One Way Ticket + Giorgio Canali – MOMArt, Adelfia 03/02/12

Venerdì 3 febbraio, in occasione del primo dei quattro appuntamenti previsti per la rassegna Unplacked (neologismo figlio della crasi tra unpacked – non impacchettato e unplugged – acustico) il MOMArt di Adelfia (BA) è stato per una sera teatro di una felice convergenza tra due differenti generazioni del rock italiano: quella “emergente” qui rappresentata dagli One Way Ticket (prima delle quattro produzioni pugliesi che questa rassegna si propone di sostenere) e quella dei “veterani”, quelli che la storia del rock del nostro paese l’hanno scritta girandolo in lungo e in largo, magari a bordo di più di un’esperienza musicale: un identikit che sembra appunto adattarsi in maniera particolare a una figura come quella di Giorgio Canali, storico chitarrista dei CCCP Fedeli alla linea, CSI, PGR e oggi avviato in una fortunata carriera da solista. La qual cosa non gli ha, però, mai impedito negli anni di collaborare con svariate realtà musicali (emergenti e non) del nostro paese, dando prova di un’invincibile attitudine all’interazione e alla condivisione della sua arte.

Nella raccolta (ma non per questo meno accogliente) cornice del MOMArt il chitarrista di Predappio ha dato ancora una volta un saggio di questa sua peculiare inclinazione agendo da vero e proprio mentore degli One Way Ticket: dapprima intervenendo alla breve presentazione del loro nuovo disco “L’infezione”, per poi irrompere nel bel mezzo dell’esibizione del gruppo barese con le sonore deflagrazioni della sua “chitarra disturbata” (così abbiamo imparato a chiamarla e amarla dai tempi in cui si accompagnava a Ferretti e compagni). Il rock cantautorale degli One Way Ticket, essenziale, brutale e diretto tanto nelle musiche quanto nei testi non poteva che venire esaltato dal supporto di chi, come Giorgio Canali, su basi come queste ha fondato un’intera poetica rock. Dopo il set al fianco degli One Way Ticket, il rocker emiliano ha poi preso la guida di una formazione che – vale la pena sottolinearlo – non aveva fino a quel momento mai condiviso il palco, neanche per una sola sessione di prove, causa il maltempo che aveva portato Giorgio Canali in Puglia solo pochi minuti prima dell’inizio del concerto. La qualità della performance non ne ha però in alcun modo risentito, anzi: se possibile, ne ha persino guadagnato in vigore e spontaneità. Particolarmente degne di nota, da questo punto di vista, le potenti e incisive versioni di Lezioni di poesia e Nostra signora della dinamite (tratte dall’omonimo e sin qui penultimo album in studio (2009) di Giorgio Canali) impreziosite dall’intarsio fra il timbro grave del rocker di Predappio e quello di segno renghiano (d’era Timoria, s’intende) del frontman degli One Way Ticket Morris Maremonti. Sempre dal medesimo album, il disincanto e la trasognata dolenza della jannacciana Nuvole senza Messico, proposta da Canali (che per una discreta parte del concerto ha agito come unico mattatore) in una scarna ma efficace versione chitarra e voce. Chi si attendeva una scaletta pullulante di brani del recentissimo “Rojo”, uscito a fine agosto 2011, si è dovuto accontentare del ruvido romanticismo de La solita tempesta, anche questa in versione chitarra e voce, di tanto in tanto impreziosita da radi ricami di armonica.  Del resto, data la dimensione prevalentemente semiacustica del concerto, Canali non poteva che privilegiare il materiale proveniente da un album dai toni e dai contenuti decisamente più intimistici rispetto a quel “Rojo” che aveva segnato un ritorno a quelle tematiche più esplicitamente socio-politiche a lui particolarmente care. Tuttavia, i tanti fan che il chitarrista di Predappio può vantare in Terra di Bari avranno ben presto l’opportunità di godersi una resa dal vivo di quest’ultimo lavoro, giacché Canali tornerà da quelle parti il 24 aprile (precisamente all’Oasi San Martino, ad Acquaviva delle Fonti) accompagnato dalla sua band di sempre, i Rossofuoco. Non che senza l’apporto di questi ultimi il canto dell’ex chitarrista dei CSI sia risuonato meno incendiario e abrasivo che d’abitudine: laddove non erano gli One Way Ticket a svolgere questo compito in maniera più che egregia, è bastata la splendida solitudine di Giorgio Canali, avvinto alla sua Les Paul a regalarci perle come l’immancabile e sempre suggestiva Rossocome, ormai da tempo cavallo di battaglia delle sue esibizioni live, proposta in quest’occasione in una veste decisamente dilatata e rallentata rispetto all’originale; con l’esile potenza di un arrangiamento parco, scarnificato fino all’osso, quasi a voler liberare d’ogni orpello le liriche per poterle più agilmente scagliare in tutta la loro durezza contro un bersaglio ben preciso: la borghesia piccola piccola dei tanti, troppi benpensanti che ci capita (come la stessa canzone ci racconta) di incontrare a ogni angolo di strada. A parere di chi scrive, il concerto ha raggiunto il suo zenit proprio durante la cavalcata elettrica e cadenzata di Rossocome, inarrestabile nel suo climax ascendente fino al liberatorio “fatevi fottere” del refrain, diventato negli anni grido di battaglia di Canali (e non solo: gli Zen Circus lo citano apertamente in La democrazia semplicemente non funziona del loro ultimo disco) nonché titolo della sua recentissima biografia.

L’auspicio, per quanti hanno a cuore non solo le sorti del Nostro ma anche quelle del rock italiano in genere, è che questa si arricchisca al più presto di nuovi diamanti: grezzi, ma proprio per questo puramente rock.

Foto di Luigi Iacobellis

Luigi Iacobellis per Mag-Music

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