Intervista ai Cannibal Movie

cannibal movie

Tra le realtà più interessanti emerse dal panorama musicale italiano recente, senz’altro troviamo i Cannibal Movie. Una band, o meglio: un duo, formato dalla batteria di Gaspare Sammartano e l’organo di Donato Epiro. Ne abbiamo recensito l’ultimo lavoro, “Avorio“, che ci ha colpito assai positivamente. Abbiamo quindi raggiunto tempo fa Donato, che gentilmente ci ha concesso questa intervista.

Donato Epiro e Gaspare Sammartano, come vi siete incontrati?

Ci siamo incontrati qualche anno fa a un concerto e da allora ci siamo sempre tenuti d’occhio continuando però a seguire ognuno i propri progetti. Quando, quasi contemporaneamente, alcune delle situazioni in cui eravamo coinvolti sono pian piano andate chiudendosi, abbiamo pensato di provare a fare qualcosa insieme sapendo già che ci saremmo trovati perfettamente d’accordo sulle direzioni da esplorare e su come avremmo dovuto gestire i vari aspetti legati all’attività del gruppo. A quasi un anno di distanza, possiamo dirci più che soddisfatti: ci siamo divertiti ma abbiamo anche lavorato tanto, curando noi stessi ogni aspetto del progetto come registrazioni, promozione dell’album, visuals e booking. Ovviamente il supporto della Sound of Cobra è stato fondamentale; fra l’altro è stato proprio il nostro “Avorio” a inaugurare il catalogo dell’etichetta, che ormai è lanciatissima e non sbaglia un colpo (vedi Orfanado, Burial Hex, Expo ‘70, Hell Shovel…).

Da cosa nasce la scelta di suonare soltanto con organo e batteria?

Cercavamo un suono che fosse d’impatto senza essere rock in senso stretto, che si potesse aprire a soluzioni diverse, oscillando fra atmosfere cupe e ossessive e momenti sognanti, colorati e luminosi. L’unica idea precisa che avevamo in testa quando abbiamo cominciato era quella di avventurarci nella ricerca di un sound che fosse assolutamente personale e ovviamente la scelta di suonare con soli organo e batteria è stata fondamentale in questo senso: un vecchio Eko Tiger del ‘71 e un set di percussioni ridotto all’osso erano le uniche cose che avevamo a disposizione e ce le siamo fatte bastare. In realtà poi, anche se potrebbe non trasparire in maniera così immediata, dietro la definizione del nostro suono c’è anche un grandissimo sforzo, fosse soltanto per il dover combattere costantemente con una strumentazione che, avendo l’età che ha, è sempre un punto interrogativo in quanto a stabilità.

Quali sono le vostre singole esperienze e da quali modelli, se ci sono, si sono lasciate trasportare e trasformare?

Entrambi siamo attivi musicalmente da parecchi anni e abbiamo un bel po’ di esperienza alle spalle; ci siamo sempre occupati di musica a 360°, gestendo anche due piccole etichette (la Sturmundrugs e la Lemming Records) e organizzando concerti.

Il riferimento ai cannibal movie contiene in sé già buona parte di quelle che sono le nostre intenzioni. Il nostro, infatti, non vuole essere un semplice tributo a queste pellicole; cerchiamo piuttosto di fare tesoro della lezione regalataci da questi film che hanno saputo imporsi a livello internazionale come un fenomeno tutto italiano capace di saper inventare e rappresentare, in maniera del tutto originale e con un taglio particolarissimo, un immaginario nuovo in cui scenari esotici mozzafiato che fanno da sfondo a sequenze di violenza estrema diventano l’espediente per far incontrare e scontrare mondi lontani e diversi in maniera quasi inconciliabile. Noi, nel nostro piccolo, sulla scia di quei mitici registi e dei personaggi da loro immortalati, ci siamo lanciati in questa impresa, ardua ma eccitantissima, di rendere in musica questo senso di attrazione, paura, fascino e curiosità che l’uomo occidentale ha da sempre provato verso tutto ciò che è “altro”.

Donato, durante una nostra conversazione su Facebook, ho scoperto che hai cominciato a suonare l´organo proprio con i Cannibal Movie. Come definiresti il tuo approccio allo strumento?

Porsi in situazioni in cui non si è perfettamente a proprio agio aiuta ad allontanarsi da qualsiasi inibizione e spinge a rapportarsi allo strumento in maniera ancora più personale e diretta: se tutto va bene, da un approccio del genere, possono prendere forma creature interessanti o, almeno, curiose.

Negli ultimi anni, sempre più band hanno musicato, su commissione e non, degli storici film muti: i Massimo Volume con “La caduta di casa Usher” di Jean Epstein, i Giardini di Mirò con “Il fuoco” di Giovanni Pastrone, gli Ovo con “Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau… se aveste la possibilità di scegliere, quale opera vi piacerebbe sonorizzare?

Dimentichi i Satan Is My Brother con il loro “A Forest Dark” ispirato a “L’inferno” di Ligorio, Padovan e Bertolini del 1911!

Con i Cannibal Movie ci sentiremmo abbastanza a disagio di fronte a capolavori di questo tipo. Siamo più tipi da coccodrilli, sanguisughe, elicotteri Apache, belle indigene, e paludi infestate da piragna. Qualcosa tipo “Predator” farebbe sicuramente più al caso nostro…

“Avorio” è uscito per l´etichetta Sound of Cobra Records, una giovane label con sede in Germania. È stata loro l´idea di pubblicarlo in formato musicassetta? Uscirà anche in diverse edizioni?

Ricky della Sound of Cobra (nonché batterista dei meravigliosi In Zaire) ci ha proposto la pubblicazione di una musicassetta dopo aver ascoltato Django in rete e noi, qualche tempo dopo, eravamo già pronti con le altre quattro tracce che sono poi finite nel nostro album di debutto.

La ristampa del disco, in una nuova edizione in vinile, è prevista per i primi di febbraio. Noi non siamo già nella pelle!

Presenterete il disco, pardon, la musicassetta dal vivo?

Sicuro! Abbiamo da poco chiuso la prima parte del tour: una quindicina di concerti sparsi per tutta la penisola. Adesso ci prenderemo una pausa e ne approfitteremo per registrare nuovo materiale; riprenderemo, quindi, a marzo, dalla Toscana…e poi ancora al nord, in Puglia e molto probabilmente qualcosa anche fuori dall’Italia.

Per concludere, i vostri cinque film horror preferiti. Naturalmente, è vietato includere “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato.

In ordine sparso: “Zombi 2” (Lucio Fulci – 1979), “Suspiria” (Dario Argento – 1977), “La casa dalle finestre che ridono” (Pupi Avati – 1976), “Buio Omega” (Joe D’Amato – 1979), Il signore del male (John Carpenter – 1987).

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

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