33 ore – Ultimi errori del Novecento

Conosciamo tutti quello slogan recitante “Three is the Magic Number“. Uno slogan che non aveva tutti i torti, viste le peculiarità di un simile album. Trentatré minuti per undici canzoni, tutte firmate 33 ore, al secolo Marcello Petruzzi, che ha approfittato proprio di questi minuti per provare a tradurre in chiave blues delle canzoni nate pop, ovvero gli “Ultimi errori del Novecento“, che fanno da suo secondo lavoro in studio. Magagne che hanno a che fare con le sensazioni del proprio io (Primo polline, Non esco più), la terra dei sogni varcata di prima mattina (Dormire di giorno), il mondo femminile (Heyho!, Le donne belle, ispirata ad alcune lettere di Adriano Sofri scritte in carcere), l’ottimismo, il masochismo, il “felicismo”, il “facilismo” (Il più bello dei mondi possibili), quei personaggi che se non ci fossero bisognerebbe inventarli (Re di piume, Il vecchio Mario, con una leggerissima allusione a Monicelli). Tra una collaborazione e l’altra che fa da più di un semplice contorno (tra cui persino Emidio Clementi!), stupisce come Petruzzi stesso non abbia voluto venire meno al desiderio di cercare una dimensione talmente propria da essere difficile da descrivere in poche parole. I suoi sono “errori” troppo godibili perché siano dei semplici errori.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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