Cannibal Movie – Officine Culturali Ergot, Lecce 06/12/2011

cannibal movie

Quando io avevo circa diciassette anni e almeno a vista potevo dare l’impressione di essere un headbanger tedesco in borghese (o uno skater impacciato di quelli che nella Bay Area ascoltavano indistintamente Metallica e Bad Brains – ecco, quelli erano i “thrashers”), ben poche cose mi lanciavano nella stratosfera delle illusioni adolescenziali. Una vabbè, era l’heavy metal, l’altra erano i fumetti.

L’ultima grossa passione che definiva meglio il mio status semi-nerd erano però i film horror.

Ora che gli horror le coppiette se li vanno a vedere il sabato sera giusto per scaldare l’atmosfera pre-copula, sembra che l’intero genere sia stato apposta rilanciato (in vero ormai quasi dieci anni fa) per imporsi anche ai piani alti fornendo giustamente nuovo materiale per battere cassa, niente più, niente meno.

Ma io, anzi noi, sappiamo com’è cominciato tutto. Sappiamo che tra un effetto speciale in computer grafica e una tartaruga seviziata dal vivo c’è una bella differenza. Il mio primo grande film in DVD regolarmente comprato è stato appunto la ristampa di “Cannibal Holocaust”, seguito da una vagonata di film di Fulci, Romero, Carpenter e soprattutto roba vecchia all’italiana.

Ecco, quando ho letto che la Sound of Cobra stava producendo una band il cui nome riecheggiava gli umori psichedelici delle colonne sonore di quei b-movie italiani e le atmosfere da cannibal-exploitation non ho potuto fare a meno di dare un’ascoltata al progetto. Lo ammetto però: la cassettina non l’avevo ancora comprata e il disco l’ho trovato in download gratuito sul Bandcamp dei Cannibal… che bello quando, sempre dieci anni fa, di crisi non si parlava neanche e i dischi te li comprava la mamma…

Questo pezzo lo scrivo nel primo pomeriggio, quello che segue è invece il resoconto della serata con i Cannibal Movie.

Raggiungo le Officine Culturali in netto anticipo – come del resto mi capita sempre – giusto in tempo per ambientarmi e godermi gli snervanti soundcheck (fossero pure gli Iron Maiden, ma i soundcheck rompono l’anima). Dovete sapere che tali officine altro non sono che un’accoglientissima e cordiale libreria situata nel centro storico della città che si occupa perlopiù di editoria di frontiera (etichette medie e piccole, svariati generi) e completa il quadro della socialità controcorrente dei suoi frequentatori con eventi di vario tipo come questo concerto che definire intimo è puramente eufemistico.

Attendo che il pacchetto tecnico si sistemi definitivamente chiacchierando con il duo cannibale tarantino (che scritto così è l’apoteosi del doppio senso), compro la loro cultissima cassettina (evvai, una delle ultime copie della tiratura di cento pezzi!) e spulcio altri vinili tra cui il recente e golosissimo split in vinile tra Don Vito e Bogong in Action (side-project del batterista dei cannibali), ammorbato dalla sadica copertina di quel genio del male di Ratigher.

Iniziano, la gente si accomoda tra incertezze e curiosità, un proiettore alle spalle del duo raccoglie caleidoscopiche immagini di cannibalismo e olocausti tribali in un delirio di colori fluo.

La band incede acida e allucinata come si è sentito in quei cinque pezzi del loro debutto, i crescendo sono notevoli e il nesso organo-batteria funziona alla grande. Quel che stupisce è come una soluzione semplice, memore di suggestioni e strizzate d’occhio che ormai un gran nucleo di fan della vecchia controcultura cinematografica venuta allo scoperto – previo sdoganamento del genere – è capace di riconoscere, e un certo tribalismo caloroso e primordiale unito a una psichedelia grezza e soffocante sia capace di immettere l’ascoltatore in un tunnel di sensazioni esotiche e moleste. E, cazzo, siamo solo in una libreria davanti a pochi astanti.

Il trip è relativamente breve, per questo motivo la band è ospite di un gruppo locale che chiuderà la serata, gli Zweisamkeit, la cui esibizione mi perdonerete se non la tratto in questo spazio vista la mia estraneità al genere.

La band chiude macinando le tempie con ulteriori battiti di tamburo uniti al tappeto psico-sonico generato dagli incessanti “strappi all’organo” (come accade in “Mangiati vivi” di Umberto Lenzi, vedere per credere). Scusate ma qui il pasticcio immagine-suono o il semplice osceno doppio senso ha una funzione veramente didascalica…

Presto, con l’esaurimento delle cassette, il formato del loro debutto volgerà al vinile; come se non bastasse, la band vende esclusivamente ai loro concerti un nuovo disco in formato Cd contenente otto nuovi pezzi, alcuni dei quali evidentemente proposti anche in questa sede. Io, tanto per ribadire il mio ritardo mentale, ho preso la cassetta e ho trascurato il nuovo disco…

Le notizie non sono finite: i due mi dicono anche di una qualche futura data con i temibili In Zaire, come del resto annunciano le loro pagine sociali. C’è da sperare.

Io non me li perdo.

Foto di Nunzio Lamonaca

Nunzio Lamonaca per Mag-Music

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