Umberto Palazzo – Canzoni della notte e della controra

Umberto Palazzo - Canzoni della notte e della controra

Umberto Palazzo - Canzoni della notte e della controraIl signor Cagliostro e il signor Casanova, giocano a dadi e fanno a pugni, in un vicolo che puzza di piscio e polvere da sparo, e si sono impigliati nel mio acchiappasogni…

Con molta probabilità, si può dire che la definizione più consona per un musicista come Umberto Palazzo sia quella di sopravvissuto. Questo perché è riuscito a uscire indenne da quei tortuosi passaggi attraversati soprattutto nel corso degli anni ’90, che l’hanno visto, tra un “La vita è facile”, un “’Sei na ru mo’no wa na’i” e successivamente un “Fiore dell’agave”, faccia a faccia con “cuori di puttane”, ubriachi, gorghi marini, lune viola e signori che dietro i loro occhiali scuri nascondono un continuo faccia a faccia con il proprio intelletto, magari con lo scopo di risolvere il mistero del posto delle cose da non trovare. Il tutto rappresentato dall’ottima musica del suo Santo Niente, peraltro non venuto meno a un cambio di line up. Ma anch’esso sopravvissuto, come il suo deus ex machina. In aggiunta a ciò, come ha continuato e continua a godere di ottima salute lui tanto ha visto la luce la sua versione spagnola, El Santo Nada, atta a divertirsi nel curiosare all’interno del mondo mariachi, allo stesso modo di quanto fecero i Calexico fino a un po’ di tempo fa.

Ma le cose non si sarebbero di certo fermate qui. Difatti adesso è arrivato il momento di scoprire le carte, di rivelare ufficialmente cos’è quel qualcosa la cui gestazione si è svolta fino a più di un anno fa. Ed è così che si rivelano al mondo le “Canzoni della notte e della controra“, primo ufficiale lavoro solista di Palazzo, presentato dallo stesso autore come un’opera pre-rock, ma considerabile anche come un disco di ieri scritto e composto oggi, o viceversa.

Non c’è acqua nel ruscello, non c’è acqua nel ruscello, nel letto asciutto, nel letto asciutto, giaci nel nylon del sudario, che fa mille stelle alla luce dei LED“.

Non potrebbe essere altrimenti per nove canzoni che brillano di tante riscoperte, tutte all’interno di un solo cd, che vanno dagli anni ’60 alla musica greca e orientale, dai film western fino alla tradizione partenopea, e persino basi metalliche di stampo neubauteniano, che occupano il posto della classica batteria, qui presente solo una volta. Con il contributo della dolce Sandra Ippoliti, della sexy Tying Tiffany, del promettente Luca D’Alberto e di un veterano come Gianluca Schiavon, Umberto Palazzo svolge al contempo il compito di un Nick Cave, di un Tom Waits (in minor misura) e dei suoi compaesani Vinicio Capossela e Ardecore. Cosa ancora più evidente quando si ode la risonanza nell’aria dei fischi morriconiani che fanno da contorno alla Metafisica, oppure i riverberi e gli echi dei riff di chitarre battenti in quel de La luce cinerea dei LED, come se agli occhi dei più passassero delle macchine sospese tra pozzanghere e polvere, in un selvaggio West tanto presente quanto passato, oppure nella conclusiva Acchiappasogni, puramente onirica, nel vero senso della parola.

Non che sia brutto qui, ma riguarda me, io vi amo maledetti, io vi amo tutti“.

Come del resto Cafè Chantant e Aloha sono identificabili come i punti d’incontro tra Napoli, un po’ di letteratura antica e forse, ma magari solo vagamente, anche Modugno. La luce del mattino, nel suo scorrere di tamburi forsennati, può essere la ballata ideale tra un duello e l’altro, con tintinnio di speroni annesso, mentre la strumentale La marcia dei basilischi è una chicca che non si esclude possa sfagiolare Daniele Sepe o gli ‘E Zezi di Pomigliano D’Arco.

Tutti questi elementi, in tutti i loro aspetti, permettono a “Canzoni della notte e della controra” di essere un lavoro completo, un pre-rock affascinante dove Palazzo dimostra di non essere mai in ritardo quando si tratta di immergersi tra un genere e l’altro. E il suo compito lo svolge in maniera molto, molto egregia, tanto quanto parecchi suoi colleghi.

Ho incontrato un demone e non aveva l’anima“.

La notte e la controra si rispecchiano profondamente in queste composizioni, ma forse anche il mattino non è da meno. Per un semplice “Aloha“? Chi può dirlo. Nel frattempo ogni tipo di visione è inevitabile.

Gustavo Tagliaferri

Umberto Palazzo - Canzoni della notte e della controraHo scritto una canzone che suonerò per te per darti i brividi dei giorni senza fine”. (Santo Niente – Luna viola)

Prima di dormire ascolto poca musica. Anzi, non ne ascolto proprio per paura di ritrovare il lettore mp3 in qualche posto sperduto del letto. Preferisco, quando la testa è vuota da pensieri, guardare un film. Solo di notte ci riesco ma essa porta, a volte, onde e onde di pensieri. Durante le mie vacanze, sul letto, fissavo il soffitto. “Soffitti sconosciuti”, direbbe qualcuno. Pensavo a me. Titolo: “La mia vita, il mio futuro, dove andrò a sbattere la testa”. Regia di Marco Gargiulo. Musiche di Umberto Palazzo con le sue “Canzoni della notte e della controra”.

Palazzo veste i panni di un ipotetico gatto, un gatto nero. O magari di un corvo, un “corvo torvo”. Sorvola la città, ci osserva, guarda le giornate spegnersi. Ma potrebbe anche essere, se suonasse il piano, uno di quei pianisti che, a notte fonda, intrattiene il pubblico con le sue struggenti storie d’amore, impregnate di alcool, in qualche pub.

“Canzoni della notte e della controra” è un disco notturno (ma va?), notturno come potrebbe essere “Dentro me” dei La Crus, “Ogni città avrà il tuo nome” dei disciolti Santa Sangre o, magari, la crepuscolare colonna sonora di Twin Peaks. Appena trentotto minuti (“Mi piace che gli album abbiano la durata classica del Long Playing, che è appunto intorno ai trentotto/quaranta minuti. Però trentotto mi piace di più”) per nove canzoni. Atmosfere solitarie per voce (ah proposito, collaborano con le loro voci Sandra Ippoliti e Tying Tiffany), minute note di chitarra ed effetti analogici. Umberto Palazzo ci racconta di poveri stupidi (Terzetto nella nebbia), di demoni senza anima (La luce cinerea dei led), di solitudine (Metafisica) e di profonda nostalgia (Aloha, ripescata dal terzo disco del Santo Niente). Storie insonni.

Acchiappasogni ci porge la buona notte, ci rimbocca le coperte, ci saluta con un bacio. Di fianco a noi, sul comodino, c’è una splendida e inquietante bambola chiamata Tying Tiffany. Si anima, ci osserva, ci sussurra dolci parole all’orecchio: “La notte, la notte è solo per noi”.

L’oscurità non è mai stata così affascinante.

Marco Gargiulo

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