proprio per imprimere ancor di più il possente cadenzato classico del genere in questione. La batteria ha un sound vivo, unica pecca (forse atavica del gruppo stesso) la voce di Dorian. Il suo cantato, qualitativamente parlando, se lo ricordano in pochi soprattutto dal vivo (in studio si sa, grazie a madre tecnologia è tutta un’altra cosa) forse solo da un punto di vista stilistico è degno di nota rappresentando il giusto compromesso tra oscurità e ritmato calmo e spettrale. Inoltre i vent’anni anni in più sulle spalle non lo fanno ovviamente “ruggire” più come un tempo. Nel secondo cd (“Bleak Winter”) invece fa capolino la formazione odierna molto più in forma e non solo per motivi anagrafici (ammirevole ad esempio la performance di Garry Jennings attuale lead guitar) con i pezzi più famosi della band. Si va da Funeral of Dreams della loro ultima fatica “The Guessing Game” (ottimo lavoro) a “Carnival Bizzarre” passando per Vampire Sun, Upon Azrael’s Wings ed Enter the Worms, uno dei pezzi di riferimento di “The Ethereal Mirror”, il loro secondo album.

Un album di addio questo dei Cathedral, che dopo vent’anni anni sulle scene appendono i plettri al chiodo, un buon viatico per tutti coloro i quali vogliono immergersi nel magico mondo del doom e dello sludge o un pezzo da collezione per i fan sfegatati dei Cathedral… niente di più.

Giacomo Andrea Cramarossa per Mag-Music

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