Misfits – The Devil’s Rain

La band horror punk per eccellenza, l’unico sottilissimo filo di Arianna che unisce punkettari e metallari a dispetto della loro stradaiuola diatriba a suon di pellame borchiato e chitarre distorte. Formazione perennemente in aggiornamento quella dei Misfits, unico componente fisso il frontman nonchè bassista Jerry Only. Ne sono passate di creste sotto i ponti da quando quest’ultimo assieme a Glenn Danzig (che successivamente, nel 1987, ha formato gli omonimi Danzig), faceva pogare i “disadattati” di mezzo mondo al suono di All Hell Breaks Loose, Green Hell o Die, Die My Darling… i tempi sono cambiati. L’evidente chierica da frate pre finestra di pensionamento fa capolino tra la matita sotto gli occhi e il ciuffone copyright sullo stesso Only. Ma chi ha venduto l’anima a belzebù per una vita di eccessi diventando una rockstar se ne infischia altamente del rigore di mezza età. Se sei un musicista dannato (beato chi può!) devi dimenarti a suon di rock ‘n’ roll grattugia asfalto (o punk come dir si voglia) sino alle soglie degli anta e oltre. Ma c’è un limite a tutto.

Da più di quindici anni a questa parte i Misfits (che oramai potremmo tranquillamente definire la Jerry Only’s Band) si ostinano a riproporci i soliti motivetti ma con una qualità che di volta in volta sprofonda sempre più verso il baratro. É questo il caso di “The Devil’s Rain”. Un album che non si discosta minimamente dalla ridondante ricetta punk che il frontman cerca di propinarci dalla seconda metà degli anni ’90 a oggi. Come se musicalmente (ovviamente non da un punto di visto qualitativo, né di presenza scenica) ci si sia fermati ai tempi migliori, alla formula che conta… ma solo a livello pentagrammatico non esaltatevi, anzi forse manco quello.  Il resto è tutto caglio. La voce di Only che tende verso il rock ‘n’ roll cadillacaro è roba per stomaci forti. Unica nota di merito in quest’album risiede nella presenza nella band di un altro grande Capo Wakan del punk terrestre, ovverosia Dez Cadena dei Black Flag. Ma ritorniamo all’ultima fatica (inutile e tranquillamente evitabile) di Only and Company. A un primo acchito aurale ricorda vagamente “Famous Monster” del 1995. Ma all’epoca almeno dal vivo mantenevano ancora un certo “decoro” crestato. Ascoltato il primo pezzo, li hai ascoltati tutti in pratica. Un simil-trambusto monocorde come pochi. Gli unici due pezzi degni di nota sono Dark Shadow e Jack the Ripper.  Per il resto solite ambientazioni dark make-up adolescenziali come da canovaccio degne di un horror di serie B, riff pigri e ostinatamente ripetitivi senza nessuna possibilità di vederci un minimo (almeno) di mediocrità e tanto punk, ma non di quello sporco, cattivo (sul serio) e putrido come piace a noi ma quello che si basa sulle glorie passate e che si cristallizza da una quindicina d’anni a questa parte in un quadro qualitativo progressivamente sempre più scadente.  Su Crimson Ghost (il logo dei Misfits) ci andrebbe bene una bella lacrima a mò di Pierrot. È davvero sconfortante attribuire queste note a un gruppo che nonostante le scissioni interne con tanto di carte bollate (caso Danzig su tutti) abbia influenzato una caterva di gruppi (Cradle of Filth e Metallica di Cliff Burton su tutti) a causa di certi LP-marchetta.

Ai neofiti dei Misfits dico di ascoltare il live “Evillive” e l’album in studio “Earth A.D.”, ovvero quello subito prima del loro precoce scioglimento. In conclusione dico: “Don’t Try This at Home“, ovverosia, non provatelo a casa… quest’album.

Giacomo Andrea Cramarossa per Mag-Music

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