MoRkObOt – Morbo

MoRkObOt - Morbo

MoRkObOt - MorboVive ancora la possibilità di immaginare lo spazio e il tempo in continuo movimento, due caratteristiche che costituiscono (anche) la zona più rumorosa della penisola. Sia se a rappresentarli sia il doom degli Ufomammut che il metal graffiante degli Ephel Duath o il cuore stoner dei Gandhi’s Gunn. Analogo discorso se a svolgere questo compito sono i fautori della mistura tra due bassi e una batteria, in ogni singolo istante dell’esistenza, per una missione di cui si sono fatti carico i possessori di questi strumenti, tre messaggeri alieni, dalla testa quadrangolare che fa loro da casco, i cui nomi in codice sono Lan, Lin e Len, già passati per tre volte da queste parti e con risultati apocalitticamente devastanti. La loro lingua è più di una, parlata in un solo modo, mediante un’unica via, quella suggerita dal loro mandante, conosciuto come MoRkObOt.

“MoRkObOt”, “Mostro” e “Morto” sono state le tre frasi di crescita dei nostri, tra formule magiche, deliri all’ennesima potenza e concentrati ridotti a un’unica traccia. “Morbo“, tecnicamente e stilisticamente parlando leggermente distante da questi, potrebbe essere visto come un tunnel dove i bassi, ritrovandosi faccia a faccia, si contorcono tra continui cambi di giri e accordi, in sincrono a una batteria mai priva di verve. Ma stavolta la sensazione fantascientifica che predominava in passato qui se la vede con l’aggiunta di un po’ d’azione, e questo è intuibile già ascoltando Ultramorth, traccia d’apertura che risponde ai connotati di cui sopra e ponte che conduce a Orkotomb, con un basso che assume sempre più la funzione di chitarra elettrica, ma in particolar modo con il duo OrbothordOktrombo, una corsa immaginaria tra le rotaie avente come punto di sbocco la zona tenebrosa.

Con Mor è l’apoteosi, la sensazione di perdita creata dal buio circostante con qualche sbocco di elettricità, gli sbalzi d’umore che a un certo punto arriveranno all’annichilimento, da cui poi prende vita Oktomorb, la canzone che si avvicina maggiormente a quanto fatto in precedenza, e al contempo l’ingresso nella parte tenebrosa di “Morbo”, il cui secondo movimento è allo stesso tempo quello che chiude l’opera. Obrom è la via di fuga, che si esente fino all’ultima nota di un basso sfrenato, fino al momento in cui prevale la luce. Un orrore tutto da gustare.

MoRkObOt non è solo materia, ma è anche ossa e nervi. E la parola, anzi, la musica di Lan, Lin e Len non è mai da sottovalutare. Se fossero queste le entità desiderose di conquistare il mondo, senza alcuna arma nociva a far loro compagnia, come nel caso di diverse sgradite presenze viventi, male non sarebbe permetterglielo. Con una musica come questa poi la convinzione aumenta.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *