Jacula – Pre Viam

Il signor Bartoccetti Antonio è un grande personaggio del prog italiano (mi scuso per la definizione odiosamente riduttiva), un puro, uno di quelli che non si sono mai sporcati le mani con il “commercio”, uno di quelli che vivono per la musica. Uno che dorme e sogna chitarre, moog e organi (e pure qualche teschio, che nel suo caso ci sta sempre bene), uno che la moglie (la signora Norton Doris) gli urla: “vieni a letto che è tardi!” e lui risponde: “altri dieci minuti, cara, non arrabbiarti, devo finire quel pezzo sulla monaca indemoniata”.

Questo è il signor Rex Antonius e, infatti, mentre la stragrande maggioranza dei suoi colleghi dell’epoca sono diventati brutti, rugosi, puzzolenti e litigano come cani arrabbiati per spartirsi i rimasugli del loro glorioso passato, lui è rimasto pimpante come quando era ventenne, indossa occhiali cazzuti e si mostra a petto nudo in una foto del booklet, come a dire: “mens sana in corpore sano, maledetti panzoni litigoni!”.

Panzoni che tornano sulle scene con dischi che fanno pietà e che servono solo per mettere insieme penosi tour appannaggio di vecchi fans rincoglioniti e giovani nostalgici di un passato che non hanno vissuto. Lui, giovane, bello, magro ci torna con un disco vitale, ispiratissimo, “forte”, un disco fatto perché DOVEVA essere fatto. Anzi, non si può neanche parlare di ritorno, visto che il signor Bartoccetti Antonio dalla musica non si era mai allontanato.

Jacula è bello, bellissimo perché non ha mai fatto parte del maledettissimo culturame di questo paese. Quel culturame che era comunista, impegnato, intelligentissimo, raffinatissimo, integratissimo, soprattutto quando fingeva (magnificamente) di essere radicale e anti-tutto. Quel culturame che tanto ci ha ammorbato quando era vivo e che tanto continua ad ammorbarci pure ora che è uno zombi fetente.

Quel culturame di cui sopra, quello dei ritornanti. Jacula non è mai stato uno da “compagni, dibattito!” o da festival pop. Jacula è un eremita. E, attenzione, non sto facendo un elogio all’individualismo anarchico come unica via (sono persino comunista, pensate un po’). Sto facendo un elogio alla coerenza, a un signore che fa musica perché la musica gli piace, perché non ne può fare a meno e non per mostrare qualcosa, raccattare qualcosa, ritornare a raccattare le briciole di quel qualcosa.

Jacula è bello, bellissimo perché non ha mai avuto né eleganza né senso della misura. Il signor Bartoccetti Antonio è uno che deborda, “tamarreggia”, che ti piazza tra un pezzo e l’altro terrificanti recitativi in latino che manco nel peggior film horror di serie Z. È uno che fa le copertine con gli scheletri, i cimiteri, i monaci incappucciati (il booklet di “Pre Viam” è una delle cose più meravigliosamente brutte che io abbia mai visto). È uno che ti racconta, serio serio, che ha registrato il disco in una chiesa sconsacrata in culo a una montagna della Transilvania. È uno che ti racconta che ha conosciuto una vera monaca indemoniata. Tutte cose che sicuramente facevano (avrebbero fatto, se lo avessero conosciuto) inorridire e ridacchiare i sobri, colti colleghi musicisti dell’epoca, quelli che poi, passata la moda del prog, rincorrevano le tendenze del momento, travestendosi da pop stars e da new wavers e trafficando con sintetizzatori e drum-machine, con certe espressioni smarrite che non so se ispiravano più tenerezza o voglia di prenderli a schiaffoni.

Il signor Rex Antonius è un ragazzino metallaro, un adolescente sognatore, uno stupendo provinciale, un meraviglioso tamarro. Il signor Bartoccetti è figlio di William Castle, cugino dei Cramps, fratello di José Mojica Marins.

Veniamo al disco.

Rexanthony (Bartoccetti figlio) crea meravigliose atmosfere, sospese tra esoterismi Ed Wood/Lucio Fulci e Grand Guignol alla Sam Raimi prima maniera. Tra raffinatezze minimaliste mertensiane e massimalismi adamsiani. Tra preghiere Messiaen-iche e assortite “volgarità” d’ispirazione techno, trance, house.

Rex (Bartoccetti padre) sfodera ispirati, sporchissimi riff, sublimi, acidi assoli e improvvise aperture “liriche” che ti fanno venir voglia di fare l’amore in un cimitero o al limite di farti una canna guardando un film di Renato Polselli.

Io concluderei dicendo che se non comprate questo cd siete scemi. Ho detto COMPRATE, non scaricate. A scaricare sono capaci tutti, per comprare bisogna essere veramente cazzuti e poi vi perdereste il meraviglioso libretto! Inoltre dovete essere consapevoli del fatto che se non lo comprate diventerete grassi e litigiosi.

Alberto Scotti per Mag-Music

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