Venus in Furs – Siamo pur sempre animali

Venus in Furs - Siamo pur sempre animali

Venus in Furs - Siamo pur sempre animaliFacciamo un attimo finta che i Velvet Underground esistano ancora. Se così fosse, non è da escludere che potrebbero chiedersi se vedere o meno nei Venus in Furs una loro cover band, visto il nome che portano. Si sbaglierebbero di grosso, perché si troverebbero di fronte ad un gruppo emergente che ha visto, come gli Zen Circus, i suoi natali a Pisa, e che ha scelto di realizzare la stessa prospettiva cara a loro vari amici concittadini: quella pregna di un po’ di sporco rock’n’roll.

Esattamente l’odore che inala da tutte le parti quello che è il loro attesissimo esordio, “Siamo pur sempre animali“, già dal titolo tutto un programma, pronto a rivendicare, in un mondo dove ha voce in capitolo anche l’istinto di sopravvivenza, il diritto di libertà all’interno di esso. Una frase come “Fa male, sì, male, sentirsi mangiare“, parte del loro biglietto da visita, rende benissimo l’idea, ed entra Nefasta in testa, come da titolo.

Ogni componente ha il suo asso della manica con il quale uscire allo scoperto: c’è Claudio Terreni, con una voce sospesa tra il sussurrio e le urla sguaiate che graffia, stordisce e lascia il segno, c’è Marco “Zorro” Doni, il cui basso non passa certamente inosservato, e poi c’è Giampiero Silvi, che potrebbe essere la versione maschile di Laura Masotto delle Maschere di Clara, ma con del prog in meno. Attitudini che sono sintetizzate nello scazzo di Io odio il mercoledì, nell’accusa alle strumentalizzazioni mediatiche di Ogni mattina un nuovo disastro, nella citazione ai Prozac+ di Chi rompe paga, nel rapporto con gli alcolici di Bevi, nella ricerca della felicità tipica di uno spirito “Naif”, nel quasi crossover anti-istituzioni corrotte di Cecilia e la famiglia, fino al puro blues che aleggia sulla loro terra di nascita, e non a caso suonato con Andrea Appino, Gianluca Bartolo del Pan del diavolo e Francesco Motta dei Criminal Jokers, In questa città. Dove può succedere qualunque cosa. Anche di quelle che finiscono con enormi soddisfazioni, subito dopo il verificarsi di un’esplosione di strumenti ingrananti. Tipo questo stesso album.

E non vedi che non posso, e non vedi che ho le pareti che mi corrono addosso se non pago come faccio io lo giuro, la prossima vita mi applico e spaccio!

“Siamo pur sempre animali” è una lunga attesa che è stata ripagata, un sano dito medio in faccia al conformismo e all’incapacità di riflettere che tanto vuole estendersi sempre più, a macchia d’olio, dentro questo paese. E una delle sorprese di fine anno.

Gustavo Tagliaferri

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