Porcelain Raft – Strange Weekend

Ne avevamo sentito parlare già lo scorso anno grazie ai due EP “Fountain’s Head” e “Gone Blind”, che gettavano alcune coordinate davvero interessanti. Porcelain Raft è in realtà Mauro Remiddi (italiano, ma da dieci anni vive fuori, prima a Londra e poi negli States) e le varie testate internazionali d’informazione musicale, seguite dalla consueta e ancor più significativa carrellata di blog, hanno certamente plasmato un’atmosfera di forte attesa verso il disco d’esordio; attesa resa credibile da un paio di singoli che, in fin dei conti, non facevano che aumentarla. Dunque, “Strange Weekend” esce ora per la prestigiosa Secretly Canadian, mentre noi italiani restiamo a bocca asciutta nel vedere l’ennesimo caso d’esportazione andato a buon fine. Ma, in ogni caso, il seguito e l’hype sviluppatisi sono decisamente meritati.

Remiddi riesce a piazzarsi in un filone, quello del dream pop virato bedroom (da cameretta), né troppo chic, né troppo “privato” da essere magari sorvolato o mal capito. La sua è una formula varia e ricca di dettagli, ma nello stesso tempo genuina e pop. Un pop adagiato su un perenne manto d’emozione, soprattutto quando a farsi avanti sono veri e propri brani strappa lacrima come Unless You Speak From You Heart, Backwords o la conclusiva The Way In. È proprio quest’ultima che, più di tutte, fa notare come Remiddi ami partire da un’impostazione chitarra-voce per poi arricchire il tutto con un incrociarsi frettoloso di beat (mai troppo timidi né azzardati), synth e chitarre riverberati. Sempre con un laissez-faire che riesce benissimo nel probabile intento di creare un mood confuso e scosso: nessuna particolare cura nel dettagliare, tutto viene gettato in un immaginario calderone e via di questo passo, tanto da creare una sorta di shoegaze dalle tinte deboli e impalpabili. Ma se i momenti toccanti e passionali raggiungono la vetta e risultano essere il vero punto forte, non si può evitare di apprezzare anche quelli sicuramente sensibili, ma magari vagamente dance (Drifting In and Out, il singolo Put Me to Sleep) o un tocco più spensierati (Shapeless & Gone).

Al pari di quell’altro italiano fuggito, Banjo or Freakout, Porcelain Raft rappresenta al tempo stesso speranza e desolazione. Ma soprattutto il suo “Strange Weekend” è uno di quegli album che, anche dopo due soli ascolti, ti dichiarano il loro amore, e tu non puoi che ricambiarlo. Non lo so, a me sembra la copia confusa (sotto sotto figa) e moderna di East River Pipe e (quei pochi) simili, anche se il tocco classico resta una costante di tutti e dieci i brani. Ed è proprio quest’ultimo (a volte quasi lennoniano, pensate un po’) che, attraverso trame caotiche e passaggi di chitarra o synth quasi chiassosi, calza a pennello con un’emotività (leggi amabile sofferenza) che non può che affascinare dal primo all’ultimo secondo d’azione.

Davide Ingrosso per Mag-Music

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