I Break Horses – Hearts

Stoccolma con la neve dev’essere una meraviglia imperdibile se partorisce suggestioni come quelle generate dall’ascolto di “Hearts“, un disco febbrile coperto da una coltre candida. Questa piccola perla nordica – fra le più belle rivelazioni dell’anno appena trascorso – è, infatti, un fiabesco surrogato di psichedelia onirica, stratificazioni shoegaze e atmosfere post-rock scandite qua e là da richiami agli anni ottanta, come in Wired o nell’evocativa Pulse.

Dietro questo – ora morbido, ora vorticoso – muro sonoro si celano, col nome di I Break Horses, Fredrik Balck e Maria Lindén, un duo svedese figlio degli incontri casuali dell’era virtuale (galeotto pare sia stato un forum di elucubrazioni ipocondriache). Che sia un caso o meno, la caratteristica primaria dell’album sembra essere data da antitesi e connubio fra ossessività e impalpabilità, ipocondria riversata in musica ed esorcizzata; la prima traccia, Winter Beats, ad esempio, apre il disco contrapponendo a un motivo ripetuto insistentemente la voce della Lindén, rilassante ed eterea.

Un esperimento ben riuscito che dona agli I Break Horses il merito di essere riconoscibili nel grande calderone di band dream pop giornalmente sfornate dalla scena musicale internazionale. Un esperimento, inoltre, che getta le fondamenta e fa auspicare il meglio per una carriera appena nata e già sorprendente.

Annachiara Casimo per Mag-Music

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