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Published on gennaio 3rd, 2012 | by Mag-Music

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Capitan Love – The Wasted Years of Capitan Love

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Sono tante le cose che accomunano quei personaggi stralunati che fanno sempre più capolino all’interno della musica, e non solo. Dedicarsi a determinate attività per diletto, avere la mente sempre brulicante d’idee, perdersi tra un sollazzo e l’altro, dopo essersi chiesti qual è la propria funzione, come direbbe il Franco Battiato dell’era “progressiva”. Ma anche far intendere a molti quel che si ha da dire servendosi subito di una semplice frase apparentemente nonsense, eppure con molto più senso di quanto si pensi.

When I Spoke With Cool People I Felt Like a Jannacci Song, I Am Not David Bowie But I’m Not a Fat Clown Too“.

Ecco, prendiamo in analisi questa frase, rintracciabile in A Cathartic Song, introduzione del disco su cui ci si sta per focalizzare. Nella sua singolarità già basterebbe per delineare il giusto identikit della simpatica creatura che l’ha pronunciata, che all’anagrafe fa Raniero Spinelli, ma si fa chiamare Capitan Love.

Potrebbe apparire facilmente agli occhi della maggior parte degli ascoltatori come un essere nato per caso, sotto forma di giocattolo vivente, un omino al timone della sua nave chiamata Piper, nome collegato non a caso a una delle sue influenze, un certo Syd Barrett, così come il sopracitato Duca Bianco e i Fab Four. Probabilissimo. Ma è proprio con gli occhi di uno di loro che Capitan Love fa capire che questi “anni gettati al vento”, come li definisce, visti dall’interno, non possono che essere l’esatto opposto, il tempo richiesto per la composizione di nove brani per un full-length.

Come conseguenza non può che esserci il respirare l’aria d’estate e di brit-pop nell’ondivaga Kitchen Flower, lo sbizzarrimento a suon di reminescenze disco portate ai giorni nostri, come quelle della title-track, mostrare il lato vivace e ingarbugliato della propria persona, talmente vivace e ingarbugliato da portare a un’esplosione di felicità (Blow Into the Sky), giocare nel verde che riserva sempre sorprese, e dove non può mai mancare “Lo stagno delle rane”, su cui scriverci magari una canzone. Non viene meno la visione di Ennio, sunto di un rapporto di coppia descritto da un bambino, e dove la partner di turno è Marzipan Marzipan, o la banda di paese che marcia d’improvviso in quello stesso verde, ma non dalle parti dello stagno, bensì da quelle del bosco (Rose). Ma se tutto fosse avvenuto all’interno di un unico sogno, fatto proprio mentre si era sdraiati sull’erba, respirando l’ambiente circostante (I Fall Down on the Grass)?

Sì e no. Capitan Love è pur sempre Capitan Love, e anche se le cose si fossero svolte in questo modo non si lascia sfuggire la malinconica conclusione del tempo trascorso (The Sky, Tonight), che fa da adeguato sottofondo allo sfumarsi, tutt’intorno, di una giornata. Trascorsa in modo tale da augurarsi di ripeterla di nuovo.

Anche i giocattoli hanno un cuore. E il suo è vivissimo.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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